Qual è il futuro di Salvini?

Oggi sembra imbattibile e destinato a regnare sull’Italia dei prossimi anni. Ma è proprio così? Vediamo di capire quale potrebbe essere il futuro di Salvini… e dell’Italia.

Re incontrastato di tv, giornali e social network, Matteo Salvini è adorato dai giornalisti e perfino da alcuni suoi avversari, che non mancano di ricordare quanto sia abile. Fateci caso: guardate un telegiornale qualsiasi e i primi quattro o cinque servizi avranno una dichiarazione di Salvini, qualunque sia l’argomento, e di solito senza alcun contraddittorio.

Nei talk-show, perfino quando se ne parla male, si ammette comunque che “ci sa fare”, riferendosi alle sue presunte qualità comunicative, come se la politica fosse solo comunicazione. Nessuno o quasi contesta le sue affermazioni, non sempre veritiere, e nessuno gli fa reale opposizione, tranne qualche eccezione (pare che Laura Boldrini sia l’unica che riesca a farlo innervosire davvero).

Addirittura, paradosso che ha di fatto paralizzato l’opposizione, si è diffusa l’idea che se lo si critica “gli si fa un favore”, tanto che lui stesso è solito ripetere “fate così e prenderò più voti”. Se lo critichi, gli regali voti. Se ne parli, gli regali voti. Se non ne parli, gli regali voti. Qualsiasi cosa tu faccia, gli regali voti. E anche se non la fai!

Insomma, l’attuale ministro dell’Interno gode di un periodo particolarmente favorevole. Si potrebbe dire, per usare una metafora marina, che la nave del “capitano” ha il vento in poppa. Ma quanto durerà? Sarà così per sempre? Salvini diventerà premier? Qual è il suo futuro?

Salvini campagna elettorale

In realtà non è detto che le cose continuino ad andare così, soprattutto perché se la nave di Salvini va a gonfie vele, la nave Italia un po’ meno, e prima o poi i conti bisogna pagarli.

Una cosa è stare all’opposizione e fare campagna elettorale; un’altra è stare al governo e doversi assumere le responsabilità delle promesse fatte: agli italiani prima di tutto, e al resto dell’Europa subito dopo.

Proviamo a immaginare alcuni scenari futuri della carriera politica di Salvini.

Vedi anche: Che lavoro faceva Salvini prima di fare politica?

Matteo Salvini, il trasformista

Il trasformismo è una delle doti fondamentali per un politico che voglia basare la propria carriera sulla furbizia e che, più che essere ricordato per quello che ha fatto per la collettività, sia interessato esclusivamente ad accumulare più consenso possibile.

In questo, come ammettono tutti – avversari compresi – Salvini è un talento. Da giovane comunista padano a padano federalista con orecchino, a sovranista con felpa targata Italia, fino ad arrivare addirittura a trasformarsi in amico del Meridione, dopo aver passato anni a insultarlo.

Da secessionista a sovranista, da “Prima la Padania” a “Prima gli Italiani”, da “il 2 giugno non c’è un ca**o da festeggiare” (2013) a “Buona domenica e buona Festa della Repubblica, Amici! Orgoglioso di poter esercitare il mio ruolo di governo sempre a difesa dell’Italia!” (2019), da “Roma ladrona” a una poltrona al ministero e 49 milioni, frutto di una truffa elettorale, da restituire in 80 anni (quando Salvini ne avrà 120!), insomma da tutto al contrario di tutto.

Vedi anche: Quanto guadagna Salvini?

Dopo aver conquistato la leadership della Lega approfittando del declino dell’ex leader Umberto Bossi, Salvini ha approfittato del calo elettorale e di Berlusconi e Forza Italia come forza simbolo del centro-destra.

