Perché non basta una Greta Thunberg. Le donne per il clima

L’attivista svedese ha avuto il merito di coinvolgere i giovani di tutto il mondo. Ma contro l’immobilismo dei governi di fronte ai cambiamenti climatici ci vuole di più.

La crisi climatica riguarda tutti, ma di fatto se ne occupano solo i giovani. Abbiamo visto piazze gremite di minorenni in tutto il mondo, non solo in Europa, ma anche in India, sud-America, Africa, Corea, Giappone. Greta Thunberg, la 18enne svedese che ha dato il via alle manifestazioni mondiali con gli “scioperi per il clima”, ha avuto il grande merito di riuscire a coinvolgere e stimolare l’intero pianeta. Non a caso si parla di “effetto Greta” per riferirsi al coinvolgimento e all’ispirazione che la giovane attivista, partendo da sola, è riuscita a portare davvero in tutto il mondo, dai pesi ricchi a quelli più poveri.

Eppure, una Greta non basta. Il problema dei cambiamenti climatici è così grande e drammatico – e l’immobilismo e il menefreghismo dei governi così grave – che Greta, da sola, non basta. Né bastano i milioni di ragazzi e ragazze che manifestano nei Fridays for Future. Lei stessa, dopotutto, ha parlato di “youth-washing”, ovvero adulti che fingono di ascoltare e appoggiare i giovani preoccupati per il presente e il futuro del pianeta, ma solo come facciata. Poi, di fatto, non viene presa nessuna decisione seria.

All’evento Youth4Climate: Driving Ambition di Milano l’attivista ha pronunciato un discorso diventato subito leggendario, quello del “bla bla bla”. La sua accusa era rivolta ai governi e agli adulti in generale: parlate da anni di interventi concreti, ma poi non fate nulla. “Green economy? Bla bla. 2050 net zero: bla bla. Climate neutral: bla bla”. Per aggiungere poi che non c’è “un pianeta B, non c’è un pianeta bla bla”.

La situazione è così drammatica che, pur innescando un movimento globale che chiede ai governi di ascoltare seriamente gli scienziati e di prendere veri provvedimenti per contrastare i cambiamenti climatici, la situazione non sembra cambiare. I giovani di Fridays For Future fanno molto, moltissimo, ma sembra non essere abbastanza. E di certo non è colpa loro.

Le altre leader mondiali che lottano contro la crisi climatica

Esistono altre leader oltre a Greta – sì, tutte donne – come ad esempio Vanessa Nakate, ugandese classe 1996, che fra le altre cose ha fondato il Rise up Climate Movement e lotta la salvaguardia della foresta pluviale della Repubblica Democratica del Congo. Vanessa Nakate, laureata in economia, ha iniziato la sua lotta ambientalista in un paese non facile come l’Uganda, chiedendo aiuto inizialmente proprio a Greta Thunberg.

Vanessa Nakate

Impossibile non citare poi Anuna De Wever, classe 2001, attivista belga, che è stata addirittura minacciata per le sue iniziative ambientaliste. Con i social network e i passaparola ha portato l’argomento dei cambiamenti climatici ovunque in Belgio diventando molto celebre e seguita in tutto il globo.

Anuna De Wever

Negli Stati Uniti spicca senza dubbio Alexandria Villaseñor, classe 2005, fondatrice di US Youth Climate Strike e di Earth Uprising. Da sempre in stretto contatto con Greta Thunberg è una delle leader di punta del movimento globale per il clima nonché una probabile politica statunitense: si è già avvicinata al Partito Democratico, anche se pare che il suo sogno sia lavorare per le Nazioni Unite.

Alexandria Villaseñor
Alexandria Villaseñor

L’elenco potrebbe continuare: sono tante le leader – e sottolineiamo ancora: sì, tutte donne! – ovunque nel mondo, tutte giovani, preparate, agguerrite. Eppure… Eppure tutto questo sembra non bastare. Questo non significa lasciarsi andare al pessimismo, anzi. Come dice il titolo di un bel libro di Daniel Tanuro, “E’ troppo tardi per essere pessimisti”. Pessimismo, fatalismo e catastrofismo non ci portano da nessuna parte.

Ciò che serve è un cambio di sistema globale: noi tutti dovremmo prendere coscienza della gravità della situazione a pretendere che gli amministratori facciano altrettanto. Dal locale al globale. Dal nostro comune al nostro governo. Ovunque. Il problema è un sistema malato, e non sarà lo stesso sistema a guarirsi da solo.

Le leader, a volte anche molto carismatiche, come Greta e le altre, vanno benissimo, ma da sole non bastano. Hanno bisogno che non solo qualcuno le ascolti, ma anche che qualcuno agisca. Hanno bisogno di tutte e tutti noi.

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