La fine di un matrimonio: cosa succede e quali sono i segnali?

Crisi di coppia: come avviene? Quali sono i segnali, quali le soluzioni? E perché ce ne accorgiamo sempre troppo tardi? Qui raccontiamo la storia (vera) della fine di un matrimonio.

Mi chiamo Chiara, ho 41 anni e sto divorziando.

A volte bastano poche coordinate come queste a dire più di qualcosa sul passato, sul presente e probabilmente anche sul futuro di una persona.

Il mio matrimonio non è durato moltissimo: 4 anni, 6 di storia totale, convivenza pre-matrimoniale inclusa. Un modo per essere sicuri di qualcosa di cui, ho imparato poi, non si è sicuri mai.

Anche in questi tempi in cui tutto è super veloce, sei anni sono comunque una parte consistente di vita. Un lasso di tempo in cui si può incontrare una persona, innamorarsene, fare progetti a lunga scadenza convinti che dureranno per sempre, fare i conti con la consapevolezza che quel “per sempre” aveva una scadenza decisamente più ravvicinata. Ma come finisce un matrimonio? Quali sono i segnali che una coppia è in crisi?

Crisi di coppia e fine del matrimonio

La mia rottura non è stata turbolenta: niente litigi coi piatti rotti, nessuna controversia di natura patrimoniale, niente figli rimasti a scontare le colpe dei propri genitori.

Eppure, quando mi sono presentata al Comune per l’istanza di separazione e poi per quella di divorzio, mi sono trovata davanti liste di attesa di svariati mesi, a testimoniare come la mia condizione fosse tutt’altro che rara o straordinaria.

E se non fosse bastata la mia esperienza, tantissime altre simili alla mia – vissute per diretta vicinanza o per sentito dire – sono servite a restituirmi un panorama in cui le coppie si compongono e scompongono come palline in un flipper psichedelico.

Ho cominciato a riflettere sulle motivazioni, per il naturale percorso che porta ogni essere umano ad esaminare le proprie esperienze – più o meno fallimentari – per imparare dai successi come dalle sconfitte. E, nel caso di queste ultime, per non riproporre gli stessi meccanismi in futuro.

Ho vivisezionato il mio trascorso, ma ho anche parlato con tante persone, uomini e donne, nella mie stessa condizione ed ho scoperto che tutte queste storie si assomigliavano in qualche modo.

Crisi di coppia, i segnali da non sottovalutare

Comincerei col dire che i segnali che una coppia sta vivendo una crisi sono sostanzialmente gli stessi che la coppia in questione sia sposata o meno.

Quando mi sono sposata ho maturato la fiera convinzione che una differenza tra essere sposati o convivere esistesse eccome: non tanto nelle questioni di natura pratica, su chi debba pagare le bollette o fare la spesa ricordandosi che la carta igienica sta per finire, quanto sulla “posizione” in cui si sta all’interno della relazione.

Un rapporto vissuto nel quotidiano così come pure la convivenza sono condizioni che ci appaiono sulla carta più “reversibili” e ci stiamo dentro all’impiedi, sempre un po’ sull’attenti, con un pizzico di cura in più per un oggetto che ci sembra più fragile.

Il matrimonio, probabilmente per una convenzione culturale e per secoli di storia dei nostri avi che nel matrimonio, felici o meno, ci passavano tutta l’esistenza, ci fa sentire più sicuri, ci dà la sensazione di aver messo la propria bandierina su un territorio, di aver conquistato la Kamtchatka del Risiko.

Si tende a pensare che sia una tappa necessaria del percorso di vita e – una volta raggiunta quella tappa – si tira un sospiro di sollievo e ci si “siede”. La sensazione di comfort che ne deriva è piacevole ma potenzialmente pericolosa, se si perde di vista quel concetto di cura per un oggetto prezioso che dovrebbe sempre permeare lo svolgimento di una relazione.

I segnali sono gli stessi per tutti/e, coppie sposate e non sposate

Eppure ho scoperto ben presto che i segnali che avevo dovuto affrontare io erano quasi sempre gli stessi per tutti: per le coppie sposate da lungo tempo, per chi aveva dei figli, fuori o dentro il matrimonio, per chi aveva affrontato insieme il sacrificio per l’acquisto di una casa, per chi magari nemmeno viveva insieme.

Con l’essenziale rispetto per l’unicità di ogni relazione d’amore, composta da esseri tutti diversi tra loro, credo questi segnali possano essere raggruppati in quattro grandi categorie.

