Berlusconi Silvio: uno di noi

Silvio is back. Ma davvero in Italia non è cambiato nulla? L’elettore medio è davvero “come un bambino di seconda media” (parole sue) o è arrivato finalmente alle superiori? Dopo il governo dei tecnici, ci si prepara a una delle campagne elettorali più folli di sempre. E uno dei protagonisti è ancora lui. Berlusconi Silvio. Che in fondo, forse, non ha tutti i torti: è uno di noi.

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Ci siamo. E’ la nemesi, la giustizia divina che si abbatte su di noi. Credevamo di esserci salvati all’ultimo minuto confidando nel solito italico stellone. Sull’orlo dell’abisso che ci avrebbe infilati dritti dritti in una tragedia greca, ecco spuntare dal cilindro l’espressione seria e compunta del professor Mario Monti. A lui il compito di rimettere un po’ in ordine i conti dell’allegra Italietta con capitale a Milano, via Olgettina. Sollievo generale, o quasi. Durato giusto il tempo di un sospiro. Ma a distanza di un anno eccoci punto e a capo. Silvio is back.

L’eterno ritorno
Anzi: back-back-back-back-back-back, come il rumore della puntina su un disco rotto. Monti, senza più maggioranza, lascia. Incerto se tentare un’avventura politica dopo la parentesi tecnica sostenuta da una maggioranza di “larghe intese” dimostratasi fragile come una foglia al vento d’autunno.

berlusconi

Con lui, un vecchio arnese della prima repubblica come Pierferdinando Casini e un centro frastagliato e mobile. Il centrosinistra, fresco di primarie, ha consegnato “all’usato sicuro” (la definizione è del medesimo) Pierluigi Bersani, le chiavi di un PD che si dice pronto alla sfida di governo. Fatte salve una bella manciata di contraddizioni irrisolte e la probabilità altissima di un’ammucchiata post-elettorale che andrà da Vendola al solito Casini. Do you remember l’Unione di Prodi?

Cresce la rabbia
Intanto, la rabbia e l’insoddisfazione dei cittadini crescono. E finiscono per venire intercettate dalla new entry nell’italico caos che prende il nome di Movimento 5 stelle. Beppe Grillo e il guru Gianroberto Casaleggio (ormai un’accoppiata conclamata) si dichiarano pronti a sfasciare tutto, convinti come sono che la Madonna si sia reincarnata nell’Internét, fonte di ogni Bene, di ogni Grazia, e soprattutto, di ogni Vera Democrazia. Big Brother permettendo: “Se qualcuno pensa che io non sia democratico allora prende e va fuori dalle palle” (cit. Beppe Grillo).

Poteva mancare in una simile accozzaglia la zampata del vecchio leone, il refrain del vecchio chansonnier? Domanda retorica. Silvio ri-ri-ri-ri-ri-ridiscende in campo. Da consumata Wanda Osiris, con l’abilità di sempre nell’attrarre su di sé tutti i riflettori di tutto il mondo. Una scelta per nulla casuale.

Nuova canzone, vecchi ritornelli
Berlusconi sa benissimo che difficilmente potrà vincere le elezioni. Ma intanto ha bloccato qualsiasi riforma elettorale: si voterà col celebre Porcellum che gli permetterà di scegliere uno ad uno i suoi uomini. La sua campagna? Già impostata. Intonando il solito canto delle sirene (ricordate l’immaginifico “meno tasse per tutti”?), solo aggiornato al 2012.

Perciò: lo spread? Ma che ce frega, ma che c’importa. Il debito? Mica vero che è al 125% del PIL. Monti e la Merkel? Hanno ridotto l’Italia a livelli della Grecia. E così via. Nuova canzone – si fa per dire – vecchi ritornelli: sono stato il miglior Presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni; non bisogna consegnare il Paese ai comunisti di Bersani; con me premier, l’Italia era uno dei tre/quattro paesi più importanti al mondo.

E noi, gli italiani, in questa versione nostrana, da Bagaglino, dell’Horror Picture Show? Quale la nostra parte? I sondaggi dell’ultima ora dicono che il PDL, dopo mesi di caduta irrefrenabile, con la ridiscesa in campo di Silvio guadagna un punto percentuale portandosi un po’ sopra il 16%. Poca cosa. Ma siamo solo agli inizi. Silvio sa come ammaliare il suo popolo, quello che lui chiama il “pubblico”. Che, parole sue, “non è fatto solo di intellettuali, la media è un ragazzo di seconda media che nemmeno siede al primo banco…”. Ecco la nemesi di cui sopra.

Ma se Silvio avesse ragione?

Uno di noi
E se effettivamente fossimo come lui ci dipinge? In fondo, diciott’anni di berlusconismo sono lì a dimostrare che almeno lui, dal suo punto di vista, c’ha azzeccato. Altrimenti non saremmo ancora qui a spendere parole che, giusto con qualche variante, potevano essere state scritte cinque, dieci, quindici anni fa.

Allora, in fondo, è ora di riconoscere che Berlusconi Silvio e lo show che lui ci consegna per l’ennesima volta, pro o contro di lui, sono esattamente ciò che ci meritiamo. Sempre fedeli all’italico motto “o Franza o Spagna purché se magna“. Fu Francesco Guicciardini, poco meno di 500 anni fa, a citare l’adagio. Per criticare l’incapacità tutta italiana di guardare oltre i ristretti limiti del proprio comune, della propria corporazione, del proprio interesse particolare. Proprio come Silvio. Fino in fondo, uno di noi.

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