Intervista a Luca Nicolini, direttore del festival della letteratura di Mantova

Luca_Nicolini2Dice che, fatalmente, forse un giorno non ci sarà più. Infatti ogni anno, lui che lo dirige, si stupisce. Sotto i suoi occhi il festival prende forma come fosse pongo. Lo plasmano i lettori, i curiosi, il pubblico. Gli amici di antica data, come quelli riuniti nell’associazione che lo sostiene da quando è nato. Poi i compagni che ha incontrato lungo la strada. I grandi lettori, che non riescono a vivere se non infilati nei libri. E insieme a loro i curiosi, gli amanti intermittenti. Così, spiega Luca Nicolini, direttore del Festival della letteratura di Mantova – la più importante manifestazione italiana dedicata ai libri – il programma mano a a mano si compone, come un canovaccio tessuto a più mani. “Sono le stesse persone che vengono a trovarci che annodano i fili – dice -. La bellezza è data dalla sollecitazione che ci arriva dal pubblico”. Qui sono transitati grandi scrittori, astri nascenti in cerca di gloria, giovani talenti, narratori in erba: a volte autentiche sorprese.  Tutti sospesi tra l’odore della fresca stampata e il futuro, intravisto dietro l’angolo, del digitale sempre più padrone. Certo, qualche pezzo si è perso per strada. Il Comune, per esempio. Non che abbia dato forfait. Ma ha tagliato i fondi del 50%. Cosa che preoccupa più che altro sul piano simbolico. Perchè tra Comune, Provincia e Regione, il comitato organizzatore del festival raggranella solo il 15% dei fondi necessari, il resto arriva da sponsor privati.
Nicolini, ma il Comune farà retromarcia?
Non credo, ha fatto un taglio orizzontale e sembra intenzionato a mantenere la decisione presa. Anche se non ci preoccupa l’entità del taglio, che in fondo è modesta, si aggira intorno a un 6%. Ci preoccupa il modo. Il festival è la manifestazione per cui Mantova è conosciuta. E allora, cultura e turismo sono ritenuti un bene di cui si può fare a meno? Il Comune ha una strategia o non ne ha alcuna? E’ questo il nostro dubbio.
Parliamo del festival. Una cosa è certa: cresce il successo di pubblico in un Paese dove i grandi lettori sono pochi. Come se lo spiega?
Parlo da libraio, faccio questo mestiere da 30 anni. In Italia abbiamo uno zoccolo duro di 3 milioni di forti lettori, più di altri Paesi europei. Sono questi che sostengono tutto il sistema dell’editoria. Poi il problema è quello di allargare la base, intercettando i lettori deboli e intermittenti e quel 50% di persone che non prendono mai in mano un libro.
E sono questi 3 milioni di lettori che sostengono il festival?
La manifestazione è seguita dagli appassionati ma anche da tanti curiosi e l’interesse è cresciuto. Poi faccio un esempio: tra i 600 volontari che ci aiutano a organizzare il festival ci sono anche persone che un tempo i libri li frequentavano poco, negli anni hanno cominciato a leggere con maggiore assiduità.
Resta quella metà degli italiani che non prende mai in mano un libro. Un suggerimento per invogliarli?
Un grosso problema è la scuola, non si sono ancora trovate le chiavi efficaci per avvicinare i ragazzi alla lettura. Poi, quando ci sono progetti, piace. A Mantova proponiamo agli studenti libri che poi vengono restituiti agli autori, ma scomposti e riproposti secondo una loro personale lettura. Un modo per uscire dal solito schema che per i ragazzi è entusiasmante.
Si ha a volte l’impressione che le grandi case editrici puntino soprattutto sui libri capaci di fare cassetta, meno sulla ricerca dei talenti. E’ d’accordo?
Non del tutto. Molti importanti editori hanno lanciato scrittori bravi. Poi c’è un mondo sommerso di piccole case editrici che non trova spazio adeguato. Noi negli anni abbiamo cercato di indirizzarci sempre di più su proposte di nicchia, su piccole case editrici e su scrittori e scrittrici che meriterebbero maggiore attenzione.
Ma qual è il futuro del libro?
Il digitale potrebbe riservare grandi sorprese. Bisogna tenere conto del fatto che i linguaggi cambiano. Io sono venuto al mondo nel ’53, quando è arrivata la televisione, che per anni è stata uno strumento di crescita culturale: oggi non è più così. Il libro digitale forse non avrà mai una grande quota di mercato. Ma potrà aprire una nuova strada.
di Natascia Ronchetti
23 maggio 2011

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