Il Pediatra – Le allergie alimentari

I consigli del Professor Sandro Ungari
sandro_ungari_300_600L’allergia alimentare è una reazione esagerata e riproducibile all’ingestione anche in piccole quantità di cibi e in particolare delle proteine in essi contenute. In tal modo viene esclusa l’intolleranza al lattosio e cioè lo zucchero del latte. Risulta, a seconda dei criteri diagnostici più o meno rigorosi adottati nelle varie casistiche, che dallo 0,5 all’8% dei bambini ne sia affetto. Probabilmente è realistico ritenere che sotto il 5 anni la cifra si aggiri attorno tra il 2 e il 5% e questa varia-bilità è data dalla mancanza di un esame diagnostico certo. Gli alimenti più spes-so in causa sono, in ordine di frequenza, latte vaccino, uova, pesce, soia, arachidi. Le manifestazioni dell’allergia possono verificarsi immediatamente dopo l’ingestione (massimo un paio d’ore) o a distanza (di giorni). Le immediate com-prendono prurito orale, starnutazione, rinite, congiuntivite, orticaria, vomito, diarrea, tosse abbaiante, asma e, nei casi più gravi, shock anafilattico e cioè tutti i sintomi suddetti più il collasso cardiocircolatorio che può giungere mettere in pericolo la vita del paziente. Eccezionalmente, specie nei più piccoli, già l’odore dell’alimento (ad esempio del pesce) può provocare qualche disturbo. Quelle a distanza invece come dermatite atopica, reflusso gastroesofageo, diarrea cronica (spesso con tracce di san-gue), asma sono meno eclatanti e più difficili da diagnosticare per la scarsa correla-zione temporale causa – effetto. Non possono essere considerate manifestazioni aller-giche quelle chiazze arrossate che compaiono spesso attorno alla bocca di alcuni pic-coli quando ingeriscono (e si sporcano il viso) con alcuni cibi quali, ad esempio, il pomodoro.
Per le forme immediate la diagnosi clinica, anche da parte dei genitori, è relati-vamente agevole e spesso il bambino stesso rifiuta l’alimento che ha imparato a rico-noscere come per lui dannoso. Ma, in caso di necessità, si può ricorrere ai prick test (vale a dire le prove cutanee) e al dosaggio delle immunoglobuline (IgE) specifiche. Viceversa non hanno alcun valore e devono quindi essere evitate indagini alternative varie come le cosiddette prove di intolleranza. Per le allergie con manifestazioni dif-ferite non esistono ad oggi analisi di laboratorio utilizzabili. Sola possibilità diagno-stica è il test di provocazione, vale a dire far ricomparire la sintomatologia sommini-strando di nuovo l’alimento dopo che la stessa era stata fatta regredire con l’eliminazione di esso dalla dieta.
Unica possibilità terapeutica (oltre l’uso di antistaminici, cortisonici e- in caso di shock anafilattico- di adrenalina) è la rigorosa eliminazione dalla dieta dell’alimento incriminato almeno per alcuni anni. Tuttavia alcuni soggetti riescono a ingerire piccole quantità del cibo dannoso, specie se ben cotto (ad esempio la pasta all’uovo), e comunque è bene saggiare la tolleranza ogni sei mesi- un anno perché, col tempo, le reazioni tendono ad attenuarsi fino a scomparire (il 50% degli allergici al latte già a 2 anni lo tollera). Unica eccezione è l’intolleranza al pesce (di qualsiasi tipo) che è abitualmente perpetua.
Per quanto attiene la prevenzione sembra, contrariamente a quanto ritenuto in passato, che non bisogna ritardare l’introduzione di nuovi alimenti nella dieta del lattante, al contrario tutti i cibi devono essere assunti dal bambino tra il 4° e il 10° mese di vita al fine di evitare una sensibilizzazione (non solo alimentare, ma anche respiratoria).
Sandro Ungari
21 febbraio 2011

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