Bonus matrimonio 2019: agevolazioni e incentivi per giovani coppie

Quali sono gli incentivi al matrimonio per chi si sposa nel 2019? Vediamo i bonus matrimonio 2019 e la nuova proposta di legge.

Sono ormai molti anni che i matrimoni, sia con rito religioso che laici, sono in calo. L’Istat ha rivelato in un report che l’81% degli uomini e il 65% delle donne tra i 25 e i 34 anni non sono ancora sposati. Questo significa che ben 8 uomini su 10 sotto i 35 anni sono celibi. E la tendenza ad evitare le nozze è in aumento.

Se aggiungiamo poi che sono in aumento anche i divorzi, si comprende il motivo per cui sono stati previsti incentivi destinati a chi si sposa.

Bonus matrimonio 2019, la proposta della Lega e le polemiche

La Lega Nord ha recentemente presentato una nuova proposta di legge che prevede incentivi per i matrimoni, ma solo per giovani sotto i 35 anni che scelgono di sposarsi in chiesa. Ancora non si sa se questa proposta diventerà effettivamente una legge visto che si sono sollevate molte polemiche relative alla sua possibile incostituzionalità.

Sarebbero infatti esclusi dal sostegno tutti coloro che per sposarsi non scelgono il rito religioso, e ovviamente anche tutti coloro che scelgono un rito religioso diverso da quello cattolico.

Se si considera che, sempre secondo i dati Istat, al 2018 il matrimonio civile in Italia viene scelto da quasi una coppia su due (46,9%) sembra facile intuire che questa proposta di legge, così com’è, difficilmente verrà promulgata come legge dal Presidente della Repubblica. Ma tutto può essere.

Invece l’assegno per congedo matrimoniale è una prestazione a sostegno del reddito già presente da qualche anno.

Vediamo allora più di preciso come si presentano questi due incentivi al matrimonio, partendo dall’assegno per congedo matrimoniale, che già si può richiedere.

Assegno per congedo matrimoniale

Che cos’è e a chi spetta

Come si legge sul sito dell’Inps l’assegno per congedo matrimoniale è un assegno che viene erogato in occasione di un congedo straordinario della durata di otto giorni per matrimonio (civile o concordatario), da usufruire entro i 30 giorni successivi alle nozze.

Questo assegno spetta ai lavoratori dipendenti che contraggono matrimonio civile o concordatario (ossia matrimonio canonico trascritto, al quale lo Stato riconosce effetti civili).

Più nel dettaglio l’assegno spetta agli operai, agli apprendisti, ai lavoratori a domicilio, ai marittimi di bassa forza dipendenti da aziende industriali, artigiane, o cooperative che abbiano i seguenti requisiti:

  • contraggono matrimonio civile o concordatario
  • possono far valere un contratto di lavoro registrato da almeno una settimana

L’assegno spetta anche:

  • ai disoccupati che nei tre mesi che precedono il matrimonio hanno prestato lavoro per almeno 15 giorni alle dipendenze di aziende industriali, artigiane, o cooperative
  • ai lavoratori che non siano in servizio, per un giustificato motivo come malattia, sospensione dal lavoro, richiamo alle armi ecc. Ferma restando l’esistenza del contratto di lavoro.

L’assegno per congedo matrimoniale spetta ad entrambi i coniugi, quando l’uno e l’altra vi abbiano diritto.

I beneficiari devono fruire effettivamente del congedo (assenza dal lavoro) entro 30 giorni dalla celebrazione del matrimonio.

Quanto spetta?

L’importo che spetta è differente a seconda della categoria di lavoratori e dalla retribuzione giornaliera si detrae la percentuale a carico del lavoratore pari al 5,54%.

Più nel dettaglio, l’assegno per congedo matrimoniale è pari a:

  • 7 giorni di retribuzione per operai e apprendisti.
  • 7 giornate di guadagno medio giornaliero per lavoratori a domicilio.
  • 8 giornate di salario medio giornaliero per marittimi
  • i giorni di retribuzione che coincidono con quelli previsti dal contratto per lo svolgimento dell’attività lavorativa in caso di lavoro part-time verticale

A chi non spetta l’assegno per congedo matrimoniale

Non si ha diritto all’assegno quando si contrae il solo matrimonio religioso. Si può aver diritto a successivi assegni solo se vedovi o divorziati.

L’assegno per congedo matrimoniale non spetta ai dipendenti di aziende industriali, artigiane, cooperative e della lavorazione del tabacco con qualifica di: impiegati, apprendisti impiegati, dirigenti. Non spetta neppure a i dipendenti di aziende agricole, di commercio, credito e assicurazioni, enti locali e statali, né a dipendenti di aziende che non versano il relativo contributo alla CUAF (Cassa Unica Assegni Familiari).

Come e quando fare domanda? E quali sono i documenti richiesti?

I lavoratori occupati devono presentare la domanda al datore di lavoro alla fine del congedo e non oltre 60 giorni dal matrimonio, allegando uno dei seguenti documenti:

  • certificato di matrimonio o stato di famiglia con i dati del matrimonio rilasciato dall’Autorità comunale
  • dichiarazione sostitutiva di certificazione ex art. 46 D.P.R. 445/00 comprovante lo stato di coniugato e contenente gli estremi del matrimonio
  • certificato rilasciato dall’Autorità religiosa, una dichiarazione sostitutiva autenticata, purché successivamente si provveda a consegnare la documentazione necessaria

I lavoratori disoccupati o richiamati alle armi devono invece presentare domanda all’Inps entro un anno dalla data del matrimonio, in uno dei seguenti modi:

  • via internet, attraverso il portale dell’Inps
  • Ai patronati

Tramite Contact Center chiamando il numero 803164 (gratuito da rete fissa) o il numero 06164164 da rete mobile (a pagamento secondo la tariffa del proprio gestore telefonico).

Come viene pagato l’assegno?

Per i lavoratori occupati l’assegno viene pagato dal datore di lavoro, per conto dell’Inps mentre per i lavoratori disoccupati l’assegno viene corrisposto direttamente dall’Inps.

Vedi anche: 

La nuova proposta di legge sugli incentivi ai matrimoni

Ecco invece qualche rapido chiarimento sulla proposta di legge avanzata da Lega Nord.
Si tratta di una proposta presentata in Aula il 13 novembre 2018 dal leghista Domenico Furgiuele. La proposta è stata firmata da altri 51 deputati.

Il bonus è limitato ai giovani sotto i 35 anni e le coppie potranno usufruire di una “detrazione del 20 per cento delle spese connesse alla celebrazione del matrimonio religioso”. La quota massima detraibile per coppia sarà pari al 20% di 20.000 euro (non di più).

Quindi la notizia che è girata secondo cui ci sarebbe un fantomatico bonus da 20 o 25mila euro per i novelli sposi è falsa.

Inoltre la cerimonia deve essere celebrata in territorio italiano e i giovani sposi devono essere cittadini italiani da almeno 10 anni.

C’è poi anche un requisito economico: l’ISEE riferito al reddito dichiarato al 31 dicembre 2018 non deve essere superiore a 23.000 euro e a 11.500 euro a persona.

Si tratterebbe infatti di un contributo economico che punta ad aiutare chi altrimenti, avrebbe difficoltà a sostenere le spese di un matrimonio.

Vedi anche:

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