USA 2020, chi è Cory Booker

Usa 2020 Cory Booker democratico candidato alle elezioni presidenziali americane ricorda Obama ma non sfonda nei sondaggi. Il programma della campagna elettorale.

Cory Booker, il senatore del New Jersey, candidato alle presidenziali americane del 2020, in questi giorni è impegnato negli stati americani del Midwest nel corso della sua campagna elettorale. Lo abbiamo incontrato nell’Iowa, il primo stato chiamato ad esprimersi per le primarie democratiche.  E mentre si prepara al dibattito di fine Giugno,  Booker, non decolla nei sondaggi anche se le sue politiche abbracciano temi cari al partito democratico.

Cory Bookere Usa 2020
Credits US Booker Campaign

Carisma e ironia che ricordano il Barack Obama dei primi tempi, fisico da ex giocatore di football, studi universitari blasonati a Stanford, Oxford e Yale.
Cory Booker, il senatore del New Jersey, avvocato con una carriera da attivista comunitario, consigliere comunale prima, sindaco di Newark poi, lo scorso febbraio ha ufficializzato la sua corsa alle presidenziali nelle fila del partito democratico.

Unità di popolo, appartenenza alla collettività, ritorno al sogno americano costruito dai padri fondatori, sono i principi della sua campagna elettorale.
Il secondo senatore afro-americano della storia a stelle e strisce, è figlio di due dirigenti dell’IBM che dal sud dell’Alabama si sono trasferiti nella costa orientale per regalare un futuro migliore alle successive generazioni.

 Cory Booker Iowa
Credits US Booker

Una storia familiare fatta di sacrifici, discriminazioni, lotte, che Booker racconta aprendo i suoi comizi nell’Iowa, con un certo pathos e oratoria che contraddistinguono la narrativa americana.
“Quando i miei genitori si trasferirono nel New Jersey fu negato loro l’acquisto della casa per via del colore della pelle, dice Booker. Grazie all’attivismo e alla lotta di un gruppo di avvocati, mio padre riuscì a comprare l’appartamento dove sono cresciuto”.

Siamo però lontani dalla narrazione dell’identità e della cultura afro-americana, tema centrale della campagna elettorale di Barack Obama.

Ai tempi di Trump, la sfida è tutta su temi caldi come la riforma del sistema sanitario, la difesa dei diritti delle donne, l’istruzione pubblica, la tutela del clima e dell’ambiente, un nuovo piano infrastrutturale, la lotta contro le grandi corporazioni.

Temi cari ai candidati democratici, compreso il senatore Booker, il quale mette sul tavolo la sua esperienza da sindaco della difficile cittadina di Newark, che, dice lui “ho risanato con un piano di sviluppo e di investimenti, alloggi a prezzi ridotti, lotta alla criminalità, creazione di un sistema scolastico produttivo ed efficente”.
Ed è proprio il piano scolastico attuato a Newark dallo stesso Booker ad essere oggetto di critiche.

All’ex sindaco, viene contestato di aver privilegiato esclusivamente, grazie al finanziamento massiccio di filantropi come Bill Gates e imprenditori come Zuckerberg, le cosiddette “charters schools”, scuole che ricevono soldi pubblici ma che godono di autonomia privata.
E di aver promosso una gestione delle stesse ispirata alle imprese private.

Lui si difende dalle praterie dell’Iowa, ribadice il successo delle charters school a Newark e si impegna, se sarà eletto presidente, a “garantire a tutti l’accesso all’istruzione”.
“Investire nei nostri bambini è costruire un futuro migliore”, dice Booker.

Vegano, difensore dei diritti della comunità LGBTQ, della legalizzazione della marijuana a livello federale e della lotta contro la violenza delle armi facili, sono soprattutto due i cavalli di battaglia della campagna di Brooker: la riforma della giustizia penale e i diritti delle donne.

Sul primo tema, Booker afferma che “è inconcepibile un sistema attuale che condanna i poveri e innocenti e scagiona i ricchi e colpevoli.

Mi batterò per una giustizia equa e contro le incarcerazioni di massa”.
Sul fronte del diritto alle cure e alla salute delle donne, Booker propone un nuovo ufficio alla Casa Bianca: Reproductive Freedom.

“Toccherà vari aspetti che riguardano il diritto alla salute riproduttiva e l’accesso alle cure, la diminuzione della mortalità infantile, la valorizzazione delle donne.
Privare le donne del controllo sul proprio corpo dice Booker- chiamando in causa la recente legge sull’aborto in Alabama- è anti-costituzionale.

Diciamolo chiaramente- continua il senatore del New Jersey- questa legge è un attacco alle donne povere che appartengono ad una minoranza.
In Colorado, la riduzione del ricorso all’aborto è diminuita del 40% perchè è migliorato l’accesso alle contraccezione e alle cure”.

Grande spirito di partecipazione, più attivismo politico, sono i sentimenti che accompagnano questa tornata elettorale che comincerà il prossimo novembre con il Caucus dell’Iowa.
Meno polarizzazione e toni acerbi rispetto al passato, meno slogan ad effetto, carichi di promesse e speranza, nota distintiva della prima campagna di Obama. Quella di oggi è un’ America più concreta che fa i conti con una realtà diversa. Al centro dei programmi dei candidati ci sono i bisogni attuali ed urgenti del popolo americano, insieme all’esigenza di un cambiamento socio-economico.

Ad uscirne ridimensionata nel dibattito è la politica estera ma Booker sostiene che “se fossi presidente non di certo metterei in discussione l’alleanza con l’Europa. Tutt’altro. Mi impegnerei a difendere i valori e i principi condivisi, lavorerei insieme con i nostri alleati per affrontare le sfide che riguardano entrambi i paesi e che sono legate al cambiamento climatico, le pratiche commerciali scorrette della Cina, la minaccia dei movimenti di estrema destra”.

E a proposito di questi ultimi, afferma: “Dall’America all’Oceania, passando per l’Europa, costituiscono una minaccia ai valori di base delle democrazie occidentali. La maggior parte degli atti terroristici dopo l’11 settembre, in questo paese, portano la firma dei suprematisti bianchi”.
Con oratoria religiosa, Booker invita i cittadini alla responsabilità individuale del sogno americano, all’unità dell’azione e dei sentimenti, toccando le corde di un certo patriottismo retorico: quello che richiama al sacrificio di un paese che i predecessori hanno costruito con il sangue e con le lotte ma con la visione di una terra libera, tollerante, multiculturale e di grandi opportunità.
Oratoria a parte, Booker non sfonda nei sondaggi e si piazza sesto, preparandosi al primo dibattito delle primarie democratiche a fine giugno.

Stringe mani, regala sorrisi, si presta agli inevitabili selfie e chiude il suo discorso citando alcuni versi della poesia Let America Be America Again, del poeta afro-americano Langston Hughes.
Noi, il popolo, dobbiamo riscattare la terra, le miniere, le piante, i fiumi.
L’America non è mai stata l’America per me. Eppure giuro, L’America sarà!

Vedi anche: Elezioni USA le candidate donne


Liliana Rosano vive e lavora negli Usa. Per Donne sul Web scrive di politica americana con interviste mirate a personalità della politica e economia. @lilianarosano

© copyright (11/06/2019)

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