Pensioni: tutte le promesse dei partiti per le elezioni

Pensioni, modifiche alla Legge Fornero, quota 41, opzione donna e aumento minime. Quali sono le promesse elettorali dei partiti sulla riforma pensione. Eccole tutte.

Pensioni, alle elezioni tutti i partiti promettono di cambiare il sistema pensionistico italiano, introducendo nuove forme di flessibilità in uscita per superare la Legge Fornero. Ma c’è anche chi ipotizza un consistente aumento delle pensioni minime.

Pensioni elezioniFacciamo allora il punto della situazione in questo articolo, con l’elenco delle proposte delle coalizioni che si candidano a guidare il paese.

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Pensioni anticipate, le nuove promesse dei partiti

I pensionati e i lavoratori che ambiscono ad andare in pensione, rappresentano una fetta maggioritaria degli elettori in Italia, per questo le forze politiche sono molto attente su questo tema. Ogni partito ha proposto la sua “ricetta” per introdurre nuovi scivoli pensionistici, ecco in sintesi di cosa si tratta.

La Lega di Matteo Salvini insiste per la cancellazione della Legge Fornero (in pensione a 67 anni) e l’introduzione di quota 41 per tutti i lavoratori. Con questa misura si andrebbe in pensione con 41 di contributi versati a prescindere dall’età anagrafica. Ma secondo l’Inps la misura costerebbe 18 miliardi di euro in 3 anni.

Il Partito Democratico e la coalizione di centrosinistra, non hanno ancora avanzato proposte chiare. Tuttavia puntano a rafforzare e prorogare Opzione Donna e Ape Sociale (scivoli già attualmente in vigore per lasciare anticipatamente il lavoro) come confermato dal ministro del lavoro Orlando.

Il movimento 5 Stelle propone di andare in pensione anticipata a 63 anni con il contributivo e aggiungere la parte retributiva al raggiungimento dei 67 anni. Soluzione che secondo il presidente Inps Tridico costerebbe 2,5 miliardi in più all’inizio, ma garantirebbe risparmi nel medio-lungo periodo.

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Pensioni minime a 1.000 euro, ultime news

Non solo ipotesi per la pensione anticipata, ma durante la campagna elettorale in corso alcuni partiti hanno proposto pure l’aumento delle pensioni minime. A partire da Forza Italia, che con il suo leader Silvio Berlusconi ha ipotizzato di innalzare gli assegni minimi a 1.000 euro al mese. Questo perché molti pensionati percepiscono anche meno di 750 euro in alcuni casi. Secondo gli analisti però una misura del genere potrebbe costare 18 miliardi al bilancio pubblico.

Anche Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni propone l’aumento delle pensioni minime, recuperando risorse con la cancellazione del reddito di cittadinanza. Tuttavia il sussidio introdotto dal M5S nel 2021 è costato circa 9 miliardi di euro allo Stato, quindi resterebbero da trovare ulteriori coperture economiche.

Età per andare in pensione e riforma 2023

Abbiamo visto le proposte avanzate dalle varie coalizioni. Tuttavia si tratta di promesse da campagna elettorale al momento, bisognerà poi vedere nei fatti se quando si formerà il nuovo governo potranno essere mantenute. Ricordiamo infatti che per adottare una di queste ipotesi è necessario intervenire con la riforma pensioni, che in base alle misure scelte potrebbe avere un costo alto per le casse dello stato.

Ma visto che i tempi sono stretti, a causa del voto del 25 settembre 2022 e del seguente periodo necessario per formare un nuovo esecutivo, è molto probabile che un tema così complesso venga rimandato ancora una volta. Quindi l’ipotesi più verosimile è che tutte le promesse viste fin qui possano essere eventualmente messe in pratica dal nuovo esecutivo all’interno della legge di bilancio 2023. Insomma, fra un anno, sempre ammesso di trovare le risorse necessarie per attuarle senza compromettere i conti pubblici.

Infine, ci sono alcune coalizioni politiche che non si sono ancora espresse sul tema delle pensioni. Quindi aggiorneremo questo articolo appena ci saranno ulteriori novità, vi consigliamo di tornare spesso per conosce le ultime sulla pensione.

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