Il congedo parentale (ex astensione facoltativa)

Fotolia_115476_XSPer congedo parentale si intende la possibilità da parte di entrambi i genitori di assentarsi dal lavoro anche contemporaneamente durante i primi otto anni di vita del bambino, per un periodo complessivo non superiore agli 11 mesi. Nel caso di parto plurimo in congedo parentale è inteso per ogni bambino.
Il padre può usufruire del congedo parentale anche durante il congedo di maternità della madre e anche mentre la madre usufruisce dei riposi giornalieri per l’allattamento.
In caso di adozione in congedo parentale può essere utilizzato da entrambi i genitori entro gli otto anni dall’ingresso in famiglia del bambino e non oltre il compimento della maggiore età.

Chi ne ha diritto:

  • I lavoratori e le lavoratrici dipendenti (esclusi quelli a domicilio o gli addetti ai servizi domestici) titolari di uno o più rapporti di lavoro in atto.
  • Solo alcune categorie di lavoratori iscritti alla Gestione Separata (collaboratori a progetto, titolari di assegni di ricerca, collaboratori coordinati e continuativi presso la PA), non titolari di pensione e non iscritti ad alte forme previdenziali obbligatorie. Questi hanno la possibilità di usufruire di un congedo parentale di tre mesi entro il primo anno di vita del bambino, oppure entro il primo anno dall’ingresso in famiglia del minore adottato/affidato.
  • Le lavoratrici autonome possono usufruire del congedo parentale, per tre mesi entro il primo anno di vita del bambino, con l’obbligo di astensione dal lavoro. Ai padri lavoratori autonomi non è riconosciuto il diritto al congedo parentale.

La retribuzione
L’indennità pagata dall’Inps è pari al 30% della retribuzione media giornaliera e spetta per un periodo massimo, complessivo tra i genitori, di sei mesi, entro il terzo anno di età del bambino, in caso di adozione entro i tre anni dall’ingresso del minore in famiglia.
Nel caso in cui siano superati i sei mesi, e nel periodo che va dal compimento dei tre anni fino agli 8 anni del bambino, l’indennità spetta solamente a condizione che il reddito individuale del genitore richiedente non superi due volte e mezzo l’importo del trattamento minimo pensionistico in vigore a quella data.
Questi periodi (anche se non si percepisce l’indennità) vengono accreditati figurativamente ai fini pensionistici prendendo a riferimento una retribuzione pari al 200% dell’importo dell’assegno sociale. Viene inoltre data ai fini pensionistici, la possibilità di integrazione contributiva tramite riscatto o versamenti volontari.

In genere l’indennità di congedo parentale, per i lavoratori dipendenti è anticipata in busta paga dal datore di lavoro. Per alcuni lavoratori (operai agricoli, colf e badanti, lavoratori stagionali, disoccupati o sospesi, gli iscritti alla Gestione Separata) l’indennità è corrisposta direttamente dall’inps secondo le modalità di pagamento indicate nella domanda, tramite bonifico postale o accredito su conto corrente bancario o postale.

La durata massima del congedo parentale
I congedi parentali non possono superare complessivamente il limite di 11 mesi:
Alla madre lavoratrice, trascorso il periodo di congedo di maternità, spetta un periodo facoltativo continuativo o frazionato non superiore a 6 mesi
Al padre lavoratore, spetta un periodo facoltativo continuato o frazionato non superiore ai 6 mesi che può essere elevato a 7 se fruisce del congedo parentale per almeno 3 mesi. Infatti, se il padre usufruisce del congedo parentale per almeno 3 mesi in maniera continuativa o frazionata il periodo complessivo dei genitori raggiunge 11 mesi; resta fermo che la madre non può usufruire dell’assenza facoltativa per più di 6 mesi. Se il padre usufruisce di 7 mesi la madre si deve astenere per soli 4 mesi, perché il periodo complessivo dei 2 genitori non può comunque superare gli 11 mesi.
Le lavoratrici autonome hanno diritto di astenersi dal lavoro e di usufruire del congedo parentale per un massimo di tre mesi entro l’anno di vita del bambino
La madre lavoratrice, o il padre lavoratore, di un minore portatore di Handicap, in situazione di gravità accertata, hanno diritto al prolungamento fino a tre anni del congedo parentale, o in alternativa ad un permesso giornaliero di due ore retributive, a condizione che il minore non sia ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati.
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Malattia durante il congedo parentale
Nel caso in cui durante il congedo parentale insorga una malattia, il perido stesso si sospende con conseguente slittamento della scadenza e fa maturare il trattamento economico relativo alle assenze per malattia. In questo caso è necessario inviare all’azienda e all’inps il relativo certificato e comunicare esplicitamente la volontà di sospendere il congedo, per la durata del periodo ed eventualmente spostarne l’utilizzo.

La domanda
La domanda del periodo di congedo parentale avvinene per libera scelta del lavoratore, nel caso di frazionabilità, tra un periodo di congedo e l’altro, ci deve essere effettiva ripresa dell’attività lavorativa. I genitori lavoratori devono preavvisare, fatti salvo casi di oggettiva impossibilità, il datore di lavoro secondo le modalità previste dai rispettivi contratti collettivi e, comunque con un periodo di preavviso non inferiore ai 15 giorni.

La domanda va resentata all’Inps e al datore di lavoro. I moduli sono disponibili agli uffici dell’inps o nel sito www.inps.it, nella sezione moduli.

 

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