Donne e Media, fino a quando?

139277870 Ricordate “Se non ora quando“? Quasi un anno è ormai trascorso dall’imponente scatto di orgoglio che ha portato nelle piazze italiane milioni di donne. Mamme, nonne, figlie, giovani e meno giovani. Caparbie, indignate , soprattutto finalmente allo scoperto contro il machismo che infetta la società italiana. Pensavamo che si fosse solo all’inizio di una nuova, felice, stagione di riscatto. E che avesse cominciato a calare il sipario sulla grande abbuffata televisiva di starlettes e showgirls, con un corredo di disvalori che ci appiattisce nel ruolo di oggetti sessuali, che ci umilia e ci toglie, nei fatti, la possibilità di essere al pari degli uomini ai nastri di partenza, per giocarci il futuro con le nostre armi, quelle della competenza e del merito, nell’arena della concreta applicazione delle pari opportunità. Oggi dobbiamo ringraziare la ministra al Welfare Elsa Fornero per averci ricordato che ancora una volta stiamo rischiando di smarrirci. Fornero ha ammesso: guardo poco la televisione. E ha spiegato il perché del suo rifiuto, quel suo sentirsi offesa dall’immagine femminile che entra nelle case delle famiglie italiane attraverso il piccolo schermo. Ci ha ricordato il pericolo gravissimo dell’identificazione e dell’assorbimento passivo della cultura patriarcale. Ci ha redarguito, in fondo, per le nostre colpevoli dimenticanze, clonazioni del virus della rassegnazione, dell’indifferenza, dell’omologazione. E’ passato un anno da “Se non ora quando?”, e la distanza è già siderale. Non si è sopita la nostra legittima indignazione ma ancora una volta abbiamo rinunciato ad esercitare il potere, ci siamo ritratte. Avremmo potuto mettere a riposo il telecomando, fare leva sulla forza di modificare cultura, mercato, idee. Ancora una volta abbiamo invece affidato al legislatore di turno il compito di battersi per noi. Pur sapendo che nulla – né le leggi, né le dichiarazioni spot, né i lodevoli intenti – può incidere veramente su quel subdolo machismo strisciante, spesso ammantato di paternalismo, che ci nega diritti, ci ruba dignità, ci priva di mezzi per affermare quell’eguaglianza che i padri della Costituzione sancirono più di un mezzo secolo fa e che gli uomini ancora oggi ci rifiutano nella sostanza. Loro sono rodati e allenati da secoli di contiguità con la gestione del potere, noi abbiamo iniziato solo da pochi decenni a misurarci con le sue regole, a sperimentarlo, tra successi (pochi) e fallimenti (ancora troppi). Il femicidio continua a mietere vittime, il tasso di disoccupazione femminile continua ad essere più alto di quello maschile – uno sfregio che l’Europa non riesce a cancellare -, le retribuzioni restano mediamente più basse di quelle degli uomini, a parità di ruolo, e quella grande manipolatrice che è la televisione prosegue imperterrita a proporci l’immagine di una donna che asseconda e nutre le fantasie sessuali maschili. Fino a quando?

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