Giovanni Malagò riconfermato alla guida del CONI: terzo mandato

Un plebiscito per il presidente del Comitato Olimpico che viene rieletto con una maggioranza schiacciante: altri quattro anni al vertice, ultimo mandato

É stata una vittoria annunciata ma ancora di più è stata una vittoria schiacciante quella di Giovanni Malagò, rieletto alla presidenza del CONI per un altro quadriennio fino al 2025, quando dovrà forzatamente passare la mano non essendo consentite ulteriori rielezioni oltre il terzo mandato.

Giovanni Malagò
Giovanni Malagò terzo mandato presidenziale al vertice del CONI (CONI Official Twitter)

Chi è Giovanni Malagò

Imprenditore con un passato da sportivo, molto attivo nel settore del nuovo e della pallanuoto, ex presidente del Circolo Aniene di Roma, Malagò è stato soprattutto il deus ex machina del Mondiale di Nuoto che nel 2009 potevano diventare una terribile figuraccia per lo sport italiano. Fu il Foro Italico a salvare la rassegna, con piscine improvvisate dentro gli impianti del tennis oltre all’impianto olimpico. Il tutto dopo il clamoroso buco della cittadella dello sport progettata da Calatrava a Roma, e mai inaugurata. Un’edizione trionfale per il nuoto italiano.

Malagò aveva vinto la prima elezione al vertice del Coni nel 2013, quando prese il posto di Gianni Petrucci. In quell’occasione riuscì a battere a sorpresa la candidatura di Raffaele Pagnozzi con cinque soli voti di distacco.

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La votazione di Milano

Stavolta Malagò ha vinto in modo quasi plebiscitario: 55 voti a favore, 13 per il presidente di FederVela Ettorre, uno solo per Antonella Bellotti, la prima donna a candidarsi alla presidenza del CONI in oltre un secolo di vita del Comitato. Una scheda nulla, una bianca, due assenti e un delegato che non ha ritirato la scheda.

Malagò riceve la fiducia delle federazioni sportive dopo la conquista delle Olimpiadi invernali di Cortina. Ma anche i consensi grazie alla delicatissima gestione politica della crisi che aveva visto l’Italia sanzionata dal CIO, il comitato olimpico centrale. Una brutta vicenda che poteva portare la nostra rappresentativa alle prossime Olimpiadi di Tokyo senza bandiera e senza inno per le ingerenze della politica nella gestione dello sport.

Proprio per testimoniare un’autonomia rivendicata dallo sport italiano le elezioni si sono tenute al circolo tennistico milanese Bonacossa, sede delle elezioni che nel dopoguerra il massimo dirigente del Coni Giulio Onesti volle a Milano, lontano dai salotti politici romani.

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