Elezioni USA midterm 2018: “Trump potrebbe vincere ancora”. Ed ecco perché

“I democratici sono incapaci di rispondere ai problemi reali. E concentrare l’attenzione solo su Trump non fa che rinvigorire la sua figura”. Così ci spiega Nadia Urbinati, docente di Teoria Politica alla Columbia University di New York. Abbiamo parlato con lei delle elezioni di metà mandato del 6 novembre 2018, ma anche delle prossime elezioni americane del 2020 e del ruolo delle donne in politica.

Quelle del 6 novembre non saranno semplicemente le elezioni per il rinnovo dei 435 seggi della Camera dei Deputati e un terzo dei 100 senatori. L’America è chiamata alle urne, in quello che sembra essere un vero e proprio test per l’attuale presidente Donald Trump. Molti gli scenari possibili: una vittoria democratica o un rivigorimento repubblicano. I sondaggi sembrano dare in vantaggio il partito democratico ma resta forte l’anima conservatrice del paese. Nadia Urbinati, docente di Teoria Politica alla Columbia University di NY, in questa intervista per Donne sul Web, ha analizzato la complessa situazione politica americana, spingendosi fino alle prossime elezioni presidenziali.

Elezioni americane Mid TermNadia Urbinati

“Ci sono tutti i presupposti per una conferma di Trump”, dice la docente italiana. “Oggi, il partito democratico negli Stati Uniti è incapace di definire una politica sociale in grado di rispondere ai problemi reali, impellenti, come quelli legati a tematiche come il lavoro, la giustizia sociale”.

Il 6 novembre l’America torna al voto per le elezioni Midterm con i democratici che sembrano in vantaggio, la disoccupazione ai minimi dal 1969, la fiducia dei consumatori è in netta ripresa, i mercati volano. Un’elezione che è anche un test per Trump. Che America è quella che andrà al voto?

“E’ uno scenario molto complicato, difficile da definire, perchè la nomina di Kavanaugh a giudice della Corte Suprema ha rinvigorito Trump e anche i repubblicani. La vedo dura per i democratici che, dovrebbero attivare una politica di opposizione vera e propria ed intercettare l’elettorato invece che concentrarsi sull’impeachment come unica soluzione.

Oggi, il partito democratico negli Stati Uniti è incapace di definire una politica sociale in grado di rispondere ai problemi reali, impellenti, come quelli legati al lavoro, alla giustizia sociale. Il loro unico obiettivo è quello di concentrare l’attenzione politica e mediatica sulla figura di Trump, polarizzare l’opinione pubblica e i media. In questo modo, così come è accaduto in Italia con Berlusconi, la sovraesposizione di Trump ha il rischio di produrre effetti opposti: si rinvigorisce la sua figura, si distoglie l’opinione pubblica dai problemi reali.”

Il partito democratico americano, come parte della sinistra europea è in crisi e incapace di fare opposizione. Queste elezioni Midterm però hanno anche un record: il boom delle donne in corsa nello schieramento dei democratici, con figure nuove come la giovane Alexandria Ocasio-Cortez. Queste candidate potrebbero rappresentare un cambio di rotta per i democratici?

“Lo spero. La mobilitazione delle donne, a partire dalla marcia di Washington, subito dopo l’elezione di Trump, ha caratterizzato sin da subito questa esperienza politica.

Il presidente Donald Trump, con il suo linguaggio, che lui stesso ha definito “da spogliatoio”, ha mobilitato in massa le donne e portato alla nascita di molti movimenti femminili che si sono sentiti chiamati in causa dai discorsi e dalle esternazioni di Trump. Le candidature politiche femminili all’interno del partito democratico sicuramente sono da accogliere positivamente.

Resta una riflessione: si tratta di donne che vengono soprattutto da stati noti per la loro tradizione liberale, progressista. La mia paura è che si tratti di casi isolati, che il cuore dell’America resta sempre conservatore. Sono frange ridotte, che per avere effetto e trasformarsi in cambiamento vero ed efficace, dovrebbero intercettare pienamente la dirigenza del partito democratico americano, che è noto per essere poco permeabile.”

Non pensa che il Russiagate, la nomina di Kavanaugh, l’evasione fiscale di Trump, avranno un impatto in queste elezioni Midterm?

“Assolutamente no. Come dicevo prima, tutto questo, al contrario, sta rinvigorendo l’immagine di Trump per effetto della sua sovraesposizione. Da quando la sinistra ha deciso di vedere nell’impeachment l’unica via di uscita per fronteggiare Trump, non si fa che aumentare l’esposizione di questo presidente. Ricorrendo a queste strategie, a questa polarizzazione estrema del linguaggio e della politica, piuttosto che parlare di temi e bisogni attuali, l’opinione pubblica si stanca, si disaffeziona, e nel frattempo Trump adotta misure populiste con cui guadagna consensi.”

Tutta colpa della sinistra quindi. In che cosa ha sbagliato e continua a sbagliare il partito democratico americano?

“In questo paese la sinistra si è sempre identificata come appartenente alla corrente liberal ed ha una tradizione molto diversa da quella europea, da quella italiana. Qui la sinistra si è dedicata soprattutto ai diritti delle minoranze: dagli omosessuali alle minoranze etniche, lasciando il lavoro, l’assistenza pubblica, temi cari alla sinistra euopea, in mano al mercato. Oggi la sinistra americana, come una certa sinistra europea, italiana, è senza dubbio elitaria. Incapace di intercettare i bisogni della popolazione, di parlare ai bisogni della gente. E’ incapace di fare opposizione lasciando quest’ultima nelle mani della giustizia e dei media.

Questo ha portato l’emergere delle destre, del populismo, l’affermarsi di leader come Trump che fanno propri certi temi storicamente cari alla sinistra.”

Come cambieranno gli equilibri se il partito democratico riuscirà ad avere una delle due camere?

“A quel punto Trump non avrà più la maggioranza assoluta che ha oggi e il partito democratico potrebbe tentare la via dell’impeachment.”

Possiamo azzardare una previsione per i prossimi due anni, quando gli americani torneranno al voto per le lezioni presidenziali? Trump potrebbe essere riconfermato?

“Io credo di si. Ci sono tutti i presupposti per una conferma di Trump. Le mie non sono dichiarazioni pro-Trump ma analisi lucide. Questo presidente, rispetto agli altri, anche alle più recenti politiche di Obama, è di sicuro meno aggressivo quando si parla di politica internazionale. Ha adottato misure da populista abbassando le tasse per spingere la ripresa dei consumi, la disoccupazione è a livelli molto bassi.

Trump piace al cuore del paese, all’America profonda che è stanca della politica intesa come establishment. E in questo senso Trump li accontenta perchè non viene dalla politica, è un outsider, si presenta apparentemente come anti-establishment ma poi ha portato alla creazione di un’oligarchia economica e politica.

Oggi Trump adotta le politiche che aveva adottato Reagan negli anni Ottanta con la conseguenza di accentuare le diseguaglianze in questo paese, che già nella sua natura si presenta come un paese elitario.
Basti pensare alle prestigiose scuole, oggi accessibili solo ai ricchi mentre l’amministrazione di Trump taglia i fondi destinati all’istruzione pubblica.

Parte dell’elettorato ama questo presidente perchè, rinunciando ad una certa politica interventista sul piano internazionale, ha puntato sul protezionismo, sul rinvigorimento dell’economia americana.
Trump non piace per il suo linguaggio, il suo stile di comunicare ma ripeto, ha fatto meno danni in politica internazionale rispetto ad altri.”

Bernie Sanders ha però creato un movimento di opposizione e intercettato le istanze e le esigenze di una certa sinistra. Potrebbe rinvigorirsi il “sanderismo” nelle prossime elezioni presidenziali?

“Sanders sarà di certo lo sfidante di Trump e ricordiamoci che non viene dalle fila del partito democratico. Affinchè la sua politica si trasformi in una vittoria, dovrà intecettare il partito democratico e portare le sue istanze a livello del partito. Questo richiede una trasformazione e una profonda riflessione all’interno dei democratici che devono essere pronti ad abbandonare la loro struttura rigida.”

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