La crisi non ferma le imprese rosa

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Quasi novemila aziende in più nell’arco di un solo anno. E tra queste sono sempre di più quelle che escono dal recinto delle attività tradizionali – istruzione, servizi sociosanitari, intrattenimento – per entrare a pieno titolo nei feudi fino ad ora presidiati dagli uomini, come il settore delle costruzioni, dei trasporti e della logistica. L’ultimo rapporto di Unioncamere sull’imprenditoria femminile conferma che le donne sfidano la crisi, con le armi dell’intraprendenza e di una gestione improntata alla managerialità. Tutt’altro che eccezioni. Basti dire che sono ormai quasi 1,5 milioni le aziende rosa, pari al 23,4% del totale delle imprese italiane. E i numeri continuano a crescere. L’incremento dello 0,6% rispetto al settembre dello scorso anno ha portato le imprese femminili a costituire il 47% del saldo totale delle nuove aziende registrate alle Camere di commercio. Con alcuni primati: Lazio, Umbria, Calabria e Veneto sono le regioni che mettono a segno gli aumenti più consistenti, compresi tra l’1,4% e l’1,2%. E, ad eccezione del Lazio, sono incrementi più rilevanti di quelli che in termini percentuali hanno fatto registrare le aziende a prevalenza maschile. Il rapporto semestrale realizzato dall’Osservatorio di Unioncamere viene presentato in questi giorni nel Paese con il “Giro d’Italia delle donne che fanno impresa”, 7 tappe sul territorio nazionale per dare visibilità alle imprenditrici e al contributo delle donne alla crescita economica. “Oggi più che mai – dice Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere – a queste imprenditrici occorre guardare con grande attenzione, sostenendole nel loro percorso di rafforzamento. Il loro impegno è una grande risorsa sulla quale il Paese può scommettere per riprendere, dopo la bufera di questi mesi, la via dello sviluppo”.
Più dinamiche della componente maschile, le aziende a conduzione femminile crescono quasi in tutte le regioni. Brillano nel Lazio, dove sono aumentate dell’1,4%. Ma anche in Umbria (+1,3%), in Calabria e in Veneto (entrambe a quota +1,2%). In valori assoluti ai vertice della classifica si piazzano, dopo il Lazio, Lombardia, Veneto, Toscana ed Emilia Romagna. Mentre, a livello provinciale, le imprese rosa fanno balzi superiori al 2% in aree come quelle di Prato, Monza, Fermo, Messina e Arezzo. Il Mezzogiorno si conferma il territorio con i valori più elevati di femminilizzazione del tessuto imprenditoriale. Il picco di incidenza delle imprese femminili sul totale, con un incidenza che in Molise, Basilicata e Abruzzo supera ampiamente il 27%. Contemporaneamente le donne tendono a irrobustire sempre di più le spalle delle imprese che guidano, le società di capitali crescono infatti a un ritmo molto più sostenuto delle aziende individuali. E se continuano a muoversi più agevolmente in settori tradizionali, non temono di entrare in comparti a forte vocazione maschile. Tanto che, con percentuali di incremento che oscillano tra l’1,8 e il 2,7%, consolidano la loro presenza nei cantieri e nella logistica.

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