Ecco i segnali principali che forse la tua coppia è in crisi:

1. Niente sesso, siamo in crisi

E’ abbastanza assodato che tendenzialmente per una donna il sesso sia – o diventi col tempo – un fattore diciamo secondario della vita di coppia.

Sorprenderà quindi forse che sia una donna a mettere in cima alla lista dei segnali che testimoniano l’inizio di una crisi il progressivo impoverimento, qualitativo e quantitativo, della vita sessuale col proprio partner. Eppure credo che uno dei primi, inequivocabili segnali che qualcosa non vada sia trovarsi sempre meno e con meno voglia a condividere il talamo con la propria metà.

Non mi riferisco al naturale percorso che porta una coppia dal passare i primi tempi chiusa in casa o in macchina a fare fuochi d’artificio ad una forma più tiepida di vita sessuale. Mi riferisco piuttosto al progressivo spegnersi dell’attrazione. Più che della passione.

Questo raffreddamento ha a che fare molte volte con il fatto che col tempo ci si preoccupa meno di mantenersi “affascinanti” agli occhi del partner. Il che non significa soltanto (ma sicuramente anche) prendersi cura del proprio aspetto, ma anche alimentare quello che di noi ha attratto l’altro in primo luogo, come carattere, attitudini, passioni in senso ampio.

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Bisogna badare a mantenere viva quella quota di magnetismo che ha generato l’attrazione. E se si può fare i conti col fatto che le preoccupazioni per le bollette da pagare, l’immondizia da buttare e i figli a cui dare una mano coi compiti possano lasciare meno spazio alla “quantità” (ma no, far passare due mesi o due anni tra un amplesso e l’altro non è mai una cosa normale), è molto importante mantenere ad un buon livello la “qualità”. Sapersi rinnovare anche nell’ambito di uno spazio di incontro in cui tutto è praticamente già noto.

Questo non vuol dire appendersi ai lampadari della camera da letto travestiti da Batman per dare uno scossone alla monotonia, vuol dire piuttosto trovare un punto di incontro tra l’andare verso le esigenze dell’altro e il manifestare le proprie.

In epoca di mamme pancine che vivono il sesso in coppia come un dovere di cui liberarsi subito, tra lenzuola coi bordi di pizzo ed espressioni disgustate, è forse bene ricordare che il sesso è una delle più primitive ed istintive forme di dialogo tra due persone e, in quanto tale, probabilmente una delle più vere.

2. Il dialogo: questo sconosciuto

Il sesso non è però ovviamente la sola forma di comunicazione in coppia. Siamo esseri umani, quello che ci distingue come genere è la comunicazione verbale.

Quando questa comunicazione si spoglia di contenuti interessanti e si riduce alle mere conversazioni di servizio, quando nell’arco di una giornata intera il massimo dello scambio si assesta su “cosa hai mangiato a pranzo?” “cosa vuoi mangiare a cena?”, beh, c’è un problema.

Perché le coppie che sono più facilmente destinate a durare nel tempo sono quelle che hanno una buona intesa intellettuale di partenza e che questa intesa la mantengono viva, dandole in pasto elementi su cui confrontarsi, su cui magari anche scontrarsi e poi, ci si auspica, ritrovarsi.

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Trovate la voglia di raccontare la vostra giornata di lavoro al partner e di ascoltare la sua, di interessarvi alle persone che nomina più spesso. Coinvolgetelo nelle cose che vi toccano, che vi appassionano o che vi danno fastidio.

Mantenete aperta la finestra di dialogo diretto, evitate che il vostro partner debba scoprire di che umore siete perché lo legge sulla vostra pagina Facebook. Perché, oltre ad offenderlo, questo lo porterà a disinteressarsi gradualmente a come state, anche quando avrete voglia di raccontarglielo.

3. Fare progetti: insieme o separati?

E’ estremamente importante, all’interno di una relazione, conservare e difendere degli spazi di vita del tutto personali. Mantenere la propria individualità ci rende persone più ricche, ci consente di portare all’interno del rapporto a due delle novità, degli stimoli, di incrementare la crescita personale e di coppia.

Ma se vi rendete conto che sono molte di più le cose che fate da soli che col partner, qualcosa non va.

Quando avere degli spazi individuali si trasforma in vivere due vite separate, si mette in pratica un meccanismo tutt’altro che sano per la relazione.

Fare cose insieme cementa un rapporto, “con-dividere” esperienze aiuta a crescere insieme.

Una coppia che funziona è un vero è proprio sodalizio. Condividere un progetto di vita crea un legame, lo mette costantemente alla prova e in questo modo lo aiuta a rafforzarsi.

