Fecondazione assistita, informazione poco chiara

Fecondazione assistita, perchè c’è tanta confusione? Facciamo chiarezza

Alla ricerca di un figlio a tutti i costi e se non è possibile in Italia si varcano i confini. L’anno scorso circa 4000 coppie italiane sono andate all’estero per ottenere una fecondazione eterologa, vietata dalla legge italiana. Le mete più gettonate sono: Svizzera, Spagna, Repubblica Ceca, ma in questi paesi i nostri connazionali vanno anche per trattamenti omologhi, che non necessitano di gameti esterni alla coppia, e quindi permessi in Italia.

Perché? « Premesso che all’estero esistono alcuni centri eccellenti, e che quindi un certo movimento di pazienti è “fisiologico” è però vero che molte coppie ritengono di poter scegliere il centro più adeguato basandosi semplicemente sulle informazioni riportate da altri», spiega Andrea Borini, presidente dell’Osservatorio sul Turismo Procreativo. «Molta è la confusione e l’ignoranza che ancora circonda la norma che regola la procreazione assistita in Italia.

Così, anche chi potrebbe scegliere di restare a casa, pensa di essere obbligato ad andare all’estero. Capita, per esempio, a chi ha necessità di eseguire una diagnosi genetica pre-impianto, perché colpito da gravi malattie genetiche, oppure a chi vuole congelare tutti gli embrioni prodotti con un ciclo di stimolazioni».

Fecondazione assistita: un labirinto di norme

Dallo studio condotto dall’Osservatorio sul Turismo Procreativo appare chiaro che le ripetute e diverse sentenze, ultima quella della Corte Costituzionale del marzo 2009, non hanno prodotto un flusso di informazioni tali da garantire ai pazienti la possibilità di scegliere in modo chiaro e informato. In mancanza di informazioni chiare , i pazienti decidono di andare all’estero, dove già a partire dal 2004 molte coppie italiane hanno potuto realizzare il loro desiderio di genitorialità.

E proprio il passaparola fra pazienti sembra giocare un ruolo importante quando si tratta di decidere a quale centro rivolgersi. «E’ un fenomeno in continua crescita», spiega Borini. «In qualche clinica si è registrato un aumento del 100% di coppie e single provenienti dall’Italia. Ma quali sono i trattamenti che si possono eseguire in Italia? Tutti, tranne l’eterologa. A seconda del centro a cui si rivolgono, i pazienti possono sottoporsi a tutte le tecniche di fecondazione omologa. E possono farlo con fiducia.

Dal 2009, da quando cioè la sentenza della Corte Costituzionale ha eliminato molti dei vincoli sanciti dalla legge 40 del 2004, in media i centri hanno ottenuto risultati migliori: è aumentata la percentuale di successo e sono diminuiti i casi di gravidanze gemellari e trigemine.

In particolare: si possono fecondare più di tre ovociti, anche tutti quelli prodotti dalla donna se il medico lo considera utile per migliorare le possibilità di successo in quel caso; è il medico insieme alla donna a decidere quanti embrioni trasferire in utero: non più quindi tutti quelli fecondati, ma solo quelli che si ritengono in numero appropriato per avere le più alte probabilità di successo e cercare di evitare una gravidanza multipla; si possono congelare gli embrioni prodotti e non trasferiti; si può eseguire la diagnosi genetica pre-impianto e si può valutare la presenza di mutazioni genetiche specifiche di cui i genitori sono portatori».

Vedi anche: Personaggi famosi e fecondazione assistita

 

 

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