Poi si è ritrovato in uno strano governo grazie tutto sommato a non moltissimi voti (la Lega alle elezioni del 2018 arrivò solo terza con il 17%, ricordiamo, dietro al Pd) ma riuscendo nel miracolo di formare quello che di fatto è più un governo leghista che un governo 5 Stelle. E raddoppiando il consenso in meno di un anno a scapito del suo collega ministro Di Maio.

matteo salvini mattarella
(foto di Francesco Ammendola – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

A quel punto, dopo aver spinto su una propaganda politica contemporaneamente di estrema destra e pseudo-cattolica, parlando ossessivamente di immigrazione e sicurezza e sventolando ogni tanto un rosario, ha preso i voti di tanti altri partiti – dagli stessi 5 Stelle agli ex Forza Italia – basando la sua azione su una incessante campagna elettorale, una vera e propria macchina da consenso fatta di tweet continui, dichiarazioni quotidiane su tutti gli argomenti possibili, anche i più bizzarri, e centinaia e centinaia di comizi.

Matteo Salvini Modena maggio 2019

Salvini il papà di tutti gli italiani

Le sue due tecniche principali sono: 1) il vittimismo: vorremmo fare delle cose, ma non ce le lasciano fare perché ce l’hanno tutti con noi; 2) la conseguente creazione di nemici continui: l’Europa, il Pd, gli immigrati, e via dicendo.

E poi ce n’è una terza: illudere tutti, avversari compresi, di essere più grosso di quello che è, come fanno certi animali. Quando parla, Salvini parla “da papà” e “a nome degli italiani”, presentandosi di fatto come una specie di padre della patria. Lui, ma anche altri esponenti della Lega, parlano spesso a nome di “60 milioni di italiani”, cioè compresi bambini, minorenni, ultranovantenni, elettori di altri partiti… Tutti.

Di fatto, basta fare due conti, non è così: Salvini è tuttora minoranza. Prendendo circa 9 milioni di voti alle recenti europee, in un paese dove gli elettori erano 49 milioni, significa che 40 milioni di persone non hanno votato per Salvini.

Ripetiamolo: alle europee 40 milioni di italiani non hanno votato per Salvini.

(Per la precisione: 9.153.638 voti per la Lega, su 49.301.157 potenziali elettori e 27.652.929 votanti. Fonte dei dati: Ministero dell’Interno.)

Dunque, se si analizza la situazione freddamente, si evince che l’effettivo consenso di Salvini è in parte gonfiato.

In primis dalla stampa e dai giornalisti, che danno uno spazio immenso alle quotidiane esternazioni del cosiddetto “capitano”; a seguire da Salvini stesso e dai suoi fan, che sembrano adorarlo e perdonargli qualsiasi cosa (dalle continue contraddizioni a certe brutte amicizie), affascinati dall’immagine dell'”uomo forte” al comando e uniti dall’odio profondo per il Pd. E infine, aspetto che non va sottovalutato, perfino dai suoi avversari, che ne parlano come di un avversario invincibile e che si dimostrano totalmente incapaci di costruire valide alternative politiche, impegnati a perdersi in continue lotte interne.

Un vuoto politico di cui Salvini si nutre tanto quanto di pane e Nutella.

Ma se fino a questo momento Salvini si è mosso con furbizia e con il piano preciso di basare tutta la sua azione politica esclusivamente sulla conquista del consenso, da qui in poi le cose si fanno più difficili. Infatti, anche in questa epoca di fake-news, tweet e post-verità, esiste ancora una cosa che si chiama realtà: un muro contro il quale a sbatterci la testa, ci si fa molto male.

Perché a un certo punto bisogna governare davvero, non solo fare comizi, vittimismo e inventarsi un nemico nuovo ogni giorno.

Ma per capire meglio cosa potrebbe succedere a Salvini in futuro è utile ricordarsi la storia di un altro politico. Casualmente anche lui si chiamava Matteo.

Ascesa e caduta del primo Matteo

Tutti noi ci ricordiamo di quando Matteo Renzi sembrava diventato di colpo il padrone d’Italia. Il 40% alle europee, Renzi mattatore e rottamatore pronto a spaccare tutto, fare tabula rasa e dominare la scena politica italiana per i futuri decenni. Dopo essere stata berlusconiana, l’Italia era diventata renziana.

