Come si fa il calcolo della ritenuta d’acconto

Calcolare la ritenuta d’acconto non è affatto difficile, basta usare due formule semplici semplici che vi spieghiamo.

Il calcolo della ritenuta d’acconto è un’operazione semplice. Molti professionisti con partita iva devono inserire in fattura una serie di voci, dall’iva alla rivalsa Inps (o delle altre casse di settore), ma la ritenuta è una cosa diversa.

calcolo-ritenuta-acconto

Di seguito tutto quello che c’è da sapere sulla ritenuta d’acconto: di cosa si tratta, chi deve pagarla e alcuni esempi di calcolo.

Cos’è la ritenuta d’acconto e chi la paga?

Sostanzialmente è un modo per anticipare una parte delle tasse prima della dichiarazione dei redditi. Con questo meccanismo chi paga scala direttamente in fattura un corrispettivo che versa all’erario, entro il 16 del mese successivo al pagamento.

Sono soggetti alla ritenuta i compensi corrisposti a professionisti o artisti, sotto forma di prestazioni di lavoro autonomo o collaborazioni occasionali.

Quindi la ritenuta d’acconto è versata da un cliente verso cui si fattura, in questo modo egli funge da sostituto d’imposta. Ad esempio se un professionista fattura 100 € per un lavoro ad un’azienda (o verso chi ha partita iva), quest’ultima verserà il corrispettivo della ritenuta, che scalerà dalla fattura.

Quando si fattura ad un privato invece la ritenuta non viene inserita e l’equivalente dovuto sarà pagato dopo la dichiarazione dei redditi. Questo perché un privato non può fungere da sostituto d’imposta.

Vedi anche: Aprire la partita Iva quanto costa e quanto conviene

Ritenuta d’acconto calcolo

Il calcolo della ritenuta d’acconto in fattura è estremamente semplice, si tratta infatti di applicare una percentuale del 20%.

Quindi, se ad esempio abbiamo già concordato un pagamento lordo di 100 euro, per calcolare l’ammontare della ritenuta basterà trovare il suo 20%. Ossia, bisogna fare la seguente operazione:

(100/100*20)=20.

In questo caso la ritenuta d’acconto sarà di 20 €, somma da inserire in fattura, che il cliente verserà come sostituto d’imposta. Il guadagno netto sarà di 100 meno i 20 euro della ritenuta, cioè 80 €.

Ritenuta d’acconto esempi

Anche il calcolo inverso (per trovare l’importo della ritenuta d’acconto, partendo dal netto) è agevole. Se ad esempio dovete fare un preventivo e avete in mente un netto, ma dovete arrivare al lordo comprensivo di ritenuta, vi basta dividerlo per 80 e moltiplicare il risultato per 20 (ovvero la percentuale della ritenuta). Ma vediamo un esempio pratico, per chiarire meglio il concetto.

Supponiamo di volere un guadagno netto finale di 100 €, in questo caso il calcolo della ritenuta sarà:

(100/80)*20=25.

Quindi dovremo aggiungere 25 € (che in fattura figureranno come ritenuta d’acconto) ai nostri 100 di netto, ottenendo un lordo di 125 euro.

Un calcolo alternativo per compiere questa operazione, è quello di trovare direttamente il lordo, partendo sempre dal netto desiderato. Questo tramite tale operazione:

(100*100)/80=125 €

Tale risultato rappresenta il totale lordo comprensivo di ritenuta. La sottrazione 125-100=25 darà il valore della ritenuta (25 €), da inserire come voce specifica in fattura. I due procedimenti mostrati sono equivalenti, a voi scegliere quello che preferite.

E quando la ritenuta non è al 20%?

Esistono molte tipologie di ritenute d’acconto, per agenti e procacciatori, per i contratti d’opera, per gli appalti condominiali, per non residenti e via dicendo. Ognuna di esse ha una diversa percentuale o si calcola su un imponibile differente rispetto al totale.

Estrarre la ritenuta d’acconto resta comunque semplice, basta sapere appunto la percentuale di ritenuta da mettere in fattura, per ogni tipologia citata. Se la ritenuta d’acconto è del 30% (nel caso ad esempio di fattura per un non residente) si usano le stesse formule di cui sopra, ma ovviamente inserendo il valore del 30% al posto del 20%.

Con un lordo di 100 €, si divide per 100 e si moltiplica per 30. Quindi il calcolo sarà:

(100/100)*30=30 € (somma da inserire in fattura come ritenuta d’acconto).

Ritenuta d’acconto quando non si applica

Ci sono poi dei casi in cui la ritenuta d’acconto non è dovuta, quindi non sarà necessario effettuare i calcoli prima riportati. Nello specifico quando:

  • il compenso per le prestazioni di lavoro autonomo occasionale, sia inferiore a 25,82 euro. Questo nel caso in cui siano corrisposti da enti pubblici e privati che non hanno a oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali.
  • Se ad effettuare le prestazioni sono lavoratori o professionisti con partita iva che aderisco al regime forfettario.

A chi affidarsi per non fare il calcolo autonomamente?

A questo punto non dovresti aver più nessun problema a calcolare l’importo delle ritenute d’acconto, nei vari casi che si vengono a creare.

Se invece, nonostante queste spiegazioni, non ti sono ancora chiari i meccanismi di calcolo, il consiglio è quello di rivolgerti ad un professionista del settore. E’ il caso ad esempio di un commercialista, che ti saprà indicare immediatamente quali somme utilizzare il base all’importo netto che desideri ricevere per un lavoro.

Questo tutto quello bisogna sapere sulla ritenuta d’acconto. In sintesi il calcolo può essere svolto in vari modi, come visto negli esempi, ma bisogna conoscere l’aliquota da applicare. Solitamente è al 20% per le prestazioni occasionali, ma può anche essere diversa o non esserci affatto.

Vedi anche: Tipi di Partita Iva

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