Vasco Rossi, Siamo qui. Testo e significato della nuova canzone di Vasco

Testo e significato di “Siamo qui”, il singolo di Vasco Rossi che dà il titolo all’album. Un brano semplice, diretto e toccante.

Siamo qui” è il singolo di Vasco Rossi che anticipa l’uscita del suo album omonimo. Il testo del brano, come ha detto lo stesso Vasco, è ispirato da letture filosofiche e psicoanalitiche. Il testo, solo in apparenza semplice, nasconde quindi tematiche profonde che riguardano tutti noi.

“Siamo qui” è anche una canzone d’amore, inteso come amore universale verso tutti gli esseri umani. Ci parla delle nostre fragilità e delle difficoltà che affrontiamo nel mondo e nella vita. Ma prima di vedere meglio qual è il significato di “Siamo qui”, ascoltiamo la canzone!

Vasco Rossi – Siamo qui. Video canzone

Vasco Rossi – Siamo qui. Testo della canzone

Siamo qui, pieni di guai
A nascondere quello che sei dentro quello che hai
Ma com’è, ma cos’è, ma dov’è?

Siamo qui, soli e delusi
A confondere quello che sei dentro quello che usi
Ma com’è, ma cos’è?

Puoi rispondermi, puoi rispondermi
O vuoi nasconderti?
O vuoi proteggerti?

E quando non lo sai neanche perché lo fai
Ti basta piangere oppure ridere
E quando non si può, quando ti dico no
Ti vuoi nascondere, ti vuoi proteggere

Siamo qui, poveri eroi
A difendere quello che poi non dipende da noi
Ma lo sai, ma lo sai

Puoi rispondermi, puoi rispondermi
O ti preoccupi?
O vuoi nasconderti?

E quando non lo sai neanche perché lo fai
Ti basta ridere oppure piangere
E quando non si può, quando ti dico no
Ti vuoi nascondere, ti vuoi proteggere

Non rispondermi, no, non rispondermi
Puoi proteggerti, puoi nasconderti

Vasco Rossi – Siamo qui: significato del testo

Presentando il brano, Vasco Rossi ha spiegato che il titolo avrebbe dovuto essere “Siamo qui pieni di guai”. «Ma poi mi hanno convinto a cambiarlo. L’ho scritto prima della pandemia ed è una canzone d’amore sulla condizione umana. E’ la più intensa dell’album, che è costruito intorno».

Vasco Rossi ha inoltre spiegato da dove gli è nata l’ispirazione per il testo:
«Siamo qui, pieni di guai… Sono i guai dell’essere “gettati in questo mondo”.
In quanto è, l’uomo è stato gettato nel mondo, cioè non si è messo da sé nella condizione di esistere in questo o quel mondo. In sostanza, l’uomo non viene prima della sua esistenza: egli vi è gettato; non può risalire a prima del fatto che c’è, non può essere la causa di sé. (Heidegger)
Sono stato ispirato nello scrivere da Lacan.
Ho letto “Desiderio, godimento e soggettivazione” di Massimo Recalcati e mi si è aperto un mondo. La psicoanalisi è la mia vecchia passione, la coltivavo già da quando ero giovane, avrei voluto studiare psicologia, anzi per due anni l’ho proprio studiata. Avrei voluto fare lo psicoanalista…»

E parlando sia di questa che delle altre canzoni dell’album aggiunge: «In queste canzoni ci sono le mie consapevolezze, che non consolano, ma dalle quali non si torna indietro. Credo che i nostri guai siano esistenziali, pensiamo di essere quello che abbiamo. Ci sentiamo soli e delusi e siamo soverchiati dalla tecnica, che sta sfruttando le nostre debolezze, rabbie, aggressività per diventare sempre più potente. Io sono succube della tecnologia: porto gli smart glass, ma non ci faccio foto all’insaputa dagli altri».

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«Sono anche diventato dipendente dai social: la mattina guardo Instagram e imparo tante cose. Questo comincia a essere preoccupante, perché ognuno crede a quello che vuole, come quelli che pensano che la Terra sia piatta. I social non so dove ci porteranno, per ora ci hanno portato tanta confusione. Comunque sono l’unico influencer che lo fa gratis. Negli anni ’80 mi avrebbero massacrato anche se avessi fatto la pubblicità dei Pavesini».

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