Carta al macero

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Sei secoli sono trascorsi da quando Guttenberg inventò la carta stampata. Pochi decenni da quando il web ha cambiato la nostra vita. Due rivoluzioni: gli uomini della stirpe di Steve Jobs ce le hanno solo ricordate. Immersi nella storia, oggi assistiamo a una svolta epocale. La colonizzazione globale della rete ha profondamente trasformato il nostro modo di relazionarci con il mondo. Un processo inarrestabile. Dialoghiamo attraverso i social networks, attingiamo informazioni dalla rete. Conosciamo, apprendiamo, parliamo, nutrendoci di nuovi linguaggi. Julian Assange e il suo WikiLeaks ci hanno spalancato le porte delle segrete stanze delle diplomazie internazionali. Testate online come l’Huffington Post ci hanno mostrato come sia sempre più il web a digrignare i denti di fronte al potere. Grandi e prestigiosi gruppi editoriali stanno cambiando le loro strategie per conquistare quote di quel mercato senza confini che è internet. Non siamo più nella fase dell’esplorazione dell’ultima frontiera. Ciò di cui andavano a caccia i pionieri della rete, la comunicazione digitale di massa, è realtà che mastichiamo quotidianamente. Il web ci dice oggi ciò che i quotidiani ci diranno domani. Ci conduce dietro le quinte, dà voce al dissenso, cambia persino l’alfabeto della politica. Basti pensare alle rivoluzioni che hanno appena attraversato il Nord Africa, alle manifestazioni di protesta che ci arrivano dall’Iran e da tutti i Paesi sotto il tacco di democrazie di facciata: si alimentano di gigabyte, è la rete a spaventare oligarchie e dittature. Così la carta va sempre di più al macero, l’editoria cambia pelle, l’economia corre spedita incontro a questa metamorfosi. Qualche dato per farsi un’idea. Oggi il mercato pubblicitario su Internet costituisce il 14% del totale, solo 5 anni fa era a quota 4%. E presto in Italia lo scenario sarà lo stesso degli Stati Uniti, con investimenti che a fine anno raggiungeranno gli 1,2 miliardi di euro, con spazi di crescita ancora enormi, tanto da prevedere (stima di Iab Italia) che la internet economy fra quattro anni varrà il 4% del Pil nazionale. Il Bel Paese non ha ancora raggiunto i numeri prodigiosi del Nord Europa, che per primo nel vecchio continente ha puntato sulla rete per colmare le grandi distanze. Ma il passo è breve. E se per l’ebook, ultimo confine, continuano le frizioni con il popolo degli aficionados della carta (ma quanto resisteranno?), le librerie online mostrano impennate e mietono clienti. E dire che qualcuno qualche anno fa profetizzava tuttalpiù solo un radicale cambiamento dei linguaggi, qualcosa che avrebbe potuto, al massimo, dar fastidio ai latinisti. Si sbagliava.

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