Olimpiadi, Gianmarco Tamberi eroe di Tokyo: dalla polvere all’oro

Splendida impresa di Gianmarco Tamberi, terza medaglia d’oro di questa rassegna delle Olimpiadi di Tokyo che vince ex-aequo la gara di salto in alto

In una giornata storica e forse irripetibile l’Italia conquista due medaglie d’oro dalla rassegna di atletica leggera contro ogni pronostico e al di là di qualsiasi aspettativa. Una delle più grandi imprese sportive italiane di sempre.

IPA Tamberi Tokyo 2020
Gianmarco Tamberi, oro nella gara di salto in alto maschile (Foto IPA Press)

La vittoria di Gianmarco Tamberi

Se la medaglia d’oro di Marcell Jacobs è quella di un velocista di enorme talento che arriva al culmine delle sue condizioni nel momento migliore per la sua carriera, Gianmarco Tamberi vince l’oro nella gara di salto in alto concretizzando anni di sofferenza, fatica e un drammatico incidente. Tamberi vince la gara delle Olimpiadi di Tokyo con un 2.37 ex-aequo con Mutaz Essa Barshim, atleta del Qatar con cui ha condiviso allenamenti e molte esperienze. Persino lo stesso infortunio.

Tamberi, dalla polvere

Gianmarco, soprannominato da sempre Gimbo, è un personaggio dirompente, allegro e di grandissima personalità. Famoso il suo vezzo di tagliarsi la barba sol da una parte: “Perché tanto mi inquadrano sempre e solo di profilo” aveva spiegato. Ma anche per le sue dichiarazioni spesso sopra le righe. Grandi gioie, grandissimi entusiasmi ma anche enormi delusioni: come quando alla vigilia delle Olimpiadi del 2016 si infortuna gravemente: ed è costretto a dire addio a Rio, guardando le gare da spettatori. Poi la pandemia, il rischio di dover saltare anche la scadenza di Tokyo.

Come portafortuna Tamberi si porta in Giappone il gambaletto di gesso dell’infortunio del 2016: sopra ha scritto Road To Tokyo 2020, e quando lo scorso anno le olimpiadi furono rinviate tirò una riga sul 2020 per scrivere 2021. A Tokyo era uno degli atleti più attesi: un’energia allegra e incontenibile.

All’oro di Tokyo 2020

Tamberi arriva con altri sei atleti a una sorta di spareggione a quota 2.39: ma il suo 2.37 è stato perfetto, senza errori al primo tentativo. Sol lui e Barshim hanno questa quota. Nessuno degli atleti arriva alla quota decisiva e alla fine di tutti i tentativi i direttori di gara applicano il regolamento. O si va avanti a ritroso, con uno spareggio a due per la medaglia d’oro, o la prima posizione viene assegnata ex-aequo. Tamberi e Barshim si scambiano uno sguardo d’intesa e si abbracciano: oro per tutti e due.

I due si presentano a braccetto anche davanti alle telecamere della RAI per testimoniare una storia più unica che rara. Tamberi esprime tutta la sua gioia: “Ho sofferto così tanto per arrivare così in alto. Questo è il sogno più grande di sempre, un oro olimpico. Ringrazio tutti quelli che mi hanno dedicato tempo ed energie e chi, come la mia compagna, ha messo da parte la sua vita per accompagnarmi fino qui. Ce l’abbiamo fatta – dice sottolineando il plurale che coinvolge amici, familiari, tecnici e squadra – abbiamo vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi”.

Barshim è probabilmente destinato a diventare il miglior atleta di tutti i tempi nel salto in alto. Lui e Tamberi sono amici: “Abbiamo condiviso tanto – dice l’atleta del Qatar – e poi due è sempre meglio di uno”.

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