Ansia e attacchi di panico in gravidanza: come affrontarli e superarli

Quali sono le cause e le conseguenze di attacchi di panico e di ansia durante la gravidanza? E come superarli?

di Carmela Lopardo Psicologa psicoterapeuta

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Quale altro periodo nella vita di una donna, se non quello della gravidanza, è caratterizzato da forti cambiamenti fisici e psicologici? Il corpo della futura mamma è soggetto a numerosi sbalzi di tipo ormonale e molteplici sono i sentimenti e le emozioni sperimentate, a volte anche contrastanti. L’accettazione di queste variazioni non è facile e talvolta induce delle vere e proprie crisi d’identità che, insieme allo stress e alle tante preoccupazioni riguardanti il parto e la salute per il proprio bimbo, possono portare ansia e talvolta forte angoscia fino a provocare veri e propri attacchi di panico.

Perché viene l’ansia in gravidanza
L’ansia è presente in gravidanza come in ogni altro periodo della vita. È un meccanismo adattivo che dal punto di vista esistenziale ha la funzione positiva di aiutarci a funzionare meglio in alcune circostanze. Anche la paura è fisiologica se rende consapevoli di un pericolo reale. La paura diventa patologica se non è adeguata, se è maggiore o minore di quella che uno specifico pericolo richiede. È nella sua forma acuta che diventa un disturbo di attacco di panico.

I sintomi
Una donna che soffre di questo disturbo vive con il terrore e l’angoscia che l’attacco di panico faccia la sua comparsa anche in gravidanza e come un fulmine a ciel sereno ricompaia in dolce attesa con tutte le sue sfaccettature: tachicardia, vertigini, sudorazione, senso di svenimento, senso di perdita del contatto della realtà, paura di perdere il controllo, sensazione di stare per morire.

Da cosa dipendono gli attacchi di panico?
L’insorgenza del disturbo di attacchi di panico coincide spesso con un cambiamento significativo all’interno delle proprie appartenenze. Questo cambiamento può avvenire con il verificarsi di una perdita alle vecchie appartenenze affettive e sociali o è la persona stessa che, evolutivamente, si separa dalle precedenti appartenenze.
La donna in dolce attesa quindi si trova a vivere oltre che ad una normale “fase di sviluppo” anche un’esperienza di crisi nel percorso di crescita e maturazione. Una crisi dovuta all’abbandono di fasi precedenti e all’acquisizione di un nuovo stato nella vita: una crisi necessaria affinché la gestante possa raggiungere una fase esistenziale successiva e possa “naturalmente” sentirsi a proprio agio nel suo percorso di vita e nel mondo.

Da figlia a madre
In gravidanza non mancano conflitti e vissuti di debolezza, di bisogno e di sostegno. L’identità della donna è sottoposta ad una profonda riorganizzazione che la vede trasformarsi, pian piano, da figlia in madre del proprio bambino.
L’intera personalità della futura madre è messa in gioco e si espone a continui aggiustamenti e adattamenti.

L’ansia ha conseguenze sul bimbo? Purtroppo sì
Negli ultimi anni sono stati compiuti numerosi studi per indagare come le emozioni materne influenzino lo sviluppo psicofisico del bambino. Questi ultimi dimostrano che un’eccessiva e prolungata esposizione a fonti di stress influisce negativamente sulla gravidanza e sulla salute del nascituro. Gli ormoni dello stress quindi attraversano la placenta arrecando conseguenze significative: un maggior rischio di parto pre-termine, più possibilità di ritardo di crescita e un minor peso del neonato. Il bambino potrebbe anche essere esposto ad un rischio più elevato di sviluppo di disturbi affettivi nel corso della vita.

Vedi anche: Che cos’è la gravidanza isterica: quando succede e perché

185297600Ansia e paura in gravidanza: cosa fare
Chi soffre di questi disturbi spesso sente l’incapacità di reagire alle pressioni esterne, di dare voce alla creatività, di usare il proprio potere per prendere decisioni autonome.
A questi comportamenti può seguire la rabbia per la rinuncia e il coraggio che non si riesce a trovare. Tutte reazioni che, in fondo, permettono di mantenere la situazione immutata: una vera e propria fuga dalla necessità di affrontare se stessi. Passività e dipendenza diventano la via per evitare di cercare e trovare piuttosto la forza di modificare la situazione secondo i propri desideri. E si ignora o si minimizza quello che il corpo comunica fino a soffocarlo e farlo letteralmente esplodere attraverso un attacco di panico o altre reazioni collaterali: la punta dell’iceberg di qualcosa che non può più restare inascoltato e ignorato.

Date un senso all’ansia
Diventare madre è bellissimo. La maternità è un’esperienza felice e positiva, forte e sconvolgente e per questo una consulenza psicologica prima e dopo il parto potrebbe essere un valido supporto: prima di tutto per dare un senso e una spiegazione all’attacco di panico, inizialmente del tutto incomprensibile. Col tempo si riconquisterà un senso di fiducia nel mondo esterno e in se stessi proprio attraverso la fiducia nel terapeuta e nei propri aspetti più fragili.

Vedete l’attacco di panico come un’opportunità
L’attacco di panico è anche un’apertura meravigliosa e una valida opportunità per dare nuovo senso alla propria vita. Ogni emozione, negativa o positiva, ha sempre le sue ragioni di esistere: se si attiva ha i suoi buoni motivi. Anche la paura è un’emozione e per questo non va combattuta ma riconosciuta, accolta e trasformata nel suo opposto: l’amore. L’assenza dell’emozione dell’amore fa sorgere la paura. E per chi conosce il panico e le sue crisi, fondamentale e urgente è la ricerca di un percorso che aiuti nella comprensione e nel trovare una via d’uscita. A partire dai sintomi di un attacco di panico: prendono il corpo e lasciano senza risposte, e per questo in quei momenti è piuttosto necessario sentire il contatto attraverso i cinque sensi con tutto quello che ci circonda.

L’aiuto di un esperto
In questo quadro una valida via può essere quella di acquisire con il lavoro corporeo una nuova sensibilità per entrare in contatto con le proprie esperienze traumatiche e divenire consapevoli della propria forza sviluppando atmosfere di fiducia e di accoglienza nei confronti delle emozioni interne e degli input esterni. Esercizi che sono parte integrante di una terapia, nel contesto protetto del rapporto tra individuo e terapeuta. L’emozione può essere così elaborata anche grazie allo sguardo esterno del professionista, portando la mamma in gravidanza a riabituarsi alle emozioni, a cominciare a non pensare solo agli altri e ad agire prima di tutto per se stessa.

Vedi anche: Qual è l’età giusta per restare incinta?

 

 

 

 

 

 

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