Dall’Afghanistan all’Italia: le tre calciatrici adottate dal calcio femminile

Tre calciatrici afghane sono scappate all’ultimo istante dal loro paese durante la guerra civile e ora stanno ricominciando: intorno a loro la solidarietà del calcio femminile italiano

“Firenze è diventata casa nostra”. É commovente la testimonianza di un gruppo di ragazze scappate all’ultimo istante dall’Afghanistan dilaniato dalla guerra civile. E… no. Forse questa storia in Italia non l’avete ancora letta. Non sulla stampa nazionale, forse su qualche edizione locale. Perché? Forse perché queste ragazze scappate dall’Afghanistan non sono abbastanza social. E non hanno chiesto spazio al Grande Fratello.

Ny Times calciatrici afhane
New York Times foto Fabio Bucciarelli

Via dall’Afghanistan

La storia riguarda Susan 21 anni, capitano del Bastan, una delle squadre di calcio femminile del campionato afghano, lo stesso campionato che i talebani avevano dichiarato fuorilegge, come quasi tutto lo sport declinato al femminile. Susan chiede aiuto via Facebook a un giornalista italiano e il resto accade molto velocemente. In un campo profughi allestito ad Avezzano Susan ha trascorso i suoi primi giorni italiani insieme a due compagne di squadra, Fatema e Maryam.

Di loro ha scritto anche il New York Times citandole come un esempio per un paese di donne che un regime sta cercando di cancellare.

Sono una piccola rappresentanza dello sport femminile afghano, quello che è riuscito a scappare appena in tempo. La stragrande maggioranza delle atlete iscritte alle federazioni nazionali sono rimaste là.

In attesa di tornare a giocare

Susan, Fatema (19 anni) e Maryam (23) sono ora ospiti di un centro di accoglienza a Firenze. “Non c’era futuro per noi in Afghanistan – spiega Maryam – non sotto i talebani. Penso alla mia famiglia che è rimasta là e non riesco a sorridere. Ma tutti mi hanno chiesto di scappare, di mettermi in salvo, di crearmi in futuro”. Laureata, Maryam lavorava come insegnante in una scuola guida: in un paese dove fino a qualche anno fa per le donne era vietato studiare e guidare.

Fatema è stata messa sull’aereo da sua madre, rimasta in Afghanistan accanto a suo padre, malato. Quasi tutte le loro compagne di squadra sono rimaste là. E, loro, qui cercano di ricominciare: in qualche modo.

La Federcalcio ha stanziato un fondo di sussistenza. Molte giocatrici del nostro campionato – a cominciare dal capitano della nazionale femminile Sara Gama – si sono occupate di loro. In modo pratico. Molto pratico e concreto. Il loro sogno ora è tornare in campo, allenarsi, giocare. Khalida Popal, ex capitano della nazionale afghana che aveva lasciato il paese nel 2011 e oggi vive a Copenhagen, sta tenendo un delicato filo conduttore tra tutte le profughe calciatrici che ora vivono in un altro angolo di mondo.

 

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