Il progetto di vita può essere una casa, un figlio, un impegno lavorativo, la collaborazione su una passione, l’importante è misurarsi insieme su tante piccole cose e magari su qualcuna grande. Creare i presupposti necessari a costruire qualcosa che all’esterno sia una emanazione del rapporto a due e che all’interno sia luogo utile al confronto e al supporto reciproco.

4. Chi è quell’altro/a?

La coppia è un microcosmo, ma per fortuna questo microcosmo non vive dentro una asettica bolla d’aria.

Siamo costantemente colpiti da sollecitazioni da parte dell’esterno, incontriamo continuamente persone nuove. E le persone nuove sono per l’appunto, portatrici di novità, tutto quello che sembra un fantastico contraltare alla noia della routine, del già visto e sentito, che diventa pane quotidiano in una relazione di lunga data.

Sarebbe impossibile pensare di non provare alcuna forma di attrazione, fosse pure meramente estetica, per qualcuno che non sia il nostro partner. Più ancora, sarebbe innaturale per l’essere umano che è monogamo per convenzione culturale molto più che per sua natura.

Ma quando l’attrazione verso “l’altro” diventa pressante, impellente, quando ci distrae dal vivere la nostra relazione, bisogna rifletterci un po’ su.

Capire se dell’altro ci attrae qualcosa che il nostro partner non ha, se ci sono esigenze per noi impossibili da ignorare, qualità irrinunciabili che il nostro compagno ideale non può non possedere e che ritroviamo in chi ci fa l’occhiolino fuori dal recinto della nostra relazione abituale.

Capire, magari, se quelle qualità irrinunciabili ci sono anche dove già siamo e possiamo fare qualcosa perché, da un po’ nascoste, diventino palesi e aiutino i meccanismi di coppia a funzionare meglio.

Prima che vengano fuori con qualcun altro perché noi non ci siamo impegnati abbastanza.

Quando uno o tutti questi meccanismi si inceppano non bisogna perdere la calma, ma non bisogna fare finta di niente, aspettare che le cose si aggiustino da sole.

La cosa più pericolosa da fare è restare fermi

“La cosa più pericolosa da fare è restare fermi”. Lessi questa frase tanto tempo fa e nella sua semplicità la trovo piena di significato. Quando qualcosa all’interno della propria vita di coppia non funziona ce ne accorgiamo sempre e nascondere la polvere sotto al tappeto non è mai una buona idea.

“Fare qualcosa” è sempre la soluzione. Per muovere le acque, uscire dall’impasse. Ognuno può scegliere la propria strada: che sia confrontarsi con un amico che possa dare una visione dall’esterno, più distaccata e razionale, oppure rivolgersi a degli specialisti della terapia di coppia che possano fornire delle chiavi di lettura utili ad interpretare il momento e, perchè no, una qualche forma di risoluzione o quantomeno degli indizi sul cammino da percorrere.

Secoli di canzoni d’amore, letteratura e cinematografia sul tema ci hanno restituito un’idea dell’amore favolistica, piena di principesse e di cavalli bianchi. Ci dimentichiamo spesso che il bello comincia proprio subito dopo il “e vissero felici e contenti”, che vivere in due è un vero e proprio lavoro, un impegno quotidiano fatto di piccole cose e di mille compromessi e se non si è disposti ad accettarli, tanto vale non cimentarcisi proprio.

Crisi di coppia, esistono soluzioni?

Ma anche quando tutto è stato tentato e i problemi appaiono comunque insormontabili e la loro soluzione sembra un lontano miraggio, quando bisogna arrendersi di fronte al fatto che una storia è finita è fondamentale ricordarsi che non tutto è perduto.

Lontani dalle collezioni di libri Harmony, dalle fiabe e dai film campioni di incassi che professano la religione dell’ “Unico e Solo Grande Amore”, la modernità dei nostri tempi ci insegna che nella vita possiamo vivere tanti Grandi Amori, che l’anima gemella per tutta la vita può esistere per qualche raro fortunato e non per tutti.

Che negli anni cambiamo, cresciamo, ci modifichiamo e, se proprio non abbiamo trovato qualcuno che percorresse questo stesso cammino accompagnando i nostri cambiamenti, probabilmente incontreremo poi qualcun altro che possa percorrere in armonia quel nuovo pezzo di strada con noi.

E, per fortuna, partendo da una versione più matura e migliore di noi stessi, potremo ricominciare tutto daccapo.

Chiara La Macchia

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