Ma, come già scritto tante volte, la politica in Italia è veloce, imprevedibile e volatile: è come una fiammata intensa che dura poco e lascia poche tracce. E così, come si può passare dalle stalle alle stelle, si può fare molto velocemente il cammino inverso, in pochissimo tempo. Così il primo Matteo, ovvero Renzi, fece la fine di Icaro: volò molto in alto con le sue ali di cera, per poi cadere molto in basso.

Oggi Renzi esiste ancora, ma il suo peso politico è incredibilmente ridimensionato. Qualcuno l’avrebbe immaginato qualche anno fa?

Mentre Renzi cadeva, Salvini saliva. Pur con qualche eccezione, i due politici sono molto simili (hanno anche più o meno la stessa età: Renzi è di due anni più giovane), dunque le due carriere politiche sono paragonabili.

Secondo molti analisti, anche Salvini – per quanto ora possa sembrarci impossibile – potrebbe fare la fine di Renzi, e di molti altri leader del passato, e cioè arrivare a un punto in cui il consenso non basta più. Chi va al governo, perde voti. Una delle mosse più abili di Salvini finora infatti è stata governare senza governare, stare al governo senza starci.

Di fatto questo è il governo Conte, con Di Maio vicepremier. Ma se e quando si andrà alle elezioni e Salvini, come lascerebbero intendere gli ultimi dati, vincerà e diventerà premier, le cose saranno molto diverse, perché quasi certamente non avrà più i 5 Stelle come “sparring partner”.

Vedi anche: Cosa dicono i giornali americani di Salvini

A quel punto non basterà parlare di immigrati ogni giorno o elencare i santi della Chiesa cattolica o inventarsi sparate che di solito durano meno di 24 ore. Bisognerà salvare l’Italia, risolvere i problemi reali, agire sull’economia, sul lavoro, sull’istruzione, sull’ambiente, sulla lotta alla mafia. Ma quella vera, non quella dei tweet e delle dirette Facebook. Bisognerà… governare.

Riuscirà Salvini a fare questo, a farlo davvero?

Salvini sa fare campagna elettorale, ma sa governare?

Secondo molti, no. E’ bravo in campagna elettorale, sa approfittare della mediocrità dei suoi avversari e, grazie a una comunicazione senza scrupoli basata sulla continua demonizzazione di avversari reali o immaginari e su una narrazione propagandistica dei fatti poco aderente alla realtà, sa come plagiare il suo elettorato. Come fanno quasi tutti i politici, certo: ma lui meglio di altri.

A quel punto, è opinione di molti, potrebbe iniziare la caduta di Salvini, così come quando si arriva in cima a una montagna e poi si inizia a scendere, o a rotolare giù.

Probabilmente resterà leader del centro-destra, ma non riuscirà a creare quell’impero che forse sogna, quel dominio che può durare decenni, come fu il ventennio berlusconiano, e che addirittura travalichi i confini nazionali. Il suo sogno di una destra europea sovranista finora non è andato molto bene, l’abbiamo visto alle recenti europee.

Vedi anche: Cosa ha fatto il governo finora?

Salvini è solo e isolato, adorato dai suoi sostenitori in Italia, ma mal visto nel resto d’Europa, dove infatti evita accuratamente di andare. Dunque il suo regno mediatico durerà forse ancora qualche anno, forse un po’ di più, forse un po’ di meno, ma a un certo punto arriverà anche per lui il declino. Oppure, come abbiamo già visto accadere altre volte, arriverà improvvisamente, velocemente e ineluttabilmente.

E se questo è più che altro un suo problema, quello che invece dovrebbe preoccupare tutti noi è cosa sarà successo all’Italia nel frattempo. Quanti soldi e quanto tempo si sarà perso, quanti danni all’economia e al tessuto sociale del paese si saranno fatti, e quanto tempo ci vorrà per ripararli?

A queste domande purtroppo non possiamo rispondere, ma arriverà il giorno in cui dovremmo farlo.

Vedi anche: Qual è il futuro di Di Maio?

© copyright (01/07/2019)

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