“Hellas Verona, per il futuro abbiamo sfide stimolanti”. Intervista a Simona Gioè

Intervista a Simona Gioè, direttore generale dell’Hellas Verona. Chi è, cosa fa, carriera e progetti del Verona Calcio.

In un mondo storicamente considerato “maschile” come il calcio, anche in ambito dirigenziale, Simona Gioè rappresenta uno dei maggiori esempi di donne che hanno raggiunto i vertici di questo mondo: dallo scorso luglio infatti la dirigente nata a Reggio Calabria è diventata direttore generale dell’Hellas Verona, squadra attualmente militante in Serie A.

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Per capire un po’ meglio quale sia il suo ruolo e per conoscerla meglio, abbiamo quindi deciso di raggiungerla in esclusiva e di parlare con lei del suo lavoro, dei progetti condivisi con il club scaligero e anche, ovviamente, di calcio femminile.

Di seguito, dunque, la nostra intervista a Simona Gioè.

Cominciamo dalle basi: “direttore generale” o “direttrice generale”?
«Non è importante, ma dovessi esprimere una preferenza direi “direttore”».

Come arriva Simona Gioè a ricoprire l’incarico di direttore generale di un club di Serie A maschile?
«Tutto inizia nel 2000, quando per una casualità mi ritrovo a fare un colloquio per la Reggina, squadra della mia città per cui ho lavorato per quasi quindici anni. In una realtà giovane, quando hai la fortuna di incontrare persone che credono in te, ti dedicano il proprio tempo e ti trasferiscono il loro sapere, facendoti crescere professionalmente e umanamente, hai la possibilità di imparare tutto e avere una conoscenza dell’azienda a 360°. Sono stati quel lavoro e quell’esperienza maturata sul campo che mi hanno portata sin qui».

Quale è il suo compito in qualità di d.g.?
«Coordino tutte le anime della parte corporate (aziendale, ndr), e sono davvero tante. L’area sportiva richiede invece una competenza e una specificità che non mi appartengono. Mi piace seguire da vicino ogni aspetto di questa azienda e lavorare al fianco di chi quotidianamente opera».

Ha trovato delle difficoltà in quanto donna nella sua carriera?
«Nessuna, ma so di essere una persona fortunata. Ho sempre cercato di pormi con disponibilità e trasparenza e reputo sia stato un atteggiamento apprezzato dalle persone che ho avuto la fortuna di incontrare. Esistono davvero persone che ascoltano, condividono, al di là del genere dell’interlocutore. Io, perlomeno, le ho sempre incontrate».

Nel Verona le figure di spicco al femminile non mancano: lei è consigliere della neonata Hellas Verona Foundation, che a capo ha come presidente Elena Setti, figlia di Maurizio Setti, e nel consiglio direttivo anche l’avvocato Antonella Benedetti…
«Il presidente Setti è sempre stato particolarmente sensibile a questo genere di progetti e oggi l’azienda è matura per potere approcciare temi di rilevanza sociale e finalizzarli in maniera concreta. L’HVF nasce già nel corso del 2021. L’iter autorizzativo imposto dalla burocrazia è stato lungo, ma questo è un progetto in cui abbiamo deciso di investire tante energie. Poi Setti, vuoi anche per il mercato in cui opera (il mondo della moda, ndr), collabora spesso con professionalità femminili».

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Simona Gioè in compagnia di Elena Setti (figlia del patron del Verona, Maurizio, e presidente di Hellas Verona Foundation)

Il presidente Setti le ha affidato un incarico di responsabilità: che tipo di rapporto ha instaurato con lui, vista e considerata la sua crescente centralità nel club?
«Il presidente ha avuto la capacità di coinvolgermi con le sue idee e i suoi progetti. È animato da una visione per molti versi innovativa di tutto ciò che lo circonda. Il rapporto si basa sulla condivisione dell’idea di azienda: giovane, dinamica e aperta a tutto ciò che rappresenta innovazione. Dialoghiamo molto, il confronto è essenziale. C’è profonda stima personale e professionale, e questo penso sia un valore aggiunto».

Il calcio femminile è in crescita esponenziale: qual è l’importanza di una squadra femminile, soprattutto in una città come Verona che in questo campo ha una forte tradizione?
«La crescita del calcio femminile è importante per tutti, soprattutto per le ragazze che vedono concretizzarsi il sogno che inseguono fin da piccole. Il percorso intrapreso è quello corretto, ma la strada è ancora lunga. Per poter competere ai massimi livelli, oggi più di ieri, sono necessari un’organizzazione e un investimento economico sempre maggiori. Il Verona ha raccolto un’eredità importante e sta facendo il massimo per valorizzare un movimento in espansione. La nostra politica è da sempre quella di investire sui giovani, la nostra città ci offre un bacino di calciatrici importante e siamo convinti che sia giusto valorizzarlo. A tal proposito siamo infatti molto contenti per gli ottimi risultati che stanno raggiungendo le nostre formazioni giovanili. Come già detto, il movimento è in crescita, me c’è bisogno di tutti per poterlo alimentare, dalle istituzioni ai partner. È un’occasione da non perdere per l’Hellas, ma anche per la città di Verona».

Come sarà l’Hellas Verona 2022/2023? La linea tracciata rimarrà la stessa, a livello di politica e strategie, o cambierà qualcosa?
«Parlando dal punto di vista aziendale, l’obiettivo è cercare di migliorare sempre, sapendo cogliere tutte le opportunità, valorizzando le professionalità che compongono il nostro club che, posso assicurare, sono molte. Il futuro riserva inevitabilmente sfide stimolanti, parlo di digitalizzazione, NFT, metaverso, fantoken e eSports, progetto quest’ultimo già partito ma che sarà ampliato e attenzionato ancor di più. La sfida sarà anche essere capaci di parlare a sempre più persone, anche al di fuori dell’Italia e del mondo prettamente calcistico. Il lancio della versione in inglese del sito ufficiale e l’utilizzo sui social di una comunicazione bilingue saranno fondamentali in questo senso. L’Hellas Verona è infine a un passo dal traguardo del milione di follower complessivi su tutte le piattaforme, e possiamo puntare anche ad andare oltre».

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