“La Ternana vuole lavorare nel calcio femminile con i fatti”. Fabio Melillo. Intervista

Fabio Melillo, dopo l’esperienza alla Res Roma (durante i quali ha scoperto talenti quali Greggi, Simonetti e Caruso) e i quattro anni Primavera della Roma durante i quali ha vinto tra scudetti consecutivi, è pronto a tornare sulla panchina di una prima squadra: la Ternana Femminile gli ha infatti affidato la propria panchina in vista della prossima Serie B donne.

In attesa dell’inizio della stagione, la redazione sportiva di DonneSulWeb l’ha raggiunto per parlare del prossimo campionato e non solo. Di seguito, dunque, la nostra intervista.

Fabio Melillo Ternana femminile
Ph. Matteo Bertini

Dopo i grandi successi in Primavera, per Fabio Melillo è giunto il momento di tornare a confrontarsi con il calcio “dei grandi”…
«Ritorno in una prima squadra dopo un bel percorso nelle giovanili della Roma durante il quale, oltre a raggiungere buoni risultati sportivi, ho visto crescere giocatrici di talento. Sedere nuovamente sulla panchina di una prima squadra dopo l’esperienza alla Res Roma è stata un’opportunità e non ho potuto dire di no. La Ternana mi ha permesso di non allontanarmi troppo da Roma e al tempo stesso di lavorare in un club professionistico, il che fa grande differenza. Ho trovato un ambiente che ci crede e una società che vuole lavorare nel calcio femminile non con le parole, ma con i fatti».

Il salto di categoria porta sempre grandi cambiamenti: che Ternana Femminile vede in vista del prossimo campionato di Serie B femminile?
«La squadra è praticamente tutta nuova, solo due o tre giocatrici sono state confermate dall’anno scorso e quindi bisogna amalgamare il gruppo in vista di un campionato che più che una Serie B sembra una Serie A2 in cui ci sono diverse formazioni ambiziose. Il rinnovamento comunque non deve essere un alibi, il mercato è stato importante e ci ha portato una rosa competitiva, inoltre la società ci ha fornito tutto quello di cui avevamo bisogno e abbiamo avuto il tempo per lavorare bene».

Rimanendo in tema mercato, Di Criscio, Torres e Salvatori Rinaldi sono giocatrici di livello e di esperienza: anche grazie a loro, potete essere una delle sorprese del campionato?
«Abbiamo cercato di creare un nuovo percorso con ragazze di esperienza ma anche con giovani che, dopo aver dimostrato nei vari settori giovanili di avere le caratteristiche giuste per la Serie B, porteranno entusiasmo. Certamente l’ambizione è quella di dare fastidio alle quattro o cinque candidate alle prime posizioni e arrivare nelle parti alte di una classifica che non sembra avere padroni predefiniti. La società ci ha dato una grande chance e noi vogliamo sfruttarla. Serviranno qualità e concetti per esprimere un bel gioco, limitare quello delle avversarie e avere più soluzioni. Sin qui abbiamo lavorato molto e le ragazze hanno risposto bene, speriamo di arrivare oltre i nostri limiti».

Con il professionismo in Serie A e la “discesa” di molte giocatrici in cadetteria, ci si aspetta un torneo di grande qualità…
«I parametri economici in Serie A e in particolare i salari minimi hanno portato molte società a puntare su qualche giovane in più per risparmiare, lasciando andare giocatrici già formate. Ciò ha portato giocatrici importanti a scendere di categoria e questo ovviamente ha alzato tantissimo il livello della Serie B femminile. Visto inoltre che in Serie A si punta parecchio sulle straniere, le italiane dovranno iniziare a considerare la cadetteria come una normale tappa verso il professionismo. Sicuramente tutto ciò fa crescere la qualità e rende il campionato molto interessante…».

Saliamo un po’: nonostante un Europeo deludente, la Juventus l’anno scorso ha dimostrato che il calcio femminile italiano possa essere competitivo anche al di fuori dei confini nazionali. Il percorso intrapreso è quello giusto?
«Ho pensieri molto ambiziosi per il calcio femminile italiano: ci piangiamo un po’ addosso dicendo che gli altri sono partiti prima, ma è più che altro una questione di cultura: all’estero si cura molto lo sport già a scuola e in America si scelgono i college in base allo sport praticato, mentre da noi nelle scuole si fa poco. Abbiamo però altri punti di forza: in Italia per esempio il calcio è da sempre molto importante, abbiamo tanti maestri dal punto di vista tecnico-tattico e atletico, come dimostra il fatto che gli allenatori italiano vadano forti anche fuori dal Paese. Spero che si smetta di dare tutta la colpa all’essere “partiti dopo”, perché ora le ragazze che escono dai settori giovanili delle “big” hanno già fatto un percorso importante con mezzi e preparazione simili a quelli del mondo maschile. Bisogna focalizzarsi sul lavoro e sull’accompagnare la crescita fisica e tecnica delle ragazze. Gli altri hanno cominciato prima, ma non è un vantaggio così determinante da farci sentire il “terzo mondo” del calcio femminile. Piccola parentesi sull’Europeo: è un peccato sia andato male, in quel momento non c’era altro calcio da seguire e sarebbe potuta essere una bella spinta per il movimento».

Chiudiamo con il rapporto tra il calcio femminile e i media: secondo Fabio Melillo cosa possono fare questi ultimi per il movimento?
«I media sono importantissimi perché danno al pubblico la possibilità di conoscere e seguire il calcio femminile e questo è il primo step. Quando la Roma è passata su Sky, con il suo canale tematico, è stata tanta roba: servizi, pubblicità, visibilità importante per le ragazze che venivano riconosciute per strada… Se poi arrivano anche i risultati, il ritorno d’immagine è anche maggiore. Capisco che ci siano dei costi, ma se ci fossero opportunità di essere seguiti il più possibile aumenterebbero anche tutto quello che che ci ruota intorno. Ovviamente anche da parte nostra deve esserci uno sforzo: serve alzare l’asticella dello spettacolo, perché se c’è copertura mediatica ma lo spettacolo non è gradevole chi trasmette non trova riscontro e poi ti abbandona. L’importante è ovviamente non fare paragoni con il calcio maschile che, per caratteristiche fisiche, è ovviamente diverso…».

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