Come Trump governa (e rovina) i mercati tra annunci, minacce e retromarce

Dai dazi all’Iran, da quando Trump è stato rieletto i mercati sono finiti in balia di annunci, minacce e retromarce che scuotono energia, investitori e stabilità finanziaria. Chi può fermare il presidente Usa?

New York Stock Exchange- Trump annuncia l’accordo commerciale con Londra- Foto IpaPress

Dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca i mercati finanziari non hanno tregua. Se un tempo a muoverli erano soprattutto dati economici, decisioni della Fed e conti delle aziende, oggi è sufficiente un post su Truth Social: un annuncio, una minaccia, una marcia indietro.

Tutto è iniziato il 2 aprile 2025, quando Donald Trump annunciò nuovi dazi su scala globale. Da lì in poi i mercati finanziari non si sono più mossi solo sui fondamentali dell’economia, ma soprattutto sui segnali politici che arrivano dalla Casa Bianca.

Il giorno in cui parte la prima ondata di vendite

L’effetto si vede subito. Nelle sedute successive Wall Street viene colpita duramente, mentre gli investitori iniziano a prezzare il rischio di una guerra commerciale più ampia, di una crescita più debole e di un’inflazione più difficile da riportare sotto controllo. L’annuncio dei dazi non è un semplice passaggio di politica commerciale: è il primo shock di una fase in cui il mercato comincia a reagire anche al metodo politico di come Trump governa i mercati.

Dalla paura al rimbalzo: la retromarcia del 9 aprile

Dopo avere acceso il crollo, Donald Trump contribuisce anche al rimbalzo. Il 9 aprile 2025 annuncia una pausa di 90 giorni su gran parte dei dazi reciproci, pur mantenendo una linea dura verso la Cina.  Le borse reagiscono con la stessa violenza con cui erano scese, segno che ormai non seguono più soltanto i dati dell’economia reale, ma anche i movimenti improvvisi del presidente.

Nelle stesse ore fa discutere anche il suo messaggio su Truth Social, il celebre “great time to buy”, pubblicato poco prima della svolta sui dazi. Da solo questo non basta a dimostrare un illecito. Ma mostra fino a che punto una sua uscita pubblica possa spostare il mercato finanziario nel giro di poche ore. È qui che il metodo Trump si vede con maggiore chiarezza: prima lo shock, poi la frenata, poi il rimbalzo.

Dai dazi all’Iran

Quello che all’inizio può sembrare un uso spregiudicato della leva commerciale si estende poi al piano geopolitico. Nelle ultime settimane  la guerra Usa Iran aggiunge un altro livello di instabilità, con minacce, ultimatum sullo Stretto di Hormuz, tregue fragili, negoziati falliti e nuove oscillazioni del petrolio, tutte dinamiche con conseguenze economiche e finanziarie a livello globale.

C’è una continuità netta nella strategia del presidente Usa: prima i dazi, poi l’Iran. In entrambi i casi la logica è la stessa. Trump alza la posta, scuote i mercati, poi corregge o sospende quando il costo diventa troppo evidente. Cambia il dossier, non cambia il metodo.

I dubbi sulle speculazioni di Trump

Dire oggi che Trump abbia commesso insider trading come fatto accertato sarebbe scorretto, perché una prova definitiva e pubblica non c’è. Ma sarebbe altrettanto sbagliato liquidare tutto troppo in fretta.

C’è infatti una domanda politica che pesa più di tutte: quanto è sano un sistema in cui la comunicazione del presidente può offrire un vantaggio a chi riesce a posizionarsi sul mercato finanziario prima degli altri, approfittando di annunci capaci di spostare prezzi, petrolio e borse nel giro di poche ore?

Lo stesso intreccio tra potere politico e interessi privati torna anche quando si parla di stipendio del presidente USA e guadagni del secondo mandato.

I danni per i risparmiatori

Questa instabilità non colpisce soltanto trader e speculatori di breve periodo. Colpisce anche chi investe attraverso fondi, previdenza integrativa o risparmio gestito. Se ogni svolta della politica americana diventa un detonatore per azioni, petrolio, rendimenti e aspettative sui tassi, il prezzo lo pagano anche i risparmiatori.

La domanda allora è inevitabile: quanto è accettabile che i loro soldi restino esposti ai capricci di Donald Trump?

Chi può fermare Trump: basteranno le Midterm?

Il mandato di Trump ha una scadenza precisa, ma il problema è capire che cosa può succedere prima. Le elezioni di metà mandato saranno il primo vero test sulla capacità delle istituzioni di arginarlo. Ma non è detto che bastino a limitarne il potere.

La vera posta in gioco, ormai, non riguarda più solo la politica americana, ma la tenuta stessa del sistema economico e finanziario globale, destabilizzato da una politica fatta di scosse, minacce e marce indietro.

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