Giacomo Venturi: “Chievo calcio, avanti con le donne!”. Intervista

Giacomo Venturi, allenatore del Chievo Verona Women, in esclusiva a DonneSulWeb. La carriera, il rapporto tra calcio femminile e maschile e molti altri gli argomenti interessanti toccati.

Arrivato al suo secondo anno nel calcio femminile e in particolare al Chievo Verona Women, l’allenatore Giacomo Venturi ha una gran voglia di fare bene e, alla guida delle sue gialloblù, punta a migliorare il terzo posto centrato l’anno scorso in Serie B donne.

Raggiunto dalla redazione sportiva di DonneSulWeb, il tecnico delle clivensi ha toccato diversi argomenti interessanti. Di seguito, dunque, la nostra intervista.

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Mister Giacomo Venturi per il secondo anno è il tecnico del Chievo femminile (Foto: Chievo Verona Women)

Chi è Giacomo Venturi? Ci racconti un po’ la sua storia…
«Come calciatore ho avuto una carriera normalissima a livello dilettantistico, poi a ventott’anni ho smesso anche a causa di un infortunio al ginocchio. Dopo aver staccato dal calcio per quattro anni mi è stato proposto dal Valeggio di allenare i bambini e mi è tornato un po’ l’entusiasmo. Da lì ho cominciato il mio percorso che mi ha portato anche in Liga spagnola e in Serie C maschile e a prendere il patentino UEFA Pro (l’abilitazione di livello più alto per un tecnico, ndr). Dopo aver anche allenato un po’ nel dilettantismo, è arrivata la chiamata dal Chievo Women».

Cos’ha trovato nel calcio femminile?
«Avevo avuto già un’idea di approdare in questo mondo, anche perché me ne avevano parlato molto bene. Io sono uno a cui piace vedere le cose fatte con passione e in questo ambiente ho trovato proprio questo: in ambito maschile ho vissuto episodi di ragazzi che magari non nutrivano una grande passione per gli allenamenti, mentre ora quando arrivo al campo trovo delle “spugne” che hanno consapevolezza dei propri eventuali limiti e una grande voglia di apprendere per superarli. Chiaramente non tutto è semplice: a livello comunicativo, per esempio, ho dovuto smussare anche il mio modo di approcciarmi perché generalmente la sensibilità femminile è diversa da quella maschile a cui ero abituato. Ci è voluto molto tempo e sicuramente ho commesso degli errori che però conto di non ripetere».

Giacomo Venturi e Chievo Verona Women ancora insieme…
«Mi fa molto piacere: vuol dire che la società ha apprezzato quanto abbiamo fatto e ha espresso la volontà di continuare con me così come io volevo continuare con il Chievo. Mi sono trovato veramente bene e voglio dare continuità a quanto fatto l’anno scorso, inoltre il club è serio e cerca di fare le cose bene. Quest’estate stiamo facendo un mercato importante e confermando diverse giocatrici, cosa non scontata, il che dimostra che anche quest’anno c’è voglia di fare bene».

La scorsa stagione è stata piuttosto soddisfacente: potevate fare di più o va bene così?
«Le ragazze hanno fatto davvero bene, soprattutto se pensiamo che erano praticamente le stesse che la stagione precedente avevano ottenuto la salvezza alla penultima giornata. Abbiamo affrontato club che hanno approcciato in modo simil-professionistico, come per esempio il Como Women. Loro, così come il Brescia, hanno dimostrato di avere qualcosa in più di noi a livello tecnico, così come però avevano qualcosa in più squadre che sono arrivate alla pari o dietro di noi. Se a questo aggiungiamo un girone di Coppa Italia contro due squadre di Serie A terminato da imbattute (due pareggi, ndr), la stagione è stata assolutamente positiva».

Cos’ha significato per voi il fallimento del Chievo maschile?
«Nel calcio di oggi, in cui i costi si stanno alzando vertiginosamente, l’appoggio di una squadra professionistica maschile dà un aiuto notevole. Quello che sta facendo la nostra società è uno sforzo enorme. Non nascondo che la “sparizione” del Chievo abbia portato più di qualche scossone e parecchi dubbi tra le nostre fila, quindi va davvero fatto un plauso al club per come ha saputo reagire a un momento di grande difficoltà. Da un periodo difficilissimo è venuto fuori qualcosa di buono. A livello sportivo ho detto le ragazze che ciò avrebbe dovuto responsabilizzarle perché a quel punto eravamo noi a rappresentare il nome del Chievo. Sono contento perché c’è stata anche una bella risposta di pubblico e allo stadio ho visto tanti tifosi e tanto entusiasmo».

Il professionismo della Serie A femminile, con relativa di riduzione del numero di squadre, che conseguenze avrà sulla Serie B? Sarà un campionato di più alto livello?
«Assolutamente sì. Il professionismo in Serie A, tanto per cominciare, era doveroso perché è assurdo che gli uomini fossero considerati professionisti e le donne no. Detto ciò, credo che quest’anno sotto certi aspetti la Serie B potrebbe essere interessante almeno quanto Serie A: in cadetteria ci sono più squadre e decisamente più equilibrio, mentre immagino che le “big” della Serie A si staccheranno presto dalle inseguitrici. Mi dispiace un po’ che ci sia una sola promozione diretta e non mi sembra nemmeno equilibrato che la seconda della Serie B debba fare uno spareggio con la nona di Serie A, tanto più visto che parliamo di una squadra professionistica e di una dilettantistica che si affrontano in uno scontro andata e ritorno in cui, per forza di cose, alla fine la differenza di qualità viene fuori».

L’anno prossimo tornerà anche il derby con l’Hellas Verona Women…
«Credo che un derby sia un valore aggiunto per la città, anche se è in Serie B. Spero che attiri tante persone allo stadio. Sarà un bell’evento anche se ovviamente entrambe le società avrebbero preferito disputarlo in Serie A».

Ha seguito l’Europeo femminile? Cosa ne pensa dell’eliminazione dell’Italia?
«Ho seguito le partite e credo che il gap tra l’Italia e le varie Francia, Spagna e Germania fosse purtroppo piuttosto evidente. Le ragazze sono le meno colpevoli in assoluto, io credo che le motivazioni alla base siano le stesse per cui la Nazionale maschile non si è qualificata ai Mondiali per due volte di fila. Nel femminile, poi, ci sono diversi anni di ritardo nel movimento da recuperare e per farlo bisogna accelerare forte. Il problema non è nelle alunne, ma nei maestri e a volte nei presidi. Ci sono problemi anche a livello culturale, e non solo nel calcio».

Chiudiamo con una domanda tra il calcio femminile italiano e i media come DonneSulWeb: cosa possono fare questi ultimi per il movimento?
«Io sono rimasto impressionato dal numero di media che negli ultimi anni hanno cominciato a seguire il calcio femminile, ma spesso la quantità non coincide con la qualità. A volte leggo e sento commenti “da bar” provenienti dagli addetti ai lavori e questo non va bene, quindi per migliorare mi piacerebbe vedere un po’ di qualità in più».

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