Intervista esclusiva a Josefa Idem

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E’ già entrata nella storia dello sport. Cinque titoli mondiali, medaglia d’oro a Sidney nel 2000, argento ad Atene quattro anni dopo, poi di nuovo a Pechino nel 2008. E il record: l’ottava Olimpiade, a 47 anni. Josefa Idem è un concentrato di tenacia, determinazione, rigore, puntigliosità. Molta umiltà, ma anche tanta ambizione. Ora a dominare le sue giornate sono la corsa e la riabilitazione, per una dolorosa tendinite alla spalla. Poi, da ottobre, per la canoista azzurra inizierà l’allenamento specifico. “Cinque giorni e mezzo alla settimana, per una media di 7 o 8 ore al giorno”. Un lavoro a tempo pieno, seguita dall’inseparabile marito-allenatore, Guglielmo Guerrini. “Perchè io a Londra voglio andarci da protagonista. E voglio andarci per vincere”.
Lei è già una leggenda…
Questa mattina ascoltavo la radio, c’era un commentatore che diceva, parlando di un gruppo rock che ha chiuso la carriera: finalmente qualcuno che all’apice del successo abbassa la saracinesca… Poi ha menzionato alcuni politici e calciatori, che non mollano mai. E io ho pensato che in quell’elenco potevo esserci anche io. Che dire? Continuo a fare il mio lavoro. Poi è vero che è saltata fuori questa impresa fuori dal comune: l’ottava Olimpiade. Ma non mi sento una leggenda. Mi sento una professionista dello sport che ha piacere di mettersi alla prova, di sperimentare continuamente i propri limiti. E di condividere queste esperienze con gli altri.
Resta il fatto che lei è mito…
Solo vent’anni fa nessuno avrebbe scommesso un centesimo su una carriera sportiva così lunga, questo è vero. E mi sento onorata. Ma semplicemente io faccio ciò in cui credo. Mi sono sempre ispirata al rigore, alla precisione. Se poi questo messaggio attecchisce, se ci sono persone che mi considerano un esempio da seguire, tanto meglio.
Lei non vuole solo gareggiare…
Nell’ultimo quadriennio a volte ho reso il massimo, a volte no. Ma adesso tutte le mie ambizioni sono proiettate sulle Olimpiadi di Londra. Ai giochi voglio andarci da protagonista, aspiro alla vittoria. Del resto tutte le canoiste cercano di salire sul podio, non mi alleno certo per perdere.
Insomma vuole tornare trionfalmente in Italia con un’altra medaglia. E dopo?
Sì, un’altra vittoria e poi basta, l’addio. Comincio a fare l’occhiolino ad altre cose della vita. Ci sono i miei figli, con loro sono sempre presente ma vorrei fare la mamma a tempo pieno. E poi ho voglia di fare tutto quello che mi passa per la testa. Arredare la casa, ricominciare a scrivere articoli per testate sportive, andare a prendere un caffè con le amiche. Vorrei anche scrivere un libro, con interviste a campioni dello sport. Ho già cominciato a raccogliere il materiale.
Intanto, impegno e sacrifici…
Sacrifici no. Massimo impegno. Per ora gran corse e completamento del recupero dopo un infortunio alla spalla scandiscono le mie giornate. Da metà ottobre allenamento specifico, a tempo pieno.
Quanto c’entrano i suoi figli in tutto questo?
I figli cambiano la vita, modificano la scala dei valori. Danno motivazione e contemporaneamente tolgono qualcosa. Indipendentemente da qualsiasi cosa per loro sono sempre la mamma.
Una mamma che non si sente una leggenda…
Io non saprei come definirmi. Io sono, semplicemente.

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