La grande industria del gossip

Non conosce crisi. E’ un’industria che fa girare l’economia: 3 miliardi di dollari solo negli USA. Più o meno un quinto, qui da noi. Ma perché il gossip ci attira tanto?
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“La sai l’ultima?”. No, non la barzelletta sui carabinieri, ma l’ultima fiamma di Mario Balotelli. O l’ultima volta che Nicole Kidman si è fatta di Botox (ma adesso basta: ha deciso di farla finita perché desidera “ricominciare a muovere la fronte”). O ancora l’ultima spesa folle di Paris Hilton in gita in Europa a colpi di migliaia di euro per negozio oppure – pare un’invenzione ma non lo è – quella volta che la bionda ereditiera è stata avvistata in un supermercato, e spingeva pure il carrello da sola!

Ma non c’è niente da ridere. Siamo in milioni a sbirciare ogni giorno dal buco della serratura dei cosiddetti vip per conoscerne virtù e vizi, che generalmente sono molti, amori e tradimenti, vittorie e sconfitte, stipendi principeschi o clamorose svolte di vita. Lo sapevate che la più famosa pornoattrice del momento, Sasha Grey, ha deciso di lasciare per sempre il mondo dell’hard per diventare una deejay?

Naturalmente, l’annuncio l’ha fatto sulla sua pagina Facebook che, insieme all’altro social network che va per la maggiore, Twitter, è ormai diventato un aggiornatissimo tabloid gossipparo capace di mandare in pensione il più agguerrito paparazzo presente sulla piazza: se non altro perché sui social, i vip, a generare pettegolezzi virali ci pensano da soli ben consapevoli che l’onda va sempre cavalcata, mai abbassare la guardia!

Il gossip sui social network

Di Belen Rodriguez e Stefano De Martino esiste una pagina Facebook di coppia (non si sa se creata direttamente da loro, ma certo non ostacolata dai due) in cui vengono regalati ai loro fan, oltre 60 mila, tutti i dettagli della loro vita privata. Ulteriore grasso che cola per il duo: sempre su Facebook la bella Belen da sola fa quasi 2 milioni e mezzo di fan surclassando, il muscoloso compagno fermo a poco più di 100 mila. Però dai, buttali via…

Ma se pensate che tutto questo non vi riguardi, abbandonate ogni speranza, ci siamo dentro tutti. Fino al collo. Perché il gossip è un’industria che fa girare l’economia come una trottola: muove tre miliardi di dollari solo negli Stati Uniti. Più o meno un quinto di quella cifra, qui da noi.

Il gossip sui giornali

Impegnate ogni giorno a spulciare nelle vite degli altri ci sono decine e decine di riviste, rotocalchi, servizi televisivi, siti internet, e anche, perché no, i cosiddetti “giornali seri”. Pensavamo fosse un argomento di interesse esclusivamente dei giornali femminili, ma non è così: anche i grandi quotidiani non disdegnano di infilare nello loro austere pagine notizie di gossip.

Indimenticabili i tantissimi servizi nelle pagine sportive di tutti i quotidiani sulle peripezie amorose di Federica Pellegrini, naturalmente solo perché interessanti “ai fini delle sue prestazioni sportive”.

Ancora più spinte le edizioni online dei vari quotidiani, quasi tutti dotati della famigerata colonna destra. Mentre scriviamo, sulla sua colonna destra Repubblica,it riporta “Sarah Ferguson e Andrea di nuovo amore dopo 17 anni”, “Le fidanzate di Giletti e la gelosia di Tinto Brass”, “A tavola con i famosi, i ristoranti dei nostri vip”.

Il gossip sui reali inglesi

Memorabili anche le lunghe ore di diretta video da Londra su tutti i principali quotidiani online, con immagine fissa di fronte a un ospedale, per la nascita del Royal baby George, il figlio di Kate e William, nato il 22 luglio scorso alle 16.24 ora locale, le 17.24 in Italia. Un bel bambino che, ci informa il Corriere della Sera, alla nascita “pesava 3,798 chili (8 libbre e 6 once)”.

Niente di cui stupirsi: il piccolo erede al trono britannico quand’era ancora un minuscolo feto era già una macchina da soldi (Leggi Monarchia SPA: per gli inglesi anche la gravidanza di Kate è una questione di business).

Il povero George ancora non lo sa, ma vale miliardi. E per tutta la vita avrà a che fare con milioni di occhi interessati a conoscere ogni dettaglio della sua esistenza. E qualcuno naturalmente intenzionato ad accontentarli: non ci stupiremmo di trovare nelle mail d’agenzia, alla prima colichetta del nascituro, un bel comunicato stampa.

Perché lo facciamo?

Ma cosa induce milioni di persone a spulciare giorno dopo giorno nelle vite degli altri, dei vip? Fermo restando che il pettegolezzo è antico come il mondo, una delle risposte ritenute ancora oggi interessanti la diede parecchi anni fa Gisèle Freund, fotogiornalista (una delle prime donne) tedesca scappata a Parigi dopo l’avvento del nazismo nel 1933, che scrisse: «leggendo le storie d’amore, i particolari della vita intima di persone celebri e fortunate [le donne] possono sognare e dimenticare la propria esistenza, spesso mediocre. La stampa scandalistica è anche un mezzo per sfogare l’odio che nasce dalla difficoltà della vita».

E’ ancora vera una simile interpretazione? Certamente sì, ma bisogna aggiungere una variante contemporanea.

Oggi il gossip è cambiato

La Freund si riferiva a un’epoca in cui la stampa, decisamente più tendente all’autocensura (o alla censura) di quanto accade oggi, raccontava essenzialmente eventi lieti riguardanti le case reali e i grandi attori. Oggi il gossip e chi lo racconta, è molto cambiato: si è esteso a un numero enorme di personaggi, – dalla tv allo sport, alla cronaca (anche nera) a emeriti sconosciuti miracolati da una sola apparizione televisiva – di cui spesso si mettono in evidenza storie d’amore tragicomiche, tradimenti, furiosi litigi, lacrime e volgarità d’ogni sorta, restituendo così un’immagine pecoreccia e molto più vicina alla vita reale, di questo star system allargato.

Risultato? Se un tempo la cronaca rosa serviva per dimenticare le difficoltà di ogni giorno, oggi si spiano i vip anche per sottolineare la differenza, in senso negativo, con la nostra vita. Insomma per valutarli e giudicarli, spesso deriderli e sbeffeggiarli, magari insultarli su Facebook o Twitter.

La gente quindi non desidera più vivere certe vite “speciali”? Certamente sì ma, paradossalmente, nell’epoca in cui è pubblico perfino il fatto che un vip molli un peto (famosa quell’intervista in cui un famosissimo attore americano si lasciò tranquillamente andare a rumorose esternazioni, almeno così raccontò il giornalista), l’invidia è diventata privata. Almeno quella.

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