L’alfabeto della stampa italiana: A di Allerta meteo!

La stampa italiana sembra ossessionata da alcuni temi ricorrenti. Iniziamo il nostro alfabeto dalla A di Allerta meteo. Vi ricordate quando in estate faceva caldo e in inverno freddo? Ora non è più così semplice…BNK8YX_copia

Vi ricordate quando in estate faceva caldo e in inverno freddo? Quando il meteo era solo un appuntamento serale in tv col colonnello Bernacca che con un gessetto disegnava sulla lavagna i movimenti delle masse d’aria atmosferica, cioè i venti, per arrivare alla fine a dirci se il giorno dopo avrebbe fatto bello o brutto? Roba di un secolo fa, per davvero, non solo perché oggi le previsioni della giornata, del prossimo mese, anno e secolo, siamo abituati a bercele ancora prima del caffè mattutino. Ma soprattutto perché adesso un temporale non è più solo un gran cumulo di nuvole nere con allegati tuoni e fulmini, ma un Signor ciclone “a prescindere”, degno di allerta meteo.

Parola d’ordine: esagerare
Qualche giornata estiva oltre i 30 gradi? Una discesa negli inferi che mieterà sicuramente vittime tra anziani e bimbi (appuntarsi: bere molta acqua, mangiare molta verdura, non uscire nelle ore più calde della giornata) oltre che, naturalmente, un’allerta meteo. Una spruzzata di neve a marzo? La pianura padana si trasforma nella taiga siberiana. E fortuna che orsi e lupi sono indifferenti alle allerte meteo, altrimenti ce li ritroveremmo scorrazzare a branchi su e giù per l’Autosole, da Milano a Napoli, con grave intralcio per il traffico. Ma è davvero così?

Il global warming dei media
Il riscaldamento globale ha già prodotto gli irreversibili e devastanti cambiamenti climatici che da anni ci vengono periodicamente propinati a mezzo stampa con toni sempre più allarmistici? Naturalmente no, anche se gli effetti del global warming sono reali e ampiamente dimostrati scientificamente, per ora a subirne le conseguenze più gravi sono soprattutto i media, siti, tv e giornali che, pur di catturare un utente in più, infilerebbero volentieri la loro madre in un tornado filmandone l’ascensione al regno dei cieli. In diretta, ovviamente.

Chi la spara più grossa
Insomma, per farla breve, l’estate è sempre quella e sempre piuttosto calda, lo stesso dicasi dell’inverno (in cui però solitamente fa freddo, sia chiaro) e delle mezze stagioni (marzo è ancora pazzerello, “guarda il sole e prendi l’ombrello”), cambiare sono state le previsioni meteo, oggi un vero e proprio business per giornali, siti e televisioni. Tutti quanti allegramente impegnati nel farsi concorrenza cercando di spararla più grossa possibile. Già, perché Barnacca e il suo stile serio e didascalico sono ormai solo un lontano ricordo: il meteo è ormai un pezzo di showbiz capace di raggiungere in tv share del 30% di audience, con tutto quel che ne consegue in termini di introiti pubblicitari.

E l’estate diventò un inferno dantesco
Antonio Sanò, direttore di meteo.it, a cui va l’indiscusso merito di aver introdotto, sul modello americano, roboanti appellativi ai vari fenomeni atmosferici, grandi o piccoli che siano, ha fatto scalare alla sua creatura le vette della classifica italiana dei siti d’informazione piazzandosi al secondo posto. E tutto grazie a Minosse, Caronte e Lucifero, che sarebbero poi i nomi coi quali ha battezzato alcuni brevi periodi in cui tra giugno e agosto di quest’anno la calura estiva ha fatto semplicemente il suo corso. Come avviene dalla notte dei tempi, solo che adesso il caldo non fa più solo sudare, ma ci proietta direttamente in un inferno dantesco da cui usciranno vivi solo i più resistenti tra noi. E pensare che in passato sarebbe bastata una doccia…

La ricetta dell’allerta
Ma qual è il segreto di un simile successo? Nessuna ricetta particolare, a parte regole buone per qualsiasi news nell’era del cosiddetto infotainment quali a) enfatizzare e b) allarmare il più possibile, se non l’intuizione che un argomento di conversazione probabilmente prediletto da quando esiste l’uomo, il tempo inteso come clima, poteva generare un enorme business. Di quelli poi che non conoscono mai crisi, perché qualsiasi temporale potrà sempre trasformarsi – a chiacchiere – in una “bomba d’acqua”, una temperatura un po’ più calda in una “giornata sahariana”, qualche giorno sotto zero in un “clima polare”, per poi lasciarci tranquilli giusto qualche giorno. Che, diomio, qualche momento di serenità ci vuole in questo mondo attraversato da continue tempeste. Almeno fino alla prossima allerta meteo.

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