Pensioni 2022. Le tre possibili soluzioni

Pensioni 2022 e riforma. Le 3 soluzioni del governo per la pensione anticipata. Ecco quanti anni di contributi servono caso per caso.

Pensioni 2022 – L’incontro fra governo e sindacati ha gettato le basi per lavorare sulla riforma del sistema pensionistico. Gli incontri che si terranno anche nei prossimi mesi dovrebbero portare nuove forme di flessibilità in uscita dal lavoro, a partire dal 2023. Il governo ha già ipotizzato 3 diverse soluzioni da cui partire, tutte legate al calcolo contributivo dell’assegno.

Pensioni 2022 le 3 soluzioni

Analizziamo allora caso per caso quanti anni ci vorrebbero per l’accesso alla pensione anticipata, in base alle ultime news.

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Pensioni anticipate a 64 anni e 20 di contributi

Questa prima ipotesi, permetterebbe di lasciare in anticipo il lavoro al raggiungimento dei 64 anni di età e almeno 20 di contributi versati.

Tuttavia bisognerebbe accettare il ricalcolo dell’assegno interamente con il metodo contributivo. Per coloro che sono nel sistema misto (parte retributivo e parte contributivo) questo comporterebbe un taglio all’assegno. La riduzione sarebbe tanto più alta quanto minori i contributi versati fino al momento del pensionamento.

Pensione a 63 anni, ultime news

La seconda soluzione permetterebbe di uscire a 63 anni, sfruttando una delle ipotesi già filtrate nelle scorse settimane. Si tratta della proposta del presidente Inps, che prevede due quote per la pensione anticipata a 63 anni con 20 di contributi. In questo caso la quota contributiva verrebbe versata a 63 anni di età, mentre quella retributiva al raggiungimento dei 67.

Ma attenzione perché anche la Lega, uno dei partiti che sostiene il governo Draghi, ha avanzato una proposta per l’uscita anticipata a questa età. Si tratta di una sorta di quota 104, che si formerebbe rispettando i seguenti requisiti: 63 anni e 41 di contributi.

In pensione a 62 anni con 25 di contributi

L’ultima opzione del governo prevede un’età pensionabile minore, ovvero 62 anni e 25 di contributi, per garantire maggiore flessibilità in uscita dal lavoro. In questo caso ad una soglia anagrafica inferiore verrebbe affiancato un requisito contributivo più elevato.

Così verrebbe in parte accolta la richiesta dei sindacati di consentire il prepensionamento già a 62 anni. Tuttavia anche qui il trattamento pensionistico sarebbe calcolato per intero con il metodo contributivo. Quindi di importo molto più basso rispetto alla pensione raggiungibile lavorando fino a 67 anni.

Riforma pensioni 2022, le ultime di oggi

Abbiamo visto come funzionano le 3 soluzioni del governo Draghi sulla riforma pensioni. Tutte rispettano la logica di fondo, ovvero garantire flessibilità in uscita dal lavoro, senza però pesare troppo sulle casse dello stato. Ovviamente però dal confronto i sindacati proveranno ad ottenere condizioni migliori, visto che siamo ancora nel campo delle ipotesi.

Nel frattempo i rappresentati delle parti sociali chiedono di intervenire già da ora nella manovra 2022, attualmente all’esame del Parlamento. Questo tramite l’allargamento delle mansioni gravose per l’accesso all’Ape Sociale. In alternativa con l’abbassamento degli anni di contributi necessari per accedervi, dai 36 attuali a 30.

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