X Factor: i sopravvissuti. Che fine hanno fatto vincitori e finalisti?

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Aram Quartet e Matteo Becucci vinsero X-factor, e poi il nulla o quasi. Ma anche di finalisti come Giuliano, le Yavanna o Nevruz si sono perse le tracce. Siamo andati a riscoprirli.

Che fine hanno fatto i vincitori e i finalisti delle prime sei edizioni di X Factor? Molti dei lettori in queste settimane si saranno fatti questa domanda proprio mentre assistevano all’inizio della settima edizione (la seconda su Sky Tv) del celebre talent show canoro. L’anno scorso a vincere fu la rossa Chiara Galiazzo e molto probabilmente tutti ricordano che cosa ne è stato di lei dopo la vittoria: il Festival di Sanremo e soprattutto lo spot della TIM che l’ha resa celebre più per la simpatia del personaggio che per le canzoni.

Non tutti però ricordano che a vincere la prima edizione di X Factor furono gli Aram Quartet, gruppo vocale della squadra di Morgan che poi pubblicò un disco (passato praticamente sotto silenzio) e si sciolse. L’unico a sopravvivere al dopo X Factor fu Antonio Maggio, ultimo vincitore di Sanremo Giovani con la canzone “Mi servirebbe sapere”. Meglio andò alla seconda classificata Giusy Ferreri (squadra di Simona Ventura), la famosa cassiera di supermercato che nel 2008 spopolò con la hit “Non ti scordar mai di me” per poi scomparire dopo una partecipazione a Sanremo e la pubblicazione del terzo disco (ad oggi il suo sito risulta aggiornato a luglio 2012).

Quella del vincitore che si eclissa dopo pochi mesi dal trionfo sembra essere una tendenza di X Factor ma anche di altri reality ad eccezione di Amici. Ad esempio nel 2009 a portare a casa il titolo fu Matteo Becucci, allievo di Morgan dalla faccia troppo pulita, una passione smodata per i Queen e doti canore da grande performer che però fino ad oggi non sono bastate: per lui tre dischi, un musical e poi nulla. Di tutt’altra pasta il dopo X Factor di Noemi Scopelliti, che nemmeno arrivò in finale. Un contratto con la Sony, diversi singoli di successo, due Sanremo e un paio di collaborazioni importanti (gli Stadio e Fiorella Mannoia).

L’unico a dover dire grazie del tutto al reality è invece Marco Mengoni. Ha vinto l’ultimo Sanremo, questa estate ha portato in giro un tour trionfale e ora si gode il successo. Anche lui era in squadra con Morgan ma di tutti i concorrenti passati per il reality fino ad oggi è forse l’unico ad avere davvero il fattore X, ovvero quella marcia in più che differenzia un artista (e un grande professionista) da un bravissimo cantante. E difatti quell’anno Mengoni fece il vuoto: qualcuno ha memoria di Giuliano Rassu (secondo classificato) e delle Yavanna (terze)? Rassu dopo un primo disco è scomparso e di lui non si trovano notizie fresche in rete. Il trio femminile con la passione per gli elfi e le fiabe ha invece reso più moderna la propria immagine allora del tutto improbabile e prova a ripartire con il crowdfunding.

Non molto diverso il destino dei vincitori delle ultime edizioni. Chiara a parte, Nathalie (vincitrice 2010) ha pubblicato poche settimane fa il secondo disco che potrebbe essere quello della consacrazione o della sparizione. E chi si chiede che fine abbia fatto il luciferino Nevruz (terzo in quella edizione), eccolo con un disco rock uscito lo scorso novembre e uno spettacolo ispirato a Brecht che testimoniano l’esigenza di percorsi lontano dalle mode. Si è parlato poco invece della giovane Francesca Michielin (vincitrice 2011, di recente un duetto con Fedez) che rischia di diventare un Beccucci al femminile e con lei I Moderni e Francesca Lo Coco (secondi e terzi classificati quell’anno).

Ma come può accadere che questi artisti dopo il grande clamore mediatico di un reality spariscano così facilmente nel nulla? Al di là di tanti discorsi sociologici, il problema sta nello scarto fra programma televisivo e proposta musicale. Il pubblico guarda X Factor e si appassiona ai protagonisti quando sono all’interno del reality e delle sue dinamiche. Quando invece sono fuori, e dunque non c’è più la sfida, ciascun cantante rimane con quello che ha. Cioè la propria voce e il proprio essere più o meno un personaggio. Ed è qui che si vede la differenza fra un Mengoni e un Becucci. Si chiama pur sempre talent show, talent appunto.

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