Nymphomaniac vol.1: speriamo che Lars Von Trier non guarisca mai

Amore, sesso e morte: abbiamo visto la prima parte di Nymphomaniac. La protagonista è una ninfomane che racconta la sua vita, in un film da vedere senza pregiudizi, dove si soffre, si riflette e addirittura si ride. Ma se cercate porno andate altrove.

Nynphomaniac

Un film che divide di un regista che divide. Ecco cos’è Nymphomaniac, il film di Lars Von Trier che ha esordito nelle sale italiane con 333mila euro d’incasso in soli 4 giorni, risultando il film con la migliore media in rapporto al numero di copie nelle sale. Un risultato abbastanza sorprendente per un film considerato controverso, trasgressivo e difficile.

 Un film per tutti? Risposta facile: no, decisamente no. Ma nemmeno un film così difficile, come dicono alcuni. La verità è che è più facile dire cosa non è Nymphomaniac. Non è un film porno, non è un film noioso, non è un film inutilmente provocatorio e “solo per intellettuali” come si legge da qualche parte. Il consiglio migliore è di andarlo a vedere senza pregiudizi.

I temi sono quelli eterni: amore, sesso, morte, solitudine e dolore. E’ la storia di una vita, una vita particolare: quella di Joe, una donna che fin da piccola ha vissuto ogni esperienza attraverso il sesso e mai, o quasi, l’amore, raccontata dalla stessa protagonista su un letto (già, quasi come in una seduta di psicoterapia) dopo essere stata accolta da un distinto e gentile signore. Chi è questo signore? E perché all’inizio del film Joe era svenuta in un vicolo col volto tumefatto? Lo scopriremo solo in seguito, quando uscirà il secondo volume (24 aprile).

 Per ora possiamo dire che il film di Von Trier, uno dei più chiacchierati di uno dei registi più chiacchierati, è un film intenso con una regia ricca di idee, connessioni ardite e imprevedibili (il sesso,  la pesca, Bach e la musica polifonica), scene di dolore autentico (la morte del padre), ma anche di strana e amara comicità, che lo rendono una delle opere dei più interessanti e originali di Lars Von Trier.

 Ebbene sì: ci sono perfino dei momenti in cui si ride, in Nymphomaniac. Ma la discesa negli abissi è inevitabile. Abissi umani, ovviamente, quelli peggiori. E le famose scene di sesso? Nella versione attualmente al cinema la maggior parte sono tagliate. Si vede poco, diciamo niente che non si sia già visto in molti altri film, motivo per cui, forse, molte persone sono rimaste deluse.

 Altri invece sono rimasti delusi perché è il solito cerebrale, perverso, cervellotico e maniacale Von Trier, i cui ultimi film assomigliano a vere e proprie sedute di psicoterapia. E non è un caso se Nymphomaniac è il terzo capitolo della cosiddetta “trilogia della depressione”. Ma che dire? Se le sedute di psicoterapia di Von Trier sono così, che continui pure. Gli auguriamo di non guarire mai.

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