Renzi si ricordi che però poi le pentole devono arrivare a casa

Renzi merkelSi è presentato di fronte ad Angela Merkel col piglio sbarazzino e sicuro di chi vuol far credere di essere alla testa di una grande squadra, non di quell’armata Brancaleone che ormai ci considerano in Europa. Casa comune che lui, Matteo – basta il nome, proprio come per Silvio – si è addirittura dichiarato “pronto a guidare”, un giorno. Bum! Che sparata. Ma no, è simpatico! E forse, si spera, anche affidabile. Parola di Frau. Die Kanzlerin, il sergente di ferro che il Vecchio continente lo comanda a bacchetta per davvero, si è detta impressionata dal pacchetto di riforme – una al mese – che le ha presentato il baldo e giovane neopremier.

Tanto da indurla a “dargli mano libera”, titola oggi il quotidiano tedesco Die Welt. Addirittura una al mese? Ambiziosetto come programma, per un Paese che riforme strutturali le invoca da vent’anni e più, per poi venir regolarmente gabbato dall’imbonitore di turno. Ma il ritornello della canzone intonata dal novello Gilberto Mazzi “Se potessi avere, una riforma al mese”, per ora fa breccia, facendo dimenticare agli italiani che la nomina dell’ex rottamatore alla Presidenza del Consiglio, più che un colpo di maglio alla vecchia politica, ne è stata la sua suprema celebrazione, il suo ultimo valzer. Difficile leggere altrimenti il ribaltone che nel giro di una settimana ha portato Renzi a rimangiarsi il sostegno sbandierato a destra e a manca al serioso e grigio Enrico Letta, convincendosi in un sol colpo che per mettere “l’uomo giusto al posto giusto” – se stesso a Palazzo Chigi – non era poi così indispensabile passare attraverso il bagno di sangue delle elezioni.

In fondo Matteo la sua personale elezione l’ha vinta: le primarie di dicembre del PD. Insomma, a guardarsi l’ombelico come piace tanto fare ai Dem, quelle dell’unico partito che “possa ancora definirsi tale in Italia”. Anche se di acqua sotto i ponti ne è passata tanta e Renzi di suo verrebbe da un’altra storia, l’adagio è sempre quello. Ricordate? Socialismo o barbarie! E siccome Matteo i socialisti adesso li ha in pugno, la completa civilizzazione dei barbari può attendere. Anche perché prima c’è da sciogliere uno dei nodi più importanti, quello che il piccolo scrivano fiorentino – che con le sue “riforme mensili” sembra uscito direttamente da un racconto di Cuore – ritiene fondamentale per dare al Paese un solido e stabile futuro: la sospiratissima riforma elettorale. Goodbye Porcellum, welcome Italicum!

Il testo della proposta di legge, nata dal patto Matteo plus Silvio, è stato approvato qualche giorno fa alla Camera, ma ora deve superare le forche caudine del Senato. Non proprio un passaggio scontato visto che licenziandola, i senatori schiaccerebbero il tasto “autodistruzione”. Renzi infatti vuole superare il cosiddetto bicameralismo perfetto tra Camera e Senato, trasformando quest’ultimo in una specie di Assemblea delle Autonomie, la cui composizione e i cui compiti sono ancora in evoluzione. Nebulosa, secondo alcuni. Ma non importa, si vedrà. Così come non è poi così importante che la riforma, denominata appunto Italicum, non susciti l’entusiasmo praticamente di nessuno, neanche dell’ex sindaco stesso, ben consapevole che questa è frutto di un accordo al ribasso. Il risultato? Secondo molti, quasi tutti, l’ennesimo pateracchio. Ma a Renzi basta “fare”, incassare la sua riforma mensile e avanti con la prossima.

Il premier è fatto così: born to run. Nato per correre. E tutto il resto è noia. La sostanza? Be’, quella viene solo dopo rispetto alla necessità accelerare; di far correre, insieme a lui, l’Italia intera, ferma ai nastri di partenza da troppo tempo. Lo dimostra anche la prossima piazzata mensile in cantiere. Il cosiddetto “jobs act”, anglicismo che comprende una serie di ampie riforme che riguarderanno il mondo del lavoro. Ad oggi, dell’ampio pacchetto, il Consiglio dei ministri ha approvato mercoledì 12 marzo un decreto legge che però, al momento, non comprende la misura più attesa: il taglio del cuneo fiscale. Ok, ancora non c’è, ma arriverà. Matteo, ex scout, ha dato la sua parola: “Sono un buffone se non taglio le tasse da maggio”. I (tanti) fan del neopremier sono già in estasi. I (tanti) detrattori storcono il naso di fronte alla fragilità della copertura che dovrebbe finanziare la svolta epocale pur senza sforare di un centesimo i vincoli imposti dalla UE. Lui, Matteo, fresco del successo di vendite in casa Merkel, guarda e passa e dei detrattor non si cura. Il contratto, intanto, è firmato: per la consegna delle pentole a casa, c’è ancora tempo.

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