10 canzoni d’amore italiane che non invecchiano mai

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Secondo alcuni l’italiano è una lingua particolarmente adatta per parlare d’amore. In effetti gran parte della storia della musica italiana è la storia della canzone d’amore. Ne abbiamo scelto 10 che secondo noi non invecchiano mai. Ci sono i classici anni 60 ma anche qualche grande esempio più recente.

La Cura – Franco Battiato (1997)
Forse in assoluto la più bella canzone di Franco Battiato, scritta con Manlio Sgalambro . Descrive l’amore in tutte le sue complesse sfumature e ha versi ormai classici (“Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore, dalle ossessioni delle tue manie. Supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare… E guarirai da tutte le malattie”). Tante le cover celebri, noi segnaliamo quella di Adriano Celentano e quella di Noemi.



L’emozione non ha voce – Adriano Celentano (1999)

Due assi della canzone italiana come Gianni Bella e Mogol, già autori di decine di grandi successi, sono gli autori di questo capolavoro interpretato da Adriano Celentano. E’ probabilmente l’ultimo grande classico di Celentano ed entra di diritto tra le più belle e commoventi canzoni d’amore italiane di sempre. E pensare che inizia con i versi “Io non so parlare d’amore”…


La donna cannone – Francesco De Gregori (1983)

“E con le mani amore per le mani ti prenderò, e senza dire parole nel mio cuore ti porterò”. Uno dei ritornelli più semplici e perfetti della storia della musica italiana, per una canzone romantica e visionaria che resta uno dei cavalli di battaglia del cantautore romano.

Margherita – Riccardo Cocciante (1976)

Popolarissimo brano dal popolarissimo album di Cocciante arrangiato da Vangelis, Margherita è una delle canzoni d’amore più famose di sempre. Il brano ebbe tanto successo da essere ai primi posti delle classifiche anche in Spagna, Francia e Sud America. Esistono delle versioni in altre lingue, compresa una vendutissima versione olandese. Curiosità: per chi si fosse sempre chiesto chi è davvero Margherita, Cocciante recentemente ha deluso tutti dichiarando che “non è mai esistita”.


Il mio canto libero – Lucio Battisti (1972)

Tuttora una delle canzoni d’amore più note e trasmesse alla radio, “Il mio canto libero” è uno dei tanti celebri risultati della coppia Mogol (testi) e Battisti (musica e voce). Esistono centinaia di cover e molte traduzioni, molte delle quali realizzate dallo stesso Lucio Battisti. E’ una delle canzoni italiane più famose all’estero e parla dell’inizio di un nuovo amore, di una nuova vita.


Almeno tu nell’universo – Mia Martini (1989)

Una canzone scritta nel 1972 da due maestri come Bruno Lauzi e Maurizio Fabrizio, ma registrata solo successivamente da Mia Martini e pubblicata nel 1989, quando la cantante la presentò a San Remo e raccolse da subito immenso successo. La canzone è stata interpretata anche da Mina e da Elisa.


Mi sono innamorato di te – Luigi Tenco (1962)

L’inizio è celebre: “mi sono innamorato di te perchè non avevo niente da fare”. La bellissima canzone di Tenco ha un testo beffardo e innovativo per l’epoca, dove l’amore tormentato ha motivazioni esistenzialiste. Ci si innamora per noia, così, tanto per fare qualcosa. A più di 40 anni di distanza resta una delle canzoni italiane più belle di sempre.


Mina – Ancora ancora ancora (1978)

Continuiamo questa carrellata tra le canzoni d’amore che non invecchiano mai con un altro brano inusuale e ardito per l’epoca: “Ancora ancora ancora” di Mina. L’anno è il 1978, anno in cui Mina decide di sparire dalla vita pubblica. La canzone è audace: lei si rivolge al suo lui e gli chiede: “io ti chiedo ancora il tuo corpo” e di “farmi morire ancora, perché ti amo ancora”. L’interpretazione è intensa e indimenticabile.

Mina – Il cielo in una stanza (1960)
Concludiamo con uno dei classici più classici. A cantare è ancora Mina, l’arrangiamento di Tony De Vita mentre il testo è di Gino Paoli. “Quando sei qui con me, questa stanza non ha più pareti ma alberi”: versi ormai classici che sembrano raccontare una stupenda dichiarazione d’amore, anche se l’autore dirà in seguito d’essersi ispirato al soffitto di una casa d’appuntamenti.

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