Come si organizza un matrimonio: intervista a Cristina Gjomarkaj Verger, wedding planner

“Gli americani vogliono sentirsi italiani per un giorno”. Intervista a una delle più famose wedding planner di New York. Con lei abbiamo parlato dell’organizzazione dei matrimoni, prezzi, mete più gettonate e differenze tra Usa e Italia.

Sposarsi all’estero oggi è più di una semplice tendenza. Un fenomeno che parte ancora una volta dagli Stati Uniti, dove nasce la cultura delle destination wedding che sta prendendo piede anche in Italia. Cristina Gjomarkaj Verger, romana ma newyorchese di adozione, è una delle delle più famose e quotate wedding planner con base a NY e uffici a Milano e Roma.

Cristina Verger Jimmy Ryan

Si trasferisce a New York da giovanissima insieme alla famiglia, proprietari di un albergo a Roma, e nella Grande Mela comincia sin da subito ad acquisire esperienza nel settore dell’accoglienza e dell’ospitalità. E’ stata direttore del catering al St.Moritz Hotel di NY e al Windows on the Worls, il famoso ristorante che si trovava in cima a quello che era il 1 World Trade Center. Ad oggi e` la prima donna ad aver ricoperto la carica di capo del dipartimento eventi speciali del prestigioso Harvard Club di NY City.

Quindici anni fa decide di dare vita alla realtà imprenditoriale che porta il suo nome, specializzandosi in wedding planning e organizzazione di eventi. In questa intervista, ci svela i segreti di questo lavoro, come sposarsi all’estero, cosa vogliono i clienti e le differenze tra un matrimonio in Italia e le nozze in Usa, oltre al fenomeno tutto americano, delle destination wedding.

I matrimoni negli Stati Uniti richiedono un’organizzazione molto complessa dove la figura della wedding planner gioca un ruolo importante. Quali sono le differenze rispetto all’Italia?

Il matrimonio in America si organizza con almeno un anno e mezzo in anticipo e richiede molta cura dei dettagli.
In Italia, solo di recente le wedding planner stanno diventando popolari ma restano le differenze rispetto al ruolo delle colleghe americane.

Oltreoceano si affida in toto l’organizzazione del matrimonio nelle mani delle wedding planner. Siamo come degli architetti che, dopo aver intuito le esigenze del cliente, tracciamo la nostra visione, incontrando quella dei clienti, mettiamo su la squadra e supervisioniamo i lavori. Ma siamo anche un po’ psicologhe perchè essere delle brave wedding planner significa anche e soprattutto capire il profilo dei nostri clienti.

Cristina Verger -Jimmy Ryan

In Italia il ruolo delle wedding planner è più marginale e spesso convive con quello delle famiglie, madri, sorelle, suocere in primis, che hanno un potere decisionale nella gestione di tutta la complessa macchina organizzativa: dall’abito alla torta nuziale.

Un’altra differenza è che mentre in America il giorno del matrimonio è un momento di spettacolo e tutto viene fatto per stupire gli ospiti, puntare sulla spettacolarizzazione dell’evento, in Italia è più sobrio, rimane un evento dove la famiglia e i suoi valori restano il fulcro di tutto. Ma anche in Italia le cose stanno cambiando e si imita ancora una volta gli americani, nel bene e nel male, con celebrazioni in stile stelle e strisce.
Sicuramente nel matrimonio americano si balla tanto e si è meno rigidi che in Italia.

Quanto costa sposarsi negli Stati Uniti per un italiano che vuole coronare questo sogno oltreoceano?

E’ difficile stabilire un prezzo perchè i fattori sono tanti e tutti diversi: dal luogo che si sceglie, la durata del giorni che si vogliono trascorrere all’estero, il tipo di ricevimento.

Posso azzardare una cifra che va da un minimo di 15 mila dollari ad un massimo di 100 mila. Ripeto però: sono stime approssimative perchè i dettagli nell’organizzazione di un matrimonio sono tanti e diversi.

Quali sono i luoghi più richiesti per un matrimonio all’estero?

Se parliamo di italiani che vogliono sposarsi negli Stati Uniti indubbiamente New York è la destinazione principale ma anche la west coast, soprattutto la California. Per l’americano invece che vuole sposarsi all’estero non si ha alcun dubbio: è l’Italia la meta preferita.

Nella penisola la meta più gettonata è la Toscana, perchè è la più accessibile e la regione che ha molte strutture a disposizione, la Sicilia, molto apprezzata e in voga negli ultimi anni, la costiera amalfitana con Capri come destinazione da jet set o Ravello per chi non può spendere cifre da milionari.

Come si svolge il matrimonio-tipo che organizza lei come wedding planner. Spesso è incluso anche il viaggio di nozze?

Di solito parliamo di tre giorni, di un fine settimana, e a volte sia gli ospiti che gli invitati allungano la permanenza.

Gli italiani che si sposano negli Stati Uniti, spesso decidono di rimanere più giorni a NY come viaggio di nozze o vanno nei vicini caraibi, mentre gli americani scelgono l’Italia come destination wedding ma altre mete, come la polinesia francese, le Maldive, come viaggio di nozze.

Si comincia venerdi con una cena di benvenuto agli ospiti, sabato mattina è dedicato alla cerimonia e poi al ricevimento, preceduto da un cocktail.

Negli Stati Uniti il ricevimento dura circa cinque ore durante le quali la cena viene servita in una sala che include la pista da ballo con orchestra e dj, mentre in Italia i due momenti sono separate. Si mangia e poi si balla in un’altra sala. Alcuni chiudono questa tre giorni con un brunch domenicale.

sala da ballo matrimonio usa

Che budget hanno i suoi clienti ?

Dipende tutto dal budget e da quello che si vuole spendere. Di solito parliamo di una media di spesa che si aggira tra i 100 mila e i 400 mila dollari ma siamo arrivati anche a budget di 1 milione di dollari per un matrimonio nel Vermont con 250 invitati. In quest’ultimo caso, abbiamo costruito una sorta di piccola cittadella, con tendoni per la cerimonia, il ricevimento, una pista da ballo e ovviamente tutto il catering per il cocktail e la cena.

Altri miei clienti sono arrivati vicini a quella cifra perchè hanno voluto un’orchestra di 40 violini che io ho disposto in una scalinata di marmo. La cura eccessiva per i dettagli in America alza i costi. C’è chi vuole un servizio di piatti antichi, chi un tovagliato pregiato, sedie ricercate, chi un loft a Brooklyn. Per ogni dettaglio ci si affida a fornitori diversi. Il mercato newyorchese è molto esigente e ama molto la sontuosità e l’effetto grandeur nei matrimoni.

Qual’è secondo la sua esperienza il luogo dove sposarsi velocemente?

Indubbiamente Las Vegas resta il posto dove ci si sposa velocemente ma anche a New York.

Chi decide infatti di sposarsi nel comune della Grande Mela deve fare richiesta di licenza al matrimonio tre giorni prima e presentarsi per il rito entro i tre giorni. Negli Stati Uniti non ci sono lungaggini burocratiche e tempi estenuanti per sposarsi.

Le destination wedding sono la vera tendenza dei matrimoni americani. Puoi spiegare dove ha origine il fenomeno e come funziona?

Le destination wedding nascono dall’esigenza di avere un matrimonio più intimo rispetto ai grandi numeri di un classico matrimonio americano e di celebrare il matrimonio in un altro stato, un altro paese, meglio ancora se all’estero, soprattutto in Italia.

Il Belpaese è infatti la meta preferita, con la Toscana a farla da padrona seguita dal Lago di Como. Si tratta di una tre giorni in cui io organizzo gli spostamenti, scelgo la location, il catering e tutto l’allestitmento. Il primo giorno è dedicato all’accoglienza degli ospiti, il secondo alla celebrazione e il terzo ad un brunch, se lo si desidera. L’obiettivo, soprattutto in Italia, è quello di fare vivere un’esperienza tutta italiana agli ospiti. E io punto moltissimo su questo coinvolgendo il territorio e la comunità in cui opero con la preparazione della cena, i vini locali, fioristi locali.

In un matrimonio organizzato in Toscana ho chiamato a partecipare un gruppo di sbandieratori di Siena e ho fatto realizzare dal vivo il dolce Millefoglie. Io mi avvalgo sempre di risorse umane e materie prime locali mentre alcune wedding planner spediscono container dall’America dove ci mettono dentro anche i fiori.

Quello che gli americani vogliono è sentirsi italiani anche solo per un giorno, fare un’esperienza tutta italiana. Ed in quel momento che il mio ruolo diventa quello di ambasciatrice del mio paese.

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