Quando sedurre diventa un’arte

Quel fascino particolare che trascende l’attrazione sessuale

(2 novembre 2009) – “La seduzione non si basa sul desiderio o sull’attrazione: tutto questo è volgare meccanica fisica e carnale, nulla di interessante. Certo, il fascino della seduzione passa attraverso l’attrattiva del sesso. Ma, propriamente, vi passa attraverso, la trascende. Per la seduzione, infatti, il desiderio non è un fine, ma un’ipotetica posta in gioco. Anzi più precisamente, la posta in gioco è provocare e deludere il desiderio, la cui unica verità è brillare e restare deluso” (J. Baudrillard).
Il termine seduzione può avere un doppio significato: la capacità positiva di suscitare attrazione o, al contrario, la capacità negativa di circuire per trascinare al male con inganni.
Anche la traduzione letterale del latino seducere è: sia trarre a sé, avvincere, catturare l’attenzione, l’affetto e la dedizione; sia sviare, corrompere e traviare. In quest’ultima accezione (quella negativa), il seduttore manipola con lusinghe e promesse, conducendo il sedotto, ma anche se stesso, lontano da una relazione affettiva autentica.
In questa sede, ai fini della psicologia del benessere, a noi interessa l’accezione positiva del termine. Infatti la seduzione si sviluppa attraverso un ampio ventaglio di modalità relazionali e di rapporti interpersonali: di coppia, familiari, di gruppo, professionali, lavorativi, commerciali, ecc. Per tale motivo ognuno di noi vorrebbe essere seducente, più che sedotto, per misurarsi con la propria capacità di piacere agli altri.
L’arte della seduzione cambia nel tempo e nei vari contesti culturali, sviluppando approcci e comportamenti diversi, ma il concetto di seduzione rimane costante perché la natura umana e le passioni fondamentali dell’uomo sono immutabili. Ciascuno di noi verifica quotidianamente, a diversi livelli relazionali, quanto importante sia l’arte di farsi amare. La seduzione, vale a dire il desiderio di piacere e la capacità di suscitare l’attenzione altrui, è una risorsa fondamentale per coltivare ed arricchire le relazioni affettive e professionali, per scongiurare disagi psicologici come solitudine e depressione.
Ma se la seduzione è vissuta come un traguardo da conquistare, anche a costo della propria individualità, adottando valori e comportamenti proposti insistentemente dai media, allora può diventare a sua volta fonte di stress e frustrazione.
Pur trattandosi di un meccanismo complesso i cui fili intrecciati sono molteplici, si possono delineare alcune caratteristiche della seduzione, indicando i mezzi psicologici per svilupparla ed accrescere, poiché è un arte che si può acquisire. Non dimenticando un aspetto molto importante: prima di sedurre gli altri, dobbiamo sedurre noi stessi. Gli altri percepiscono di noi quello che noi trasmettiamo loro. Se non ci accettiamo, gli altri percepiranno ciò e qualsiasi tentativo di seduzione fallirà sul nascere.
Una disamina significativa dell’arte della seduzione, deve uscire dagli schemi precostituiti per approfondire: come conoscersi meglio e diventare seduttivi prima di tutto con se stessi; come creare interesse nei nostri confronti; come superare blocchi, timidezza e acquisire sicurezza in sé, vincendo la paura del giudizio degli altri o il senso d’inadeguatezza; come migliorare la propria vita sentimentale e sociale, incrementando la capacità di creare nuovi e appaganti legami; come accettare i propri difetti, valorizzando i propri pregi e rendersi attraenti, interessanti, indipendentemente dal proprio aspetto fisico.
Ma se proprio siamo alla ricerca di qualche consiglio per poter sedurre eccone alcuni d’autore:
INDUGIARE: Guarda […] cerca di capire dalle stesse parole se egli finga o ti preghi sinceramente e ansioso, e rispondi dopo un breve indugio: l’indugio eccita sempre gli innamorati, sempre che abbia una durata breve; ma non ti offrire arrendevole al giovane che ti prega; e tuttavia non gli rifiutare quel che chiede con parole troppo dure.
TIMORE E SPERANZA: Fa che tema e speri insieme; e tutte le volte […] gli venga una speranza più certa e una paura minore (OVIDIO “Arte di amare”).
ATTENDERE: ATTESA – tumulto d’angoscia suscitato dall’attesa dell’essere amato in seguito a piccolissimi ritardi (appuntamenti, telefonate, lettere, ritorni)… “Sono innamorato? – Si, poiché sto aspettando”. L’altro, invece non aspetta mai. Talvolta, ho voglia di giocare a quello che non aspetta; cerco allora di tenermi occupato, di arrivare in ritardo; ma a questo gioco, io perdo sempre: qualunque cosa io faccia, mi ritrovo sempre sfaccendato, esatto, o per meglio dire in anticipo. La fatale identità dell’innamorato non è altro che: io sono quello che aspetta.
(Nel transfert, si aspetta sempre – dal medico, dal professore, dall’analista. Ancora più evidentemente se sto aspettando allo sportello d’una banca, o alla partenza d’un aereo, subito stabilisco un rapporto aggressivo con l’impiegato, con l’hostess, la cui indifferenza svela e irrita la mia sudditanza; si può così dire che, ove vi è attesa, vi è transfert: io dipendo da una persona che si fa a mezzo e che impiega del tempo a darsi – come se si trattasse di far scemare il mio desiderio, d’infiacchire il mio bisogno. Fare aspettare: prerogativa costante di qualsiasi potere, “passatempo millenario dell’umanità”) – R. BARTHES “Frammenti di un discorso amoroso” Einaudi.

PER SORRIDERE DELLA SEDUZIONE

Ci volevano incensi e candele per sedurre, assicuravano esperti sui rotocalchi femminili. Poichè l’appartamento era grandissimo, cominciai dalle sette del pomeriggio ad accendere ceri rossi, di tutte le dimensioni, alcuni anche alti un metro, e incensi, dopo avere chiuso le porte-finestre sul terrazzo a mare, perchè l’appartamento, grandissimo, si prendesse d’odore. La casa doveva impregnarsi d’odore per non dare l’idea – che sarebbe stata oltretutto veritiera – di chi volesse inscenare la patetica strategia della seduzione. Lo aspettai sul pianerottolo, ruotata a tre quarti sulla porta, dava un’aria sensuale misteriosa, il trequarti, lo avevo sentito dire in televisione. Ecco a cosa serviva la televisione! A soccorrermi, nel bisogno, e mi soccorse. Gli indicai il salotto e richiusi la porta alle mie spalle. La concentrazione d’incenso, nel salone, era da camera a gas, non avevo provveduto ad aprire le vetrate, nè potevo prevedere che Rolando fosse allergico (da “7 UOMINI 7 peripezie di una vedova”, di Silvana Grasso)

Roberto Cavaliere Psicologo – Psicoterapeuta Responsabile siti www.maldamore.it e www.iltuopsicologo.it

Vedi anche: Come non sedurre una donna

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