“La mia vita con Rita Levi Montalcini”

Intervista a Giuseppina Tripodi –
ABU_DABI_NEW_YORK_174Fosse stato per lei non ci sarebbe oggi traccia della documentazione sulla scoperta che le è valsa il premio Nobel per la medicina: il fattore di accrescimento della fibra nervosa. Rita Levi Montalcini l’avrebbe buttata via. Ma al suo fianco c’era la fedele Giuseppina Tripodi, il suo braccio destro, l’assistente che la segue come un’ombra da 43 anni, colei che le raccoglie e conserva lettere, carte, documenti. Che le continua ad essere accanto nella conduzione della omonima fondazione per lo sviluppo delle donne africane. Tripodi ha raccontato la sua vita accanto alla grande scienziata in un libro edito da Rizzoli, “La lezione di Rita Levi Montalcini”, fresco di stampa nelle librerie.  Uno spaccato su una grande scienziata che ci narra aneddoti e curiosità su una personalità che è un misto di “coraggio, determinazione, tenacia, onestà, correttezza etica, umiltà”. Una donna che “non si è mai tirata indietro davanti alle difficoltà”.
Chi è Rita Levi Montalcini?
E’ davvero, prima di tutto, una scienziata. Ma è anche una grande umanista, con una viscerale passione per la poesia e per la musica classica e un forte interesse per le tematiche sociali. Rita dice sempre che un ricercatore non deve fissare l’attenzione solo sul proprio lavoro ma deve guardarsi intorno e interagire con il mondo circostante. Per lei è essenziale che tutti seguano le vie della conoscenza. Perchè solo così, sostiene, si può consegnare alle future generazioni un mondo più ricco e vario.

Forse è per questo che i giovani la amano tanto…
Sì, i giovani la amano. Credo che sia per la grande apertura mentale che ha. Li ascolta, li sostiene, suscitando grande ammirazione. E lei, che pure è molto contenta di essere praticamente una star per le nuove generazioni, si meraviglia sempre. Questo perchè è una persona umile. E’ rimasta semplice, non è mai stata toccata dalla superbia.
Come vi siete conosciute?
A una festa, io avevo 17 anni. Quando dopo quel primo incontro sono andata a trovarla lei mi ha detto: sei la persona che fa per me. Nonostante non avessi una formazione scientifica mi sono buttata. Da allora sono al suo fianco. Non voglio apparire fatalista, ma probabilmente doveva essere così: altrimenti perchè io e non altri? Mi sento molto fortunata. Rita Levi Montalcini è una donna con un grande cuore e un grande cervello.
Una scienziata che ama la poesia. Quali sono i suoi poeti preferiti?
Non si sente molto vicina all’ermetismo. Si illumina leggendo Yeats, Marianne Moore, Thomas Eliot, Lawrence Ferlinghetti. Tra gli italiani ama Alda Merini, Mario Luzi, Maria Luisa Spaziani. Poi adora Garcia Lorca. Tutti poeti che la intrigano

Che cosa la indigna davvero?
La stupidità. E non ama la cocciutaggine, che complica le cose semplici.

Cosa ha imparato da Rita Levi Montalcini?
A essere eticamente corretta, come è lei: onesta con se stessa e con chi la circonda. Si accetta per accettare gli altri. Il suo obiettivo è sempre quello di aiutare il prossimo. E riesce sempre a prendere in considerazione il punto di vista di chi le sta di fronte.
Forse anche per questo ha costituito una fondazione per contribuire allo sviluppo delle donne africane…
La fondazione è una onlus, di cui io sono consigliere delegato, nata per favorire lo sviluppo attraverso l’istruzione. Lei ritiene che le responsabilità delle conseguenze delle colonizzazioni siano anche nostre, dell’Italia. E pensa che abbiamo dei doveri nei confronti delle popolazioni africane. Fino ad ora abbiamo sostenuto 12 mila persone tra giovani maschi – i soldati bambini che abbiamo contribuito a togliere dai campi di guerra nel Congo – e le donne, che in Africa sono le più svantaggiate. La colonizzazione ha bloccato lo sviluppo di queste popolazioni, noi vogliamo aiutarle a crescere. Per Rita Levi Montalcini l’istruzione è fondamentale: la considera la chiave per lo sviluppo delle donne.
Natascia Ronchetti
4 aprile 2011

 

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