Fabrizio De André, Bocca di rosa. Testo e significato

Testo e significato di “Bocca di rosa”, una delle canzoni più famose e rappresentative di Fabrizio De André.

Bocca di rosa fu pubblicata come singolo nel 1967, nel 45 giri che conteneva anche “Via del campo”, e fu poi inserita lo stesso anno nell’album Volume I. La canzone ebbe presto grande successo e negli anni è stata reinterpretata da tantissime voci, da Anna Oxa a Roberto Vecchioni, dagli Skiantos fino a Francesco Gabbani.

Il testo di “Bocca di rosa” è parzialmente ispirato a quello della canzone “Brave Margot”, scritta da George Brassens nel 1952. La musica, con un ritmo popolaresco che ricorda la tarantella, è stata scritta da Fabrizio De André insieme a Gian Piero Reverberi. Ascoltiamola, nella versione originale.

Fabrizio De André, Bocca di rosa. Video canzone

Significato. Chi era Bocca di rosa?

Ci sono varie ipotesi su chi fosse la donna a cui De André si ispirò per scrivere Bocca di rosa. In un’intervista De André stesso disse che la vicenda raccontata nella canzone era accaduta veramente, almeno in parte, e che la stazione ferroviaria di cui si parlava era in realtà quella di Genova Nervi.

Nel libro “Un destino ridicolo”, scritto a quattro mani con Alessandro Gennari, De André racconta poi che per scrivere Bocca di rosa si era ispirato a una ragazza di nome Maritza Vittorio Bo. «Era un’istriana bionda, alta, dalla bellezza fredda che da quando era arrivata a Genova per togliersi la voglia di Fabrizio e ridimensionarne il mito, si era fatta quasi tutti i suoi amici, senza curarsi di ciò che altri chiamavano reputazione».

Fabrizio De André, Bocca di rosa. Testo della canzone

La chiamavano Bocca di rosa
metteva l’amore, metteva l’amore
la chiamavano Bocca di rosa
metteva l’amore sopra ogni cosa.

Appena scesa alla stazione
del paesino di Sant’Ilario
tutti s’accorsero con uno sguardo
che non si trattava di un missionario.

C’è chi l’amore lo fa per noia,
chi se lo sceglie per professione,
Bocca di rosa né l’uno né l’altro,
lei lo faceva per passione.

Ma la passione spesso conduce
a soddisfare le proprie voglie
senza indagare se il concupito
ha il cuore libero oppure ha moglie.

E fu così che da un giorno all’altro
Bocca di rosa si tirò addosso
l’ira funesta delle cagnette
a cui aveva sottratto l’osso.

Ma le comari d’un paesino
non brillano certo in iniziativa,
le contromisure fino a quel punto
si limitavano all’invettiva.

Si sa che la gente dà buoni consigli
sentendosi come Gesù nel Tempio,
si sa che la gente dà buoni consigli
se non può più dare cattivo esempio.

Così una vecchia mai stata moglie,
senza mai figli, senza più voglie
si prese la briga e di certo il gusto
di dare a tutte il consiglio giusto.

E rivolgendosi alle cornute
le apostrofò con parole argute
“Il furto d’amore sarà punito – disse-
dall’Ordine Costituito”.

E quelle andarono dal commissario
e dissero senza parafrasare:
“quella schifosa ha già troppi clienti,
più di un consorzio alimentare”.

Ed arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi, con i pennacchi
ed arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi e con le armi.

Spesso gli sbirri e i Carabinieri
al proprio dovere vengono meno
ma non quando sono in alta uniforme
e l’accompagnarono al primo treno.

Alla stazione c’erano tutti
dal commissario al sacrestano
alla stazione c’erano tutti
con gli occhi rossi e il cappello in mano

a salutare chi per un poco
senza pretese, senza pretese
a salutare chi per un poco
portò l’amore nel paese;

c’era un cartello giallo
con una scritta nera
diceva: “Addio Bocca di rosa,
con te se ne parte la primavera”.

Ma una notizia un po’ originale
non ha bisogno di alcun giornale,
come una freccia dall’arco scocca,
vola veloce di bocca in bocca.

E alla stazione successiva
molta più gente di quando partiva
chi manda un bacio, chi getta un fiore,
chi si prenota per due ore.

Persino il parroco che non disprezza
tra un Miserere e un’Estrema Unzione
il bene effimero della bellezza
la vuole accanto in processione.

E con la Vergine in prima fila
e Bocca di rosa poco lontano,
si porta a spasso per il paese
l’amore sacro e l’amor profano.

Fabrizio De André, Bocca di rosa: significato del testo

In “Bocca di rosa”, De André racconta la storia di una ragazza che, arrivata col treno nel paesino di Sant’Ilario (un piccolo borgo che oggi è diventato un quartiere di Genova), infiamma gli animi degli abitanti e cattura le attenzioni degli uomini con le sue abitudini libertine. In breve tempo però le donne del paese, gelose, si arrabbiano con lei e si organizzano per farla cacciare, denunciandola.

Vedi anche: Canzoni d’amore di Fabrizio De Andrè

Quattro gendarmi vanno quindi a casa della donna per scortarla nuovamente alla stazione, dove a salutarla ci sono tutti “dal commissario al sacrestano”. Bocca di rosa parte, la notizia si diffonde e alla stazione successiva c’è ancora più gente a salutarla. Persino il parroco, apprezzandone la bellezza, la vuole vicino a sé in processione. “E con la Vergine in prima fila / e Bocca di rosa poco lontano, / si porta a spasso per il paese / l’amore sacro e l’amor profano.”

Bocca di rosa non è una prostituta, viene detto all’inizio del brano, ma una donna estremamente libera e molto bella che fa innamorare di sé tutti gli uomini. Il testo di De André è interessante per come vengono messe in ridicolo le “comari del paesino”, che vengono chiamate prima “cagnette” e poi “cornute”. È piuttosto chiaro che De André simpatizza per Bocca di rosa ed elogia la sua libertà, mentre sbeffeggia la mentalità e il moralismo borghese di chi ne critica il comportamento.

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