I misteri dello spazio sono (un po’) meno misteriosi

Missioni, telescopi, sonde ci aprono uno squarcio sui misteri dello spazio. Ecco le più avvincenti missioni Nasa in corso e in programmazione.

misteri dello spazio

I misteri dello spazio diventano col passare del tempo un po’ meno oscuri. L’enorme puzzle dell’universo rivela  sempre nuove intriganti tessere. Siamo ovviamente ancora lontanissimi da capire tutto, basti sapere che a occhio nudo vediamo un massimo di 2000 stelle che sono una minima parte di quelle della Via Lattea e una parte ancora più infinitesima di quelle esistenti.

Le missioni Nasa ci permettono però di conoscere un po’ meglio quello che sta sopra le nostre teste.

Hubble ci parla della preistoria del cosmo

Il telescopio spaziale Hubble studia da posizione privilegiata l’universo. A 560 km dalla superficie terrestre, è posto al di fuori dell’atmosfera e quindi non subisce le sue influenze negative permettendo di ricevere la luce visibile che arriva dalla parte più antica del cosmo.

Spieghiamo meglio: la luce ha una velocità (299.792458 metri al secondo), enorme ai nostri occhi, ma “lentissima” se paragonata all’estensione dell’universo. Quindi la luce che percepiscono strumenti raffinati come il telescopio Hubble è la luce che ci ha messo anni, anzi secoli ad arrivare qui. Quindi questa luce è come “vedere” l’universo di molti secoli fa e analizzarlo oggi.

Nella foto qui sotto potete vedere un immagine colta da Hubble in cui sono presenti 5.500 galassie alcune delle quali databili a oltre 13,2 miliardi di anni fa.

hubble

Vedi anche: le sonde Voyager superano i confini del sistema solare.

Keplero ci dice quanti pianeti ci sono

Un altro telescopio spaziale, Keplero, ha studiato per 4 anni una “piccola” porzione di cielo analizzando la variazione di luminosità connessa alla presenza di pianeti attorno a stelle.

Keplero ha mostrato che ogni stella ha almeno un pianeta che gli gravita attorno il che equivale alla possibilità che nelle miriadi di stelle esistenti ci siano anche delle “Terre bis”, cioè pianeti simili al nostro con una tipologia di vita equiparabile alla nostra.

C’è vita su Europa? E su Marte?

Ma senza andare troppo lontano: uno degli obiettivi più prossimi della Nasa (missione Europa Clipper) è capire se nell’oceano temperato di Europa, satellite di Giove, chiuso tra un nucleo vulcanico e la superficie di ghiaccio, ci sia la vita.

Ma anche su Marte, dove oggi le condizioni non sono compatibili con la vita, forse nel passato ci poteva essere acqua e un’atmosfera adeguata alla presenza di esseri viventi. E anche questa è una direzione della ricerca della Nasa, ambiziosa perché finalizzata anche al viaggio umano verso il pianeta rosso.

Per la spedizione verso Marte la strada è però ancora lunga. Preliminarmente va approfonditamente testata la resistenza umana a soggiorni per lunghi periodi nello spazio (e questa è una delle difficoltà maggiori da superare, basti penare al veloce invecchiamento che si subisce nello spazio). Una ricerca dell’Università di Milwaukee ha ad esempio dimostrato che dopo 6 mesi di vita fuori dalla terra il tenore dei muscoli della parte posteriore del bicipite femorale era ridotta del 40%.

Al rientro sulla terra tutto questo si recupera ma, se si devono prevedere missioni molto lunghe nello spazio (si parla di almeno 500 giorni per Marte), si dovrà trovare il giusto bilanciamento tra dieta (entro la limitatezza delle scorte accumulabili sui vettori spaziali) ed esercizio fisico da farsi in assenza di gravità.

Wise: come nasce una stella

Altro capitolo estremamente affascinante. Wise, Wide-field Infrared Survey Explore, è un telescopio spaziale infrarosso lanciato nel 2009, in orbita polare, che ci sta dando informazioni presiosissime sulle nebulose enormi entro cui si formano le nuove stelle.

Oltre a queste informazioni arrivano immagini ad alta definizione sul mosaico della Via Lattea (come quella che apre questo articolo) in cui queste nebulose che sembrano minuscole sono in realtà assembramenti grandi centinaia di anni luce.

Wise inoltre sarà fondamentale per scovare asteroidi potenzialmente “pericolosi” per la terra (la cui orbita potrebbe, cioè, crearci grattacapi).

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