“Siamo precari, non ci resta che ridere”

silvia_01_copia

Silvia Lombardo ride, colora ogni cosa con l’ironia. Per carattere, certo, ma anche per non cedere allo sconforto. Poi però ride anche degli altri, di quelli “tanto bravi a rimpinzarsi di favori e clientele”. Sentirete parlare sempre più spesso di lei. E’ una precaria di 35 anni, vive con la mamma ex sessantottina, porta a casa ogni mese 650 euro facendo contenuti web per una grande azienda che si occupa di editoria e ha collezionato in 15 anni varie tipologie di contratto, dal prestatore d’opera al cococo. Insomma, una tra i tanti che camminano sempre su un filo teso nel vuoto. Poi però lei ha deciso di raccontarsi. Ha fatto sua una massima di Chaplin (“La vita è una tragedia in primo piano e una commedia in campo lungo”), si è messa prima a scrivere e successivamente ha imbracciato una macchina da presa. Ne sono venuti fuori un libro, edito da Miraggi Edizioni, e un lungometraggio autofinanziato, in uscita in gennaio. Stesso titolo – “La ballata dei precari” – per inanellare tutte quelle storie, sospese tra dimensione surreale e tragicomica realtà, che compongono la vita dei senza lavoro fisso.
Quindici anni di precariato non sono pochi…
Faccio i tre lustri nel luglio del 2012, lo stesso mese in cui compio gli anni. Sinceramente non so quale ricorrenza festeggiare.
Sempre così tagliente?
Sono abbastanza ironica, fa parte del mio carattere. Poi ho sempre avuto pericolose manie di grandezza.
E’ per questo che si è messa a scrivere un libro e poi a girare un film?
Tutto è nato da un blog, nel quale raccoglievo i più strampalati annunci di lavoro. Cose grottesche, tipo: stabilimento balneare cerca uno stagista…Mi rispondeva un sacco di gente, dicevo cose sul precariato nelle quali tanti si identificavano. Si chiamava Almost Trenta. Da quel blog è nato un libro, inizialmente concepito come regalo di Natale per gli amici. Poi, siccome tutti ci si ritrovavano, mi hanno detto: bello, perchè non lo fai pubblicare?
I suoi amici sono tutti precari come lei?
Quelli con un contratto di lavoro a tempo indeterminato li conto sulle dita di una mano. Avere il posto fisso è difficilissimo, in fondo non posso biasimare più di tanto quelli che ci arrivano per raccomandazione.
Qual è il lato comico del precariato?
Posso raccontare quello che è successo a me. I colloqui di lavoro, per esempio: teatrali. Ai primi dicevo la verità: le mie qualifiche, le mie competenze…Poi spiegavo che avevo un compagno e già mi vedevano incinta con la scopa in mano! Troppo qualificata, dicevano. Via via ho cominciato a scalare competenze dal mio curriculum, sono arrivata persino a parlare in romanesco, al colmo della disperazione. Era la mia lezione di cabaret settimanale.
Tutto il resto invece è tragico…
I momenti di sconforto non li conto. Come quando ho scoperto dal commercialista che con un reddito di 15mila euro all’anno dovevo darne allo Stato, tra tasse e contributi, 5mila.
Poi però ha alla fine ha scelto l’arma del grottesco…
Volevo ridere di me. E di quelli che si giocano la partita del lavoro sulle abilità basate sui favori e il clientelismo.
E dopo è nato anche il film, indipendente e autofinanziato…
Con altri due amici precari, folli come me. Ci siamo chiesti: quali sono i problemi che affliggono i precari? Primo: perchè una volta c’era l’apprendistato è oggi c’è lo stage non retribuito? Il secondo: master su master in cerca di un lavoro vero che non arriva mai. Terzo: l’impossibilità di fare un figlio. Quarto: gli ammortizzatori sociali che non ci sono. Quinto: il futuro che non c’è. Il film si chiude con una parodia delle opere liriche. Alla fine siamo riusciti a coinvolgere in questa avventura 200 persone, tra le quali anche attori professionisti come Geppi Cucciari e Roberta Garzia.

Il lungometraggio uscirà in gennaio: dove sarete?
Ce lo chiedono da tutta Italia: sale cinematografiche indipendenti, università, circoli Arci, centri sociali. Abbiamo già circa duecento contatti.
Riassumendo: che significa essere precari?

Non avere una continuità lavorativa impedisce di fare carriera. Viene sminuito il valore della persona. Vivi nell’incertezza. E per qualcuno l’adattamento alla situazione diventa anche una filosofia di vita: consumi nell’immediato il poco che hai. Poi ci sono i figli, che non puoi programmare. Io ho 34 anni e comincio ad avere il dubbio che non ne avrò mai.

Articoli correlati

Related Posts

Ben tornato!