Trump rilancia i dazi su Cina, BRICS, Europa e rame. Cosa succede davvero con le nuove tariffe.
Donald Trump ha rimesso i dazi al centro del dibattito globale. Ma questa volta la portata è diversa: non si tratta solo di colpire uno o qualche paese ma di ridefinire i rapporti economici internazionali secondo una logica unilaterale. Tutto in nome dell’industria americana, ma con effetti a catena che coinvolgono partner, mercati e alleati.

Situazione Dazi Trump luglio 2025
Nelle ultime ore, Trump ha annunciato nuove minacce tariffarie dirette a Messico e Unione Europea, accusando entrambi di “slealtà commerciale” e di beneficiare del mercato statunitense senza dare nulla in cambio.
Le misure ipotizzate includono:
una tariffa extra sui prodotti agricoli messicani, in particolare frutta e ortaggi esportati negli USA,
un inasprimento dei dazi su auto e componentistica provenienti dall’UE,
controlli rafforzati sui flussi commerciali, con possibile impatto anche sui beni di consumo.
La motivazione ufficiale, secondo Donald Trump, è la necessità di proteggere l’economia americana e riequilibrare rapporti considerati “ingiusti”. Ma analisti e osservatori leggono queste mosse come:
-
un messaggio politico interno, in vista delle elezioni,
-
un segnale geopolitico ai BRICS, per mostrare che Washington può colpire anche gli alleati storici.
Questa escalation rischia di compromettere ulteriormente i rapporti multilaterali, colpendo catene di approvvigionamento già tese e aumentando la volatilità sui mercati internazionali.
In precedenza:
- gli Stati Uniti hanno minacciato una tassa aggiuntiva del 10% su tutte le importazioni da paesi “non allineati“, inclusa l’Unione Europea
- è stato annunciato un dazio del 50% sul rame, una materia prima strategica per la transizione energetica, con decorrenza fissata al 1° agosto 2025
- i mercati hanno reagito con forti rialzi delle quotazioni, in particolare sul rame, mentre le aziende hanno avviato una corsa alle scorte
- i partner commerciali storici degli USA, inclusi Canada, Cile e Perù, chiedono esenzioni o chiarimenti, mentre il WTO osserva con preoccupazione.
Il clima generale è di instabilità: le dichiarazioni del presidente Trump influenzano in tempo reale le borse e i flussi di commercio globale. E mentre la Casa Bianca assicura che si tratta di una politica di rilancio industriale, molti osservatori parlano di una strategia dirompente, orientata al breve termine e a fini politici interni.
Il primo obiettivo di Trump: la Cina
Nei primi mesi 2025 invece sono stati annunciati dazi su batterie, auto elettriche, terre rare e chip. Un ritorno alla guerra commerciale, ma con un contesto nuovo: supply chain ancora fragili, competizione sui semiconduttori e sfida per il controllo delle tecnologie verdi.
Europa e BRICS nel mirino
Nell’estate 2025 Trump ha minacciato una nuova tariffa del 10% su tutti i prodotti importati da paesi con cui non ci sono accordi. Non solo Cina e Russia, ma anche Brasile, India, Sudafrica e l’Unione Europea. Una scelta che spinge fuori dal tavolo multilaterale gran parte del commercio mondiale.
Rame e dazi farmaceutici: tariffe e slittamenti
Il dazio del 50% sul rame è l’ultima mossa concreta: misura annunciata, poi posticipata al 1° agosto 2025. Intanto, i prezzi volano e le aziende fanno scorte. Si tratta del primo dazio diretto su una materia prima chiave per transizione energetica, edilizia, elettronica.
Ma attenzione perché Trump minaccia anche tariffe del 200% su farmaci sia nei confronti dell’UE che di altri paesi come Giappone e Corea. Un’ipotesi che se confermata avrebbe conseguenza mondiali inevitabili.
Chi ci guadagna con i dazi?
Settori estrattivi, imprese americane protette, investitori pronti. Ma anche l’apparato politico che ruota attorno a Trump. Quella sui dazi è una strategia economica o una macchina di consenso? Probabilmente entrambe le cose.
In conclusione, la situazione dazi Trump è ben lontana da una risoluzione e più che una precisa strategia di economia, sembra una partita a scacchi con scopi politici. Non è più solo una guerra commerciale. I dazi voluti da Trump ridefiniscono le regole del commercio globale e rimettono in discussione le alleanze economiche e influenzano anche i mercati finanziari. Con effetti reali, già visibili e rischi come l’inflazione e la recessione che avanzano inesorabilmente.
Fonti: Reuters – Washington Post

Roberto D’Eugenio è nato in provincia di Teramo nel 1989. Laureato in economia e commercio presso l’Università G.D’Annunzio Chieti-Pescara e redattore da diversi anni, scrive articoli di economia e attualità per Donne Sul Web