La rivoluzione targata Cinque stelle non si fermerà davanti a niente

Quei nuovi barbari che sognano di cambiare l’Italia intera
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«È una corsa verso la barbarie che pare senza fine» ha dichiarato il Presidente del consiglio Enrico Letta commentando il crescendo di insulti targati 5 stelle nei confronti della Presidente della Camera Laura Boldrini, la giornalista di La7 Daria Bignardi e prima ancora quella dell’Unità Maria  Novella Oppo. Stimolati, quando non aizzati, dal Leader maximo Beppe, il peggio di simpatizzanti e attivisti pentastellati ha vomitato su Facebook e Twitter una valanga di spazzatura verbale letteralmente irripetibile.

Letta ha ragione dunque nell’evocare lo spettro di una nuova invasione barbarica che, secondo quanto si legge in molti editoriali e dichiarazioni di questi giorni, metterebbe addirittura a rischio la democrazia? Sì, certamente sì. Ma il Presidente dimentica che se il novello Odoacre, Beppe Grillo, può credibilmente aspirare a far cadere l’impero dei partiti è solo perché l’agonia di Roma dura ormai da troppi anni. E il successo del M5S è direttamente proporzionale all’inconsistenza e all’inettitudine degli altri. Più o meno tutti, senza eccezioni.

Solo per fare qualche esempio tratto dalla cronaca recente: la Ue lancia l’allarme sulla corruzione in Italia che inciderebbe per una cifra astronomica valutata in circa 60 miliardi? Nuovi voti che entrano nella cassaforte di Grillo. Perché del suo movimento tutto si può dire, ma non certo di essere responsabile del degrado e della corruttela che infesta il Belpaese. L’ormai ex presidente dell’INPS(cioè, in teoria, il presente e il futuro di moltissimi tra noi) Antonio Mastropasqua, detto “Mister 25 poltrone“, indagato dalla procura di Roma, si dimette in vista del tardivo decreto legge che rende incompatibili doppi incarichi per chi nel maggior ente previdenziale italiano ricopre il ruolo di presidente? Miele per il Movimento 5 stelle e i suoi due leader, Beppe Grillo e l’ormai celebre eminenza grigia Gianroberto Casaleggio. I quali, il “sistema” non lo vogliono riformare, lo vogliono abbattere. E lo dicono senza mezzi termini. Insomma, vogliono la rivoluzione, anche se non violenta. Almeno fisicamente, se non verbalmente. Contrariamente a quanto crede qualche illuso, alleanze con altri partiti Grillo non le farà mai, come dichiarava già nel 2010,(http://www.youtube.com/watch?v=6U2u8k7XFz4) semplicemente perché i partiti, gli altri, tutti, li vuole distruggere.  Vederli sparire. Sprofondare. Si fan così le rivoluzioni. Che, come segnalava a suo tempo Mao Tse Tung, non sono certo un pranzo di gala. Grillo e Casaleggio lo sanno. Per questo, in attesa che la rivoluzione si realizzi e cinque stelle cinque, brillino sul Paese intero, fomentano la rabbia allo stato puro.

Insomma, la classica rivolta popolare. Sì, anche quella becera, violentemente sessista (sai che novità, in un Paese che non hai mai rinnegato fino in fondo il suo intimo e profondo machismo latino), verbalmente incontinente, che si manifesta sul web, rampa di lancio per la rivoluzione che verrà. Già, perché nel futuro immaginato da Grillo e Casaleggio, la nuova Italia libera e liberata dal virus partitocratico, è una specie di “dittatura del popolo” realizzata attraverso la rete. Un delirio post-ideologico, tanto fumoso quanto ad altissimo rischio di manipolazione (molto di più del tasso che già la democrazia rappresentativa ha insito nei suoi meccanismi), che Casaleggio teorizzava già cinque anni fa. http://www.youtube.com/watch?v=JodFiwBlsYs

Se non si capisce questo, non si comprendono fino in fondo le “barbarie” di cui parla Letta e con lui, tutta la politica e la stampa mainstream in coro, preoccupate quanto il Presidente del consiglio, oltre che del presente, anche degli scenari futuri che potrebbero aprirsi da un’ulteriore crescita del M5S. Fino alla vittoria finale. Ammesso e non concesso che arrivi. Ma può davvero farcela Grillo? Un’ipotesi per nulla folle. Solo che, paradosso, non dipende da lui, ma da chi ha in passato e anche oggi ha in mano le leve del potere. Senza un autentico riformismo, non di facciata, se non ci liberiamo una volta per tutte del gattopardismo che ha contraddistinto il riformismo all’italiana, quel “fingere di cambiare perché resti tutto come prima”, Roma e con lei il Paese intero potrebbero davvero essere consegnati mani e piedi al grillismo e alla sua visione rivoluzionaria, con venature misticheggianti e para religiose, del Nuovo Ordine da instaurare. Non diversamente, per altro, da qualsiasi altra rivoluzione si ricordi nella storia. La sfida è aperta. Dal suo esito finale dipenderà il nostro futuro e con esso, quanto meno, quello dell’Europa intera.

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