Pensioni: la pensione dei 40enni, flat tax e le ultime news

Ultime sulle pensioni: le news sulla Legge di Bilancio 2020, le news dal governo su quota 41, opzione donna e flat tax. Ma anche pensione di cittadinanza e l’allarme della CGIL: i 40enni di oggi andranno in pensione dopo i 73 anni

La discussione sugli interventi da inserire nella Legge di Bilancio 2020 fanno intravedere, già da ora, grandi novità. Ecco tutto ciò da sapere sulle ultime notizie pensioni 2019.  Infatti, il trattamento previdenziale da riconoscere ai cittadini che raggiungeranno l’età pensionabile, sembra essere una delle priorità del Governo, oltre ad essere un pensiero ricorrente di tutti i lavoratori. Vediamo insieme le ultime news sulle pensioni.

I 40enni di oggi rischiano di andare in pensione dopo i 73 anni (e con assegni scarsi). Lo dice la CGIL

Tra le ultime news in tema di pensioni ce n’è una che non farà piacere ai 40enni di oggi. Infatti, secondo la CGIL, chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996 e ricade nel contributivo puro, rischia di andare in pensione a 73 anni, non prima. Un futuro poco roseo per chi oggi lavora.

Lo scenario poco positivo riguarda soprattutto chi ha fatto un lavoro part-time e poco pagato. Probabilmente non sarà in grado di andare in pensione prima dei 73 anni.

Questo l’esempio che fa la CGIL: nel 2035 per andare in pensione prima dei 70 anni bisognerà avere 20 anni di contributi. Ma non è tutto: bisognerà avere una pensione non sotto ai 1282 euro. Per chi ha 40 anni oggi questa situazione sarà di fatto impossibile per moltissimi. E si farà più critica appunto per chi ha lavorato “con orario ridotto”, ovvero part-time o ad esempio lavori stagionali.

L’esempio drammatico ipotizzato dall CGIL è quello di una colf che ora ha 34-35 anni e che ha iniziato a lavorare nel 2014. Per come sono le cose adesso, secondo il quadro del sindacato, questa ipotetica colf andrà in pensione nel 2057 all’età di 73 anni, con ben 43 anni di lavoro e contributi, ma una pensione di 265 euro al mese.

Pensione di cittadinanza

La novità più importante sulle pensioni è stata quella di innalzare la soglia di povertà agli attuali 780 euro. Infatti, prima della pensione di cittadinanza la minima era di poco superiore a 500 euro.

La pensione di cittadinanza è la connotazione del reddito di cittadinanza quando il più giovane del nucleo familiare, ad eccezione dei disabili e dei non autosufficienti, raggiunge il requisito anagrafico di 67 anni di età.

Sono, inoltre, richiesti i seguenti requisiti: cittadinanza e residenza per almeno 10 anni, un ISEE non superiore ad euro 9.360 e il non avere la disponibilità di imbarcazioni e auto immatricolate nei 6 mesi precedenti la domanda.

Il beneficio economico può raggiungere l’integrazione massima a 780 euro, se sono presenti entrambe le componenti dell’assegno: l’integrazione del reddito complessivo del nucleo e il contributo per l’abitazione principale, in caso di locazione o mutuo.

La pensione di cittadinanza, ricordiamo, presenta dei requisiti molto rigidi e per questo è stata molto criticata, ma non bisogna dimenticare che è una misura strutturata per contrastare la povertà, quando rilevata, e non per assegnare un bonus extra ai furbetti.

Vedi anche: A che età si va in pensione in Italia?

Flat tax pensionati

Altra news sulle pensioni è la flat tax. La misura fiscale, fortemente voluta dalla Lega, prevede per i pensionati che trasferiscono la propria residenza in un comune del sud Italia di meno 20 mila abitanti, un’aliquota forfettaria pari al 7%, da applicare su redditi prodotti o provenienti dall’estero.

Ecco che la flat tax pensionati prende il posto dell’ordinaria Irpef a scaglioni, perseguendo due ulteriori obiettivi: incrementare la base tassabile attraendo redditi esteri e contrastare lo spopolamento in zone particolarmente disagiate.

Le Regioni indicate dal provvedimento del Governo sono: Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia. L’ultima novità del Decreto Crescita prevede l’estensione del periodo di fruizione del beneficio, da 5 anni a 9 anni, in cui si potrà godere della tassa piatta al 7%.

Vedi anche: Pensione minima: a chi spetta di diritto. Requisiti e novità 2019

Quota 41

Tra le ultime novità in tema pensioni, inoltre, spicca la volontà di raggiungere la quota 41 entro la fine della legislatura. Il 2020, infatti, è ancora troppo vicino per raggiungere tale obiettivo, anche per via dell’annunciata proroga dell’opzione donna, che impegnerà risorse importanti e per il fatto che la quota 41 richiederà ulteriori coperture.

Attualmente, con la quota 100, si è data la possibilità di andare in pensione già dall’età di 62 anni, con 38 anni di anzianità contributiva. Questa misura continua a riscuotere quest’anno una grande adesione.

Con la quota 41, invece, si prevede la possibilità dell’uscita dal mondo del lavoro al compimento di 41 anni di contributi versati. Quindi, potenzialmente, si potrà andare in pensione anche prima dei 62 anni. Alcune precisazioni, però, sono necessarie. La pensione quota 41 è riservata ai precoci che facciano parte di una specifica categoria di lavoratori oggetto di tutela.

Si tratta dei disoccupati, invalidi, caregiver, gravosi o usuranti che potranno accedere alla quota 41 ma dovranno avere: almeno 12 mesi di contributi versati prima del compimento dei 19 anni e almeno 41 anni di contributi maturati, complessivamente. Un dettaglio che va chiarito riguarda la categoria dei disoccupati. Potranno rientrare nella quota 41 solo i disoccupati a seguito di licenziamento e non quelli per scadenza naturale del contratto a tempo determinato.

Opzione donna

Il Governo continua a perseguire l’obiettivo della riforma pensioni, mediante il superamento della Legge Fornero. Molto dipenderà dalle risorse individuabili all’interno della prossima Legge di Bilancio ma, comunque, il Governo continua a programmare gli interventi necessari. Uno di questi è la proroga dell’opzione donna.

Si tratta della tutela riconosciuta alle lavoratrici, consentendo loro di andare in pensione anticipata a 58 anni, nel caso delle lavoratrici dipendenti, e 59 anni nel caso delle lavoratrici autonome, congiuntamente all’aver maturato almeno 35 anni effettivi di anzianità contributiva.

La proroga sarà prevista per tutto il 2020, dati i notevoli risultati raggiunti fin qui nell’anno in corso, in cui circa 15 mila donne sono riuscite a collocarsi a riposo, beneficiando di un assegno medio mensile dignitoso di circa mille euro.

Vedi anche: Età pensionabile donne: quando si va in pensione? Pensione donne 2019

Articoli correlati

Related Posts

Ben tornato!