Vanessa Ferrari, la farfalla che non vive solo per un giorno: argento epocale

Ci sono medaglie che hanno un valore diverso, indipendentemente dal loro metallo: quella di Vanessa Ferrari è una medaglia di enorme prestigio che vale una intera carriera

La chiamano da sempre la Farfalla, perché con il suo 1.42, la sua leggerezza era il soprannome più naturale per una ragazza che fa ginnastica artistica. Anche lei entra nella storia dello sport italiano

Tokyo 2020 Vanessa Ferrari medaglia argento
Vanessa Ferrari, argento a Tokyo, la sua prima medaglia olimpica (Foto IPA Press)

Vanessa Ferrari, la Farfalla di Orzinuovi

Ma in una bella chiacchierata con lei ormai di qualche anno fa, era il 2015 e ci si preparava alle Olimpiadi di Rio, Vanessa mi disse personalmente una frase che ricordo bene: “Farfalla mi piace, ma a volte ho anche il pungiglione”.

Un po’ ape e un po’ vespa, come Mohammed Alì. O forse calabrone: un insetto che secondo gli entomologi non dovrebbe volare e lo fa contro qualsiasi legge della fisica e della dinamica. Il pungiglione di Vanessa Ferrari viene fuori quando dopo una lunga serie di infortuni che farebbero dire a chiunque ‘basta’, la ragazza di Orzinuovi dice che non ne ha ancora abbastanza. E ci prova, e riprova, con una determinazione feroce.

Dalle gare di Coppa del Mondo, nonostante un’età anagrafica non più da farfallina, il Covid e altri acciacchi, arrivano i punteggi che la portano alle Olimpiadi dalla porta principale per la sua competizione prediletta, il corpo libero.

L’argento di Tokyo

Vanessa cambia tutto di un esercizio ormai consolidato. Sceglie la musica di “Con te Partirò” di Andrea Bocelli e sul tappeto di Tokyo la Farfalla commuove fino alle lacrime. Tre diagonali perfette, landing supremi, esposizione superba, sorriso stampato. Vanessa è perfetta. Seconda con un punteggio stellare, 14.200, meglio di quello delle qualificazioni e inferiore solo a quello dell’americana Jade Carey grazie a un coefficiente di difficoltà leggermente più spinto.

Quattro Olimpiadi, cinque interventi chirurgici, venti anni di agonismo ai massimi livelli: non ci sono aggettivi per definire Vanessa Ferrari, caporale maggiore dell’Esercito che porta a casa un argento storico che l’Italia non vinceva dai tempi di Amsterdam. Quando certi salti non esistevano nemmeno e le diagonali erano più corte di cinque metri e più lente di cinque secondi.

Nell’era della ginnastica che vuole tutto, spettacolo, esplosività, grazia, potenza e velocità, Vanessa Ferrari è un immenso spot promozionale alla tenacia e alla perseveranza.

Mai farfalla ha vissuto così tanto. Mai pungiglione è stato così dolce.

 

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