Gravidanza e Parto – Depressione post-partum, un rischio poco valutato di routine

La depressione post partum colpisce circa il 10% delle donne che partoriscono, più di 50.000 casi l’anno nel nostro Paese, con un costo sociale valutato in circa 500 milioni di euro in 12 mesi.
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“Nonostante questi dati – afferma il prof. Giorgio Vittori, Presidente della SIGO – il rischio di sviluppare depressione non viene valutato di routine dai ginecologi durante gli incontri pre parto. E dopo il parto, solo nel 45% delle strutture è previsto un monitoraggio delle mamme ‘a rischio’. E il tempo dedicato all’informazione prima della dimissione è inadeguato per il 72% dei ginecologi. In questo quadro – continua il presidente Vittori in riferimento al recente fatto di cronaca che ha visto una giovane madre uccidere il proprio figlio di pochi mesi -, la procedura del TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) extraospedaliero per le donne affette da depressione post partum, a rischio di infanticidio, potrebbe costituire una strategia di contenimento dedicata alla donna e alle speciali necessità del periodo post partum.”
I dati sulla depressione post-partum sono stati raccolti da SIGO nel corso di un’indagine promossa fra i propri soci. E su questa base, la SIGO ha attivato, già nel 2008, “Non lasciamole sole”, una campagna nazionale con l’obiettivo di costruire una rete di protezione per tutelare soprattutto le donne più fragili. Il progetto della SIGO ha coinvolto più specialisti: se il ginecologo si afferma come prima figura di riferimento (molto importante per il 63%), rivestono un ruolo chiave anche lo psicologo (59%), l’ostetrica (52%), il medico di famiglia (30%) e il pediatra (24%). “Alla prevenzione deve però immediatamente seguire una presa in carico del problema da parte dei singoli professionisti, un concreto impegno delle autorità nazionali e locali, anche dal punto di vista organizzativo- gestionale e una stretta collaborazione con le donne e i loro familiari – spiega Vittori -, senza esitare. È questa infatti la chiave di volta per evitare che si ripetano episodi drammatici, purtroppo troppo frequenti, che segnano per sempre la vita di chi li subisce”. “La donna affetta da depressione post partum non può essere trattata come una qualsiasi criminale – afferma Antonio Picano, Presidente dell’Associazione Strade onlus e Responsabile del progetto Rebecca per la prevenzione e il trattamento della depressione in gravidanza e nel puerperio -. Oggi non esiste una protezione reale per il bambino e per la donna. Sono necessarie delle attenzioni particolari per la paziente che ha una condizione a rischio e il bambino deve essere tutelato esplicitamente.

Fonte:Sigo

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