Le 15 canzoni rap americane più belle di sempre

Le migliori canzoni rap americane della storia. Un tuffo nel genere musicale che, in pochi anni, ha conquistato il mondo. Le 15 canzoni più belle

Le canzoni rap stanno segnando la musica degli ultimi anni e – sempre più spesso – monopolizzano i primi posti delle classifiche di mezzo mondo. Questo fenomeno è ancora più forte in America, la patria dell’hip hop.

A New York, infatti, nell’agosto del 1973, Dj Kool Herc gettò le basi del moderno rap che, in poco tempo, divenne il genere di riferimento di un’intera generazione, soprattutto di afroamericani. Le canzoni hip hop iniziarono ad essere suonate alle feste e poi in radio, promuovendone la diffusione mainstream.

Dal 1973 a oggi, sono tanti gli artisti che hanno contribuito a fare del rap il genere musicale più ascoltato al mondo. Ci scusiamo, quindi, con tanti nomi illustri che non troveranno spazio nella nostra classifica delle 15 canzoni rap americane più belle di sempre: KRS-One, i Public Enemy, Snoop Dogg, 50 Cent, Nicki Minaj, i Migos.

E ancora: l’Ice Cube di No Vaseline, il Lil Wayne di Lollipo, il Childish Gambino di This is America, il Drake di God’s Plan, l’Asap Rocky di Praise The Lord. La lista è davvero infinita.

Per scoprire, invece, chi si è conquistato un sudato posto nella nostra classifica, non vi resta che leggere quali sono – secondo noi – le 15 canzoni rap americane più belle di sempre.

Canzoni rap americane, le più belle e famose di sempre

The Message – Grandmaster Flash and the Furious Five (1982)

Forse il primo esempio di conscious rap della storia. In un momento in cui le canzoni hip hop venivano scritte esclusivamente per ballare nei bar e nei locali di tendenza, Grandmaster Flash and the Furious Five pubblicarono un singolo in cui denunciavano i problemi del ghetto e della comunità afroamericana. Una hit che – con il suo spietato cinismo – ti colpisce come un pugno allo stomaco.

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Walk This Way – Run-D.M.C. ft. Aerosmith (1986)

Il brano che per primo portò il rap a diventare realmente popolare e mainstream. L’agente dei Run-D.M.C., Rick Rubin, convinse il duo hip hop a collaborare con gli Aerosmith per un remix di Walk This Way: la riedizione fu un successo così clamoroso che oggi è più conosciuta dell’originale. Per la prima volta, il rap guardò alla pari il rock, il genere di riferimento dell’epoca. Un boom certificato anche dalle classifiche: Walk This Way fu la prima canzone rap a entrare nella top 5 di Billboard. Una hit che ha davvero segnato la storia dell’hip hop.

Fuck tha Police – N.W.A. (1988)

La canzone simbolo di una generazione e della protesta contro la brutalità della polizia di Los Angeles: una stagione che culminò, nel 1991, col famoso pestaggio del tassista afroamericano Rodney King. In Fuck tha Police, gli N.W.A. (acronimo di Niggaz With Attitude) fingono un processo contro le forze dell’ordine della città, con Dr. Dre nel ruolo di giudice. Il manifesto di uno dei gruppi hip hop più influenti di sempre.

Juicy – The Notorious B.I.G. (1994)

Il primo singolo dell’album di debutto di Biggie Smalls, Ready to Die. E quando ti presenti così alla scena hip hop, tutti sanno che diventerai uno dei più grandi della storia. Juicy racconta la scalata di Notorious B.I.G. da piccolo spacciatore del ghetto a rapper ricco e famoso. Nella sua ascesa non c’è solo il successo di un artista afroamericano che ce l’ha fatta, ma anche il racconto di come il rap sia diventato ormai il genere musicale più popolare.

Changes – Tupac Shakur (1998)

L’altro colosso dell’hip hop americano degli anni ’90 entra in classifica con Changes, canzone dell’album postumo Greatest Hits. Qui Tupac Shakur, forse il rapper più conosciuto di sempre, dà sfogo a tutto il suo talento tratteggiando senza comodi abbellimenti la vita del ghetto. Una hit indirizzata alla “sua” gente, la comunità afroamericana, a cui chiede dei “cambiamenti“. Il testamento di un genio della musica.

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Ms. Jackson – OutKast (2000)

Canzone vincitrice del Grammy Awards del 2002 come migliore interpretazione rap di un duo o di un gruppo. Ms. Jackson degli OutKast affronta i problemi legati alla rottura e alla separazione di una coppia con un figlio: un’esperienza che aveva segnato uno dei due rapper, André 3000. Il titolo, infatti, è un riferimento alla madre della cantante Erykah Badu, sua ex fidanzata e madre di suo figlio Seven. Una spiacevole situazione familiare che, però, ci ha regalato un capolavoro come questo.

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Work It – Missy Elliott (2002)

In un mondo prevalentemente maschile, Missy Elliott è riuscita a scalare gerarchie e classifiche: nel 2002, Work It rimase dieci settimane al numero 2 di Billboard, dietro soltanto a una pietra miliare della cultura hip hop, Lose Yourself di Eminem. In questa canzone, la regina del rap affronta temi relativi alla sessualità, fra riferimenti bollenti e . La femminilità al potere.

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I Can – Nas (2003)

Spesso l’hip hop viene identificato come un genere che parla soltanto di criminalità, droga e armi. Niente di più sbagliato. Perché lo diciamo? Ascoltate questo capolavoro di Nas in cui il rapper indica alle nuove generazioni la via più giusta per affermarsi attraverso lo studio e il duro lavoro. Il tutto arricchito da un campionamento del Per Elisa di Beethoven. Davvero uno dei brani cardine per ogni amante del rap.

Mockingbird – Eminem (2004)

Eminem è noto per essere uno dei rapper più controversi – oltre che talentuosi – di sempre. In questo singolo, però, l’artista di Detroit ci prende per mano e ci mostra il suo lato più intimo. Mentre nella videoclip scorrono immagini della sua vita familiare, Eminem rappa sulle iniziali difficoltà economiche, sui problemi di tossicodipendenza dell’ex moglie Kim e sul divorzio con quest’ultima. Una canzone dedicata alle figlie Hailie e Laine, a cui chiede scusa per tutto quello hanno dovuto passare. Ancora sicuri che il rap sia un genere da gangster?

The Heart Gently Weeps – Wu-Tang Clan (2007)

Uno dei collettivi hip hop più significati della storia che rappa sopra un campione di While My Guitar Gently Weeps dei Beatles. Cosa volete di più? Ah, alle chitarre ci sono John Frusciante dei Red Hot Chili Peppers e Dhani Harrison, figlio del chitarrista dei Beatles George Harrison. Un omaggio davvero senza tempo in cui il rapper RZA e compagni non sfigurano davanti a dei mostri sacri della musica mondiale.

Stronger – Kayne West (2007)

Vero genio dell’hip hop che – da produttore come da rapper – ha cambiato la storia di questo genere: di Kayne West ne nasce uno (forse) ogni cento anni. Se tutti gli riconoscono un talento senza pari, la valutazione sulla sua figura viene a volte distorta dalla sua controversa personalità, aggravata da un problema di bipolarismo. Lasciamo stare, quindi, le aspirazioni alla presidenza degli Stati Uniti e godiamoci la sua musica e Stronger, la più famosa hit del suo terzo album in studio, Graduation, con un campionamento di Hard, Better, Faster, Stronger del duo francese dei Daft Punk. Kayne West, il rapper che ha cambiato le regole di questo gioco.

Empire State of Mind – Jay-Z ft. Alicia Keys (2009)

Un inno alla città natale dei due artisti, New York. Empire State of Mind è stata presentata durante il concerto di beneficenza Answer the Call nello storico Madison Square Garden ed è stata la prima canzone di Jay-Z, un rapper che si intende di record e successi, in vetta alla classifica di Billboard. Il titolo è un omaggio a un’altra perla dell’hip hop, la New York State of Mind di Nas.

Alright – Kendrick Lamar (2015)

L’hip hop che diventa arte. D’altronde, parliamo di un rapper che ha vinto il premio Pulitzer e che, con Alright, ha scritto quello che è stato definito il “moderno inno nazionale nero“. Con straordinaria lucidità, Kendrick Lamar mette in dubbio che gli Stati Uniti abbiano fatto progressi nella lotta al razzismo e denuncia gli abusi della polizia contro gli afroamericani, il tema che sta spaccando anche oggi la società americana (tanto che Alright è stata la colonna sonora di molte marce di protesta del Black Lives Matter). La canzone simbolo di una generazione stanca di piangersi addosso in disparte e che vuole veder migliorata la propria condizione sociale.

Sad! – XXXTentacion (2018)

Avrebbe potuto essere uno dei rapper più talentuosi della sua generazione. Avrebbe potuto, sì, ma purtroppo non lo sarà mai perché XXXTentacion è stato assassinato pochi mesi dopo aver rilasciato questa canzone. La sua musica, però, rimarrà immortale e Sad! è uno dei suoi testamenti più belli. La voce scandisce tutta la fragilità di un ragazzo alle prese con la fine di una relazione importante e che, forse per la prima volta, incontra la depressione. Nonostante la breve carriera, XXXTentacion è diventato un simbolo per il rap, anche italiano: non a caso, la Lunedì di Salmo è un chiaro omaggio a un altro suo singolo, Everybody Dies in Their Nightmares. Oltre la morte.

Sicko Mode – Travis Scott ft. Drake (2018)

Quando di mezzo ci sono Travis Scott e Drake puoi scommetterci: l’asticella del rap conoscerà un nuovo massimo. Qui, i due artisti parlano della loro etica del lavoro che gli permette di surclassare la concorrenza, entrando in modalità “beast” o “sicko” (termine tratto dallo slang di Drake). Il brano è diventato iconico anche per lo spettacolare modo in cui è stato cantato durante le esibizioni live. Un esempio? Ha preso parte alla performance anche Lebron James…

Le 15 migliori canzoni rap americane e l’evoluzione della trap

Con una carrellata che attraversa quattro decenni, abbiamo ascoltato le 15 canzoni rap americane più belle di sempre. Il genere è nato (relativamente) poco tempo fa, ma è in continua evoluzione e le ultime tendenze sono tutte in direzione della trap, la costola più psichedelica dell’hip hop.

Cosa aspettarsi dal rap del futuro? Sicuramente un utilizzo sempre maggiore del sintetizzatore e della drum machine, ma anche un’attenta evoluzione dei testi per farsi portavoce delle istanze delle comunità più deboli, soprattutto di quella afroamericana come visto col Black Lives Matter.

Per adesso, però, godiamoci queste 15 intramontabili canzoni. E chissà che, ascoltandole, non vi venga voglia di cercare altre hit di questi incredibili artisti. Vi garantiamo che ne varrà la pena.

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