Il mercato della cosmesi diventerà sempre più cruelty-free?

Paesi dove i test su animali sono ormai banditi (compresa l’intera Unione Europea) e altri dove sono abituali (come la Cina). Eppure i consumatori ormai chiedono prodotti cruelty-free

cruelty-free

Iniziamo con la terminologia: cosa significa cruelty free? Il nome si riferisce a prodotti che non sono stati testati sugli animali prima di entrare nel mercato. Il presupposto vale sia per il prodotto finito che per ogni suo singolo ingrediente.

Sappiamo molto bene che l’attenzione nei confronti della tutela degli animali sta crescendo: in Europa la direttiva 2003/15 ha messo al bando i test su animali proprio per i prodotti cosmetici.

L’esempio dell’Europa è stato seguito anche da India, Israele, Norvegia, Argentina, Russia, Canada, Corea del sud, Taiwan. La grande eccezione resta la Cina dove i test su animali sono leciti e, anzi, in qualche caso persino richiesti obbligatoriamente.

Vedi anche: Bio Organico non testato cruelty-free sai cosa significano?

Ancora 27 mila animali sottoposti ai test

Un interessante articolo di businessoffashion.com (Is the Global Cosmetics Market Moving Towards a Cruelty-Free Future?) che cita un rapporto dell’associazione animalista Peta dice che ancora oggi però molte aziende fanno test su animali. Tra di esse sono citate Avon, Neutrogena, Guerlain, L’Occitane, Mac Cosmetics, Viadal, Mary Kay.

Si parla di 27 mila animali coinvolti ogni anno in questa pratica. Torniamo un attimo però a quanto detto alla fine del capitolo precedente: in realtà, per molte aziende il prodotto che nasceva cruelty-free poi viene testato sugli animali direttamente in alcuni paesi dove è commercializzato, come la Cina. Quindi o l’azienda non vende in quei mercati oppure deve ricorrere al compromesso di sapere che il suo prodotto sarà testato ex post.

Cosmetici non testati su animali, una precisa richiesta dei consumatori

Un sondaggio Nielsen citato nello stesso articolo di businessoffashion.com dice che il 57% degli intervistati seleziona i cosmetici in base al fatto che non siano testati su animali e che il 43% paga volentieri di più pur di non creare danno agli animali.

Quindi la richiesta cruelty-free non risponde ormai più solo a ragioni etiche ma anche a precisi connotati di natura economica.

Quali alternative ai test sugli animali?

Già molte aziende utilizzano o stanno testando modalità differenti di sperimentazione dei loro prodotti: simulazioni virtuali, microdosaggio, test in vitro, persino la pelle artificiale. Un metodo banale è, poi, quello di utilizzare esclusivamente ingredienti che già sappiamo non essere nocivi per l’uomo, senza introdurne di nuovi.

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