“Non abbiamo rimborsi per le trasferte, contiamo solo su sponsor e nostre risorse”. De Lorenzis, Women Lecce

Lino De Lorenzis, direttore generale del Lecce femminile, ha parlato in esclusiva ai nostri microfoni. L’intervista al dirigente della squadra salentina.

Un’età media bassissima, ma tanta voglia di fare bene e soprattutto di fare calcio all’interno del proprio territorio, in Salento: questo l’obiettivo del Women Lecce.

A parlarcene è il fondatore della società Salento Women Soccer (poi appunto divenuta la squadra femminile del club giallorosso), Lino De Lorenzis, oggi  direttore generale del Lecce donne. Di seguito, dunque, la nostra intervista.

lino de lorenzis lecce women
Il Women Lecce ha cominciato bene la stagione e vuole dare fastidio (Foto: Women Lecce)

Come nasce la società che oggi porta il nome di Women Lecce?
«L’associazione è affiliata alla FIGC dal 3 ottobre del 2000 e nasce da me e da altri amici e soci, Antonio Marziliano a Paolo Pagliara, anche se a oggi sono rimasto solo io. Abbiamo iniziato come squadra di calcio a 5 a livello amatoriale nel 1996 per poi passare a 11 nel 2000. Quando cominciammo partimmo dalla Serie C regionale, arrivando a disputare la A2 nazionale. Nel corso degli anni, e dopo tante stagioni di Serie B, è arrivata la riforma dei campionati che ci ha portati a disputare l’odierna Serie C nazionale».

Com’è stato passare ad avere alle spalle una squadra professionistica? Che differenze ha trovato?
«È stato un matrimonio quasi naturale avvenuto nel novembre 2019. L’operazione non ha avuto fini economici, ma sapevo che con la presenza dell’US Lecce sarebbe stato possibile dare un futuro a queste ragazze che altrimenti avrebbero rischiato di smettere e di non poter coronare il proprio sogno di fare calcio femminile in Salento».

Lei ha investito in prima persona: parliamo di costi ancora sostenibili per piccole realtà?
«I costi ovviamente variano in base alle ambizioni della squadra, ma le spese maggiori derivano in particolar modo dalle trasferte. Ciò ovviamente penalizza più noi che, per esempio, le squadre di Roma che hanno quattro o cinque avversarie nei dintorni e possono fare alcune trasferte “in bicicletta”, potendo dunque investire di più nelle giocatrici. Noi dobbiamo andare a giocare nella capitale cinque o sei volte, poi dobbiamo andare a Palermo, Messina e in altre città molto distanti, peraltro senza avere i rimborsi che la Lega Nazionale Dilettanti riconosce alle squadre maschili che giocano a livello nazionale e regionale. Parlando di cifre, ho appena ricevuto un preventivo per il pullman da circa ventinovemila euro, ai quali bisogna poi aggiungere le spese per gli alberghi che sono ovviamente necessari per le trasferte più lunghe. La situazione è sempre più difficile e tante società rischiano di saltare, come d’altronde accade quasi ogni anno. Noi per fortuna abbiamo spalle solide grazie alla presenza dell’US Lecce e possiamo contare sulla linfa vitale che deriva dalle sponsorizzazioni di aziende del territorio»

Che ruolo vuole svolgere in Lecce Women in questa Serie C femminile?
«Vorremmo essere la squadra rompiscatole che prova a dare fastidio a tutti. Credo che la rosa costruita possa ambire a una salvezza abbastanza tranquilla nonostante l’età media sia di circa diciannove anni. Il bacino in cui pescare non è molto ampio, però abbiamo circa centocinquanta ragazze nelle giovanili e molte, tra cui una 2008, hanno già debuttato in prima squadra. Lavoriamo per il futuro e non ci poniamo limiti: il salto di categoria resta un obiettivo, anche se ovviamente quando si ottiene una promozione bisogna anche essere in grado di mantenere quanto conquistato».

Il campionato peraltro è iniziato molto bene…
«Sì, pur con qualche assenza abbiamo vinto 4-0 contro il Pescara neopromosso e 0-2 fuori casa con il Matera…».

Il calcio femminile sta accrescendo i suoi numeri e le pay TV non si sono fatte scappare questa chance. Il passaggio da non vedere le partite a dover pagare un abbonamento non è forse stato un po’ troppo repentino?
«Il calcio femminile sta cambiando a partire dalla Serie A che ora si compone di sole dieci squadre, a mio avviso un errore perché si rischia di far diventare la prima serie nazionale quasi una “casta” inaccessibile per i “comuni mortali”. Credo sarebbe utile allargare la platea attraverso regole meno restrittive e permettendo di seguire più partite gratuitamente in TV e attraverso i social per fare un salto di qualità a livello di visibilità almeno in queste prime fasi. I contribuiti UEFA e FIFA e la Federazione sarebbero molto utili in tal senso. Guardare di più alla provincia e alla base sarebbe poi di grande aiuto. Vorrei poi chiudere con un ringraziamento…».

Dica pure…
«Vorrei rimarcare come, per il quarto anno consecutivo, la Global Thinking Foundation presieduta da Claudia Segre abbia deciso di sostenere il nostro progetto attraverso una sponsorizzazione e soprattutto attivando due differenti concorsi che coinvolgono tutte le ragazze del nostro vivaio. Grazie a GLT si può partecipare all’attività della Scuola Calcio Elite a costo zero e inoltre si può vincere una delle dieci borse di studio del valore di cinquecento euro, un premio che stimola le ragazze a elevare il proprio profitto scolastico e sportivo».

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