Le Convulsioni Febbrili

2 gennaio 2010 – I consigli del Professor Sandro Ungari
Le convulsioni febbrili sono improvvise perdite di conoscenza, accompagnate o meno da movimenti  involontari, in occasione di febbre
Sono piuttosto frequenti nei bambini più piccoli – gli infanti- tanto che in dialetto romanesco vengono chiamate infantiglioli: circa il 3% dei bambini peraltro sani, tra l’età di 6 mesi e 5 anni, ne ha almeno un episodio. Possono verificarsi in occasione della VI malattia o malattia dei tre giorni (appunto perché dura circa 72 due ore solo con febbre elevata e è seguita da eruzione cutanea simile a quella della rosolia). Spesso uno dei genitori o un fratello maggiore, da piccoli, risultano averle avute.

Il paziente improvvisamente diventa pallido o cianotico, perde conoscenza e può irrigidirsi o avere delle contrazioni muscolari ritmiche (simili a quelle del brivido, ma più grossolane) o perdere il tono muscolare, come uno svenimento. Durante l’episodio convulsivo smette di respirare (appare così cianotico), serra i denti (ma è eccezionale che si morda), sbava, ha lo sguardo fisso e i bulbi oculari ruotano verso l’alto, perde feci e urine. La febbre non è necessariamente molto elevata, ma può diventarlo nei minuti che seguono.
Le contrazioni muscolari, la rigidità o l’atonia possono essere isolati o succedersi uno dopo l’altro, essere generalizzati o limitati –ad esempio ad solo arto o a metà corpo. La loro durata è abitualmente breve, da alcuni secondi fino a pochi minuti (ma che a chi vi assiste sembrano tanti), possono talora aversi nuovamente nelle ore successive e sono seguite da un profondo sonno ristoratore.
Nel tempo, solo fino a 5 anni,  in occasione di altra malattia febbrile possono ripetersi, specie se il primo episodio si è verificato prima dei 18 mesi di vita o con febbre non elevata.
In genere, al primo episodio, viene consigliato ai genitori di portare il bambino in ospedale (con la propria vettura, se disponibile, evitando di perdere tempo a far venire un’ambulanza; bisogna però guidare con prudenza: non c’è fretta!) per diagnosticare la causa della febbre, soprattutto per escludere che non sia una meningite. Se l’episodio convulsivo è stato generalizzato e non si è ripetuto nelle 24 ore successive, non è abitualmente necessario praticare un elettroencefalogramma: è ben vero che una convulsione febbrile può essere la prima manifestazione di un’epilessia (che è peraltro piuttosto rara), ma non c’è comunque alcuna urgenza di porre questa diagnosi.  

Per far cessare la crisi esistono microclismi  di un farmaco (il diazepam) che vengono praticati introducendone l’estremità nel retto del bambino per circa 3 cm, spremendone quindi il contenuto e tenendo poi le natiche accostate per un paio di minuti ad evitare che fuoriesca. In caso di cianosi non praticare la respirazione bocca-a-bocca che può essere tanto dannosa quanto inutile.  

Abitualmente, come sopra detto, la convulsione si interrompe spontaneamente dopo meno di 2-3 minuti e quindi non solo è inutile praticare il microclisma, ma anche sconsigliabile perché esso, dopo un primo periodo di torpore, dà irrequietezza e agitazione.

Ad evitare che in occasione di episodi febbrili la crisi abbiano a ripetersi non è indicato l’uso preventivo di tranquillanti o di antipiretici: questi ultimi andranno somministrati come al solito, cioè quando la temperatura supera i 38,5-39 gradi.

Da quanto precede risulta quindi che le convulsioni febbrili sono un fenomeno non pericoloso per la vita o l’intelligenza e che non si verificano più dopo l’età di 5 anni. Non devono in alcun modo essere un ostacolo per una vita normale del bambino e della sua famiglia. E’ ben vero che sono una manifestazione estremamente sgradevole a vedersi ma non dannosa e quindi non bisogna farsi prendere dal panico e provocare guai maggiori facendo incongrue manovre di rianimazione o causando, durante il trasporto in ospedale, un incidente stradale!

Sandro Ungari

 

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