Intervista esclusiva a Inès de la Fressange

Inesdelafressange2giugno2011
A 18 anni ha avuto la prima copertina importante su Elle, a 50 anni per la prima volta ha deciso di posare nuda, con educato erotismo, per Madame Figarò. Inès de la Fressange, è una donna vulcanica, che da anni fa parlare di sé, per la sua innata classe ed ironia. Figlia del conte de la Fressange, ha sangue sudamericano, cecoslovacco e francese. Inizia a muovere i primi passi nel mondo dorato della moda non ancora diciottenne e da allora non ne è più uscita, mantenendo sempre ruoli da protagonista. L’incontro con Karl Lagerfield segna la sua carriera, il maestro la sceglie come musa ispiratrice per il marchio Chanel, ma ha sfilato per i più importanti stilisti, da anni è anche ambasciatrice del marchio Roger Vivier. Inès è molto di più di una semplice modella, è una manager, una designer, una madre (ha due figli avuti dallo scomparso Luigi d’Urso), e anche una scrittrice. Di recente ha scritto un libro “La Parisienne”, un vademecum che dispensa consigli di stile e dritte su come valorizzare il nostro look in ogni occasione. Da poco è entrata a far parte nella scuderia delle testimonial di L’Orèal Paris, come testimonial in Europa nel segmento skincare. L’abbiamo intervistata per conoscere i segreti del suo stile e della sua bellezza.

Lei ha di recente scritto un libro “La Parisienne”, insieme alla giornalista Sophie Gachet, in cui dispensa consigli di stile. Due aggettivi per descrivere lo stile della Parisienne?
Eclettico e per certi versi un po’ intello’ diciamo in Francia, si tratta di un vero e proprio modo di vivere. La vera Parisienne non è schiava delle griffes, ama le contaminazioni, mixando i look secondo il proprio stile, può comprare in una boutique di lusso o al Monoprix. Il segreto è infatti mixare, mescolare, stravolgere, cercare capi e accessori vintage e low cost, da abbinare a cose griffate e poi non vestire dalla testa ai piedi con lo stesso marchio. Un esempio? La collana di perle con una T-shirt rock’n roll, il vestito di chiffon con stivali da moto.
Modella, manager, designer, e oggi ambasciatrice di bellezza, ma Inès de la Fressange che madre è?
Non faccio l’amica, con le mie figlie di 17 e 11 anni, Nina e Violette, c’è molta confidenza ma preferisco mantenere il ruolo di madre. Purtroppo non è stato facile quando loro padre è venuto a mancare (nel 2006 per un attacco di cuore), ma mi sono fatta forza. Ho sempre voluto che le mie figlie fossero autonome, anche se so che quando andranno via di casa sarà un immenso dolore. Per me essere madre non significa solo educare i figli, ma abbracciarli, toccarli, essere allegri il che non significa abbandonare la ragione.

Un’icona di stile come lei, ha dei modelli di riferimento?
Certamente, diverse donne, ma non si tratta di dive, piuttosto di donne straordinarie per quello che fanno quotidianamente per rendere il mondo un posto migliore in cui vivere. Una donna che ammiro è un cardiochirurgo che lavora per un’associazione che ogni anno salva migliaia di bambini, questo è il tipo di modello a cui mi rivolgo. Ma come esempi di femminilità mi piacciono, Audrey Hepburn e Ingrid Bergman, donne che si sono distinte per la loro sobrietà.
Come è iniziata la sua collaborazione con L’Oréal?
Credo che L’Oréal Paris mi abbia scelto in questa fase della mia vita non del tutto casualmente, per lanciare un messaggio alle donne, in un certo senso per rassicurarle. Anch’io come tutte, sono una donna che lavora, che ha le classiche preoccupazioni di tutte le donne con la famiglia, anche se vivo una condizione fortunata.
Cosa c’è nel beauty di una testimonial di bellezza?
Personalmente mi trucco poco, mi piace avere un’immagine piuttosto pulita, ma soprattutto non ho mai tempo per entrare in profumeria e quindi acquisto nei duty free quando viaggio o prima che il Monoprix chiuda. Non rinuncio in genere a un buon idratante e a un fondotinta fluido.
Che rapporto ha con la vecchiaia?
Il mio maestro assoluto di vita è Julio Iglesias. Un giorno gli ho domandato se aveva paura di invecchiare e mi ha risposto: “ma sono già vecchio”. Io penso che si subisca di più le rughe a vent’anni che a cinquanta. Invecchiare poi ha dei vantaggi: al posto di fare quattro valigie s’impara a farne una con quello che realmente serve. Si apprezza ogni momento della vita. Si ascoltano gli altri. Si ridimensionano i problemi, ma questo non significa che bisogna smettere di avere cura della propria persona. Anche se la domenica si resta a casa bisogna essere sempre ordinate. Perché dare un’immagine sciatta alle persone che amiamo di più?

 

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