Sassari Torres Femminile: successi, fallimenti e rinascita. Intervista

Sassari Torres femminile: la storia, dalla Champions League degli anni Duemiladieci alla serie B attuale. I successi, il fallimento e la rinascita della squadra di calcio femminile più vincente d’Italia nel racconto del team manager Francesco Muggianu.

Sassari Torres femminile – C’era una volta un club, nell’universo all’epoca semisconosciuto del calcio femminile italiano, che vinceva scudetti su scudetti. Un club rappresentante di una città – Sassari – tutt’altro che piccola, eppure poco reclamizzata. Una città protetta dall’abbraccio di una terra, la Sardegna, che la isolava e la custodiva come uno scrigno.

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Sassari Torres femminile: i trionfi degli anni Novanta e Duemila

La favola calcistica della Sassari Torres femminile è iniziata nel 1980, anno della (prima) fondazione, ed è culminata nella conquista, a partire dai primi anni Novanta, di ben sette campionati nazionali, di otto Coppe Italia e di sette Supercoppe italiane. Un palmares da stropicciarsi gli occhi, e da fare invidia ai nomi più altisonanti del panorama calcistico nostrano. Non a caso, la Torres è tutt’oggi la squadra “rosa” più vincente dello Stivale, e guarda dall’alto verso il basso perfino la Juventus (sette scudetti vinti contro quattro).

L’ultimo trionfo tricolore risale al 2013. Con annessa partecipazione alla Women’s Champions League, competizione nella quale le sassaresi sono riuscite a spingersi fino ai quarti di finale nel 2010, nel 2013 e nel 2014.

Sassari Torres 2015-2016: il fallimento e la rinascita

Poi, d’improvviso, con una storia gloriosa e pluridecorata alle spalle, il buio. L’incubo del fallimento societario nel 2015, la traumatica scomparsa dalla scena italiana e internazionale e la rifondazione di un club nuovo di zecca nel 2016, capace di risorgere dalle proprie ceneri. La macchinosa ripartenza dalla serie C e, infine, il ritorno nel calcio che conta, con la promozione in serie B ottenuta al termine del campionato 2020-2021.

Oggi l’ex “corazzata” Sassari Torres è una realtà piccola ma ambiziosa, che tenta di ricostruire le basi per guadagnarsi nuovamente un posto in paradiso. L’impatto nel torneo cadetto 2021-2022 non è stato dei più agevoli, con quattro sconfitte e appena un pareggio messi insieme nelle prime cinque giornate. Ma in Sardegna sono convinti che, una volta intravista la luce alla fine del tunnel, il meglio debba ancora venire.

Le parole del team manager Francesco Muggianu

Francesco Muggianu per la Sassari Torres femminile costituisce un prezioso punto di riferimento, e rappresenta anche la “memoria storica” del club (relativamente soprattutto all’ultimo decennio). Oggi ricopre la carica di team manager, affiancato in questo ruolo da Giovanni Puddinu. E’ stato anche, in passato, direttore sportivo della società isolana.

Francesco, quando e in che modo ha iniziato a lavorare per la Sassari Torres femminile?

“Nel 2013-2014 sono entrato, assieme a un amico, come dirigente accompagnatore. La società era già molto ben strutturata, e le atlete all’epoca erano delle campionesse, estremamente competitive. E’ stato davvero facile per me inserirmi in quel contesto.

Purtroppo però in poco tempo, dopo un buon campionato disputato nella stagione 2014-2015, siamo andati incontro al fallimento sotto la presidenza di Domenico Capitani. Per cui la squadra non si è iscritta al torneo 2015-2016 ed è stata costretta, in seguito alla rifondazione del 2016 – operata, tra gli altri, anche dal sottoscritto e dell’attuale presidente Andrea Budroni – a ripartire dalla serie C regionale.  Ma è stata una ripartenza vincente, dal momento che siamo subito stati promossi in serie B”.

Un successo durato il breve volgere di una stagione, dal momento che poi è subentrata la riforma dei campionati e la Torres è tornata immediatamente in serie C.

“La riforma dei campionati del 2018 ha fatto sì che la serie B diventasse a girone unico, per cui nella nuova cadetteria sono rimaste solo le squadre che si erano piazzate ai primi tre posti di ciascuno dei quattro gironi previsti in precedenza. Noi, pur senza retrocedere effettivamente sul campo, ci siamo dunque dovuti rimboccare le maniche e abbiamo ricominciato, nel 2018, dalla serie C nazionale. Dopo tre anni di dure battaglie, e di piazzamenti di volta in volta sempre migliori, al termine del torneo 2020-2021 abbiamo riconquistato un posto in serie B. Quest’anno ci giocheremo la nostre carte in cadetteria fino alla fine”.

In questi anni di transizione avete incontrato difficoltà nel ricostruire un organico competitivo? Che differenze avete riscontrato, nell’impostare le strategie di mercato, tra il periodo d’oro pre-fallimento e quello post-rifondazione?

“La differenza principale sta nel fatto che, prima del fallimento, quando volevamo ingaggiare una calciatrice bastava chiamarla e presentarci come i dirigenti della Torres: le ragazze facevano a gara a venire da noi, ben conoscendo il blasone della squadra. Poi, con il ridimensionamento degli ultimi anni, le cose sono cambiate. Anche perché parecchie atlete studiano o lavorano, e noi siamo pur sempre un’isola: gli spostamenti dall’Italia continentale sono complicati e, talvolta, scomodi. Di fatto le giocatrici devono cambiare radicalmente vita e trasferirsi in pianta stabile in Sardegna, rinunciando a tutte le attività che svolgevano prima a casa loro.

Venire a giocare a Sassari non è come spostarsi da Milano a Como, o anche da Milano a Verona. Quando si vive in Lombardia e si viene chiamate, ad esempio, dal Chievo Verona il sacrificio è tutto sommato affrontabile: basta mettere in conto un’ora di macchina al giorno per recarsi agli allenamenti e, bene o male, ci si riesce a organizzare. L’impegno da calciatrice risulta conciliabile con le altre incombenze della vita quotidiana. Giocare in Sardegna invece implica una scelta di vita più estrema. E, per mollare il proprio lavoro in continente, le ragazze chiedono giustamente un compenso economico adeguato”.

E la società non riesce, alla luce di queste oggettive complicazioni, ad attingere al bacino delle giovani calciatrici locali?

“Ci stiamo provando. A livello regionale, qui in Sardegna il calcio femminile non è ancora del tutto decollato. Tuttavia quest’anno possiamo fare leva su una base di circa cinquanta bambine che, se adeguatamente seguite e forgiate nei settori giovanili, potrebbero entrare un giorno in prima squadra. Gli anni scorsi non superavamo le venti, massimo venticinque aspiranti calciatrici, mentre dal 2021 abbiamo anche, oltre alla Primavera, un’under 15 e un gruppo di esordienti.

Ovviamente per sfornare atlete in grado di militare nella formazione A ci vuole del tempo, per cui ci aspettiamo di raccogliere i frutti di questo lavoro nei prossimi anni. Ad ogni modo qualche prodotto del vivaio l’abbiamo già inserito, come ad esempio Antonia Peddio (classe 2004, ndR), una giovanissima che ha vinto con noi il campionato di serie C ed è stata confermata quest’anno in cadetteria.

Devo anche sottolineare che in prima squadra è presente un discreto gruppo di atlete originarie dell’Isola. Alcune di loro vestono la maglia rossoblù fin dagli scorsi campionati di serie C. Poi naturalmente, visto che il numero di giovani promesse nate in Sardegna è ancora limitato, abbiamo dovuto acquistare diverse giocatrici dal resto d’Italia e anche fuori dai confini nazionali. Il ricorso ai talenti stranieri sta prendendo sempre più piede anche nel calcio femminile”.

Con quali prospettive la Torres si è riaffacciata in serie B? L’avvio di campionato è stato traumatico, con una serie di sconfitte consecutive. Poi il primo punto ottenuto sul campo del Cittadella.

“Intanto ricordiamo che quest’anno abbiamo esordito con una vittoria a Palermo in Coppa Italia, superando il turno. Poi in campionato abbiamo pagato lo scotto del salto di categoria, collezionando diverse sconfitte nella fase iniziale. Il nostro obiettivo, allo stato attuale, è senz’altro quello di mantenere la categoria. Dobbiamo fare esperienza, acquisire solidità. Sappiamo che ci sono parecchie formazioni molto attrezzate in serie B, come il Como, la Pink Bari, il San Marino, lo stesso Cesena. In questo momento sono chiaramente davanti a noi. Perciò la prima preoccupazione è quella di non finire tra le ultime tre, di consolidarci e di crescere tutte insieme.

Solo più avanti, certamente non nell’immediato, cercheremo di porre le basi per un possibile ritorno in massima divisione. La ricostruzione, dopo una cesura così netta come quella tra i nostri anni d’oro e il periodo che stiamo vivendo adesso, passa necessariamente attraverso un percorso graduale e progressivo”.

A livello strettamente tecnico qual è secondo lei la dimensione di questa squadra? Ci sono margini di miglioramento rispetto alle prestazioni e ai risultati attuali?

“Certamente. Bisogna partire dal fondamentale presupposto che finora abbiamo perso solo 1-0 col Chievo e col Brescia, ovvero formazioni di vertice, e in entrambi i casi a causa di calci piazzati. Contro San Marino eravamo sotto 1-0 fino a pochi minuti dal novantesimo, poi siamo rimaste in dieci e abbiamo preso altri due gol, che fanno poco testo, nelle ultime battute della partita. Il Como è stata l’unica formazione che ci ha dominato dall’inizio alla fine, ma si tratta della squadra che, a mio parere, ammazzerà il campionato: tecnicamente e tatticamente, alla luce della qualità della rosa di cui dispone, ha una marcia in più rispetto a tutte le concorrenti”.

Qual è oggi la situazione a livello societario? La realtà-Torres è economicamente solida?

“Per fortuna la nostra è una realtà virtuosa e consolidata negli anni. Abbiamo degli sponsor che ci seguono da tempo, a cui se ne sono aggiunti altri con la recente promozione dalla C alla B. Quindi direi che oggi come oggi non ci possiamo lamentare. Certo, abbiamo passato un periodo difficile a causa del Covid, come tutti del resto. Non navighiamo nell’oro, ma i conti sono decisamente in ordine”.

In chiusura una curiosità: la Torres è l’unica squadra di spicco, a livello di calcio femminile, in Sardegna? Non esistono altre compagini competitive?

“Ci sarebbero l’Atletico Oristano e il Caprera, squadra quest’ultima di La Maddalena, che militano in serie C. Il Cagliari qualche anno fa ha disputato il campionato di serie C regionale, lo ha pure vinto ma poi non si è mai iscritto al torneo di serie C nazionale. Segno che nel capoluogo non hanno ancora intenzione, evidentemente, di costituire una formazione competitiva in ambito nazionale. A oggi il Cagliari femminile dispone di un settore giovanile, perché è obbligato da regolamento a istituirlo, ma non esiste la prima squadra”.

Vedi anche: Sassari Torres femminile giocatrici